Tra Dreka/Drenchia e Zgonik/Sgonico, ultimo e primo comune nella classifica dei redditi pro capite in Friuli-Venezia Giulia, stilata sulla base delle dichiarazioni rese l’anno scorso, c’è un abisso di 13.717 euro. Significa che gli 83 contribuenti del più piccolo comune della regione sono costretti a vivere con ben 1.143 euro in meno al mese rispetto ai cittadini del comune sull’altipiano carsico.
Non è una novità che i comuni della fascia confinaria della provincia di Udine siano in coda alla classifica della ricchezza. La loro condizione economica, sociale e demografica segna, infatti, allarme rosso ormai da decenni, senza che si intravvedano segnali concreti di rinascita.
Va sottolineato, tuttavia, un dato di fatto emblematico. Sia la popolazione di Dreka/Drenchia che quella di Zgonik/Sgonico è in larga maggioranza di lingua e cultura slovena. Ma il rapporto con la propria identità è diametralmente opposto, considerato che i cittadini del comune più ricco si sono sempre considerati «orgogliosamente» sloveni, mentre quelli del comune più povero si sono in larga parte «vergognati» — meglio: sono stati indotti a vergognarsi — di esserlo. E questo ha influito notevolmente non solo sulla sfera culturale, ma pure su quella economica e sociale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Il motivo è presto detto. Chi è cosciente della propria identità e la considera una ricchezza opera per conservarla. In tal modo assicura un valore aggiunto al proprio territorio, anche avvalendosi di tutti i meccanismi di tutela previsti dalla legislazione statale, regionale ed europea. Chi, al contrario, ritiene l’essere minoranza un disvalore, una macchia da cancellare al più presto, opera — il più delle volte incoscientemente — a favore di una insanabile condizione di emarginazione. Sociale ed economica, oltreché culturale.
Non è un ragionamento campato in aria. Lo dimostrano l’invidiabile condizione dell’Alto Adige/SŸdtirol e della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste. Loro non hanno avuto la sfortuna di avere un «confine difficile» nel secondo dopoguerra, potrebbe obiettare qualcuno. Vero, ma con Sgonico come la mettiamo? La «cortina di ferro» l’ha avuta in casa!
Quanto alle distanze chilometriche, gli 8 chilometri in più che ci sono da Špietar/San Pietro per arrivare in centro a Udine, rispetto a quelli da Zgonik/Sgonico in centro a Trieste, non giustificano affatto gli 8.700 euro di divario nel reddito medio di due comuni dalla stessa popolazione
Se economia fa rima con identità
Tra Dreka/Drenchia e Zgonik/Sgonico, ultimo e primo comune nella classifica dei redditi pro capite in Friuli-Venezia Giulia, stilata sulla base delle dichiarazioni rese l’anno scorso, c’è un abisso di 13.717 euro. Significa che gli 83 contribuenti del più piccolo comune della regione sono costretti a vivere con ben 1.143 euro in meno al mese rispetto ai cittadini del comune sull’altipiano carsico.
Non è una novità che i comuni della fascia confinaria della provincia di Udine siano in coda alla classifica della ricchezza. La loro condizione economica, sociale e demografica segna, infatti, allarme rosso ormai da decenni, senza che si intravvedano segnali concreti di rinascita.
Va sottolineato, tuttavia, un dato di fatto emblematico. Sia la popolazione di Dreka/Drenchia che quella di Zgonik/Sgonico è in larga maggioranza di lingua e cultura slovena. Ma il rapporto con la propria identità è diametralmente opposto, considerato che i cittadini del comune più ricco si sono sempre considerati «orgogliosamente» sloveni, mentre quelli del comune più povero si sono in larga parte «vergognati» — meglio: sono stati indotti a vergognarsi — di esserlo. E questo ha influito notevolmente non solo sulla sfera culturale, ma pure su quella economica e sociale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Il motivo è presto detto. Chi è cosciente della propria identità e la considera una ricchezza opera per conservarla. In tal modo assicura un valore aggiunto al proprio territorio, anche avvalendosi di tutti i meccanismi di tutela previsti dalla legislazione statale, regionale ed europea. Chi, al contrario, ritiene l’essere minoranza un disvalore, una macchia da cancellare al più presto, opera — il più delle volte incoscientemente — a favore di una insanabile condizione di emarginazione. Sociale ed economica, oltreché culturale.
Non è un ragionamento campato in aria. Lo dimostrano l’invidiabile condizione dell’Alto Adige/SŸdtirol e della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste. Loro non hanno avuto la sfortuna di avere un «confine difficile» nel secondo dopoguerra, potrebbe obiettare qualcuno. Vero, ma con Sgonico come la mettiamo? La «cortina di ferro» l’ha avuta in casa!
Quanto alle distanze chilometriche, gli 8 chilometri in più che ci sono da Špietar/San Pietro per arrivare in centro a Udine, rispetto a quelli da Zgonik/Sgonico in centro a Trieste, non giustificano affatto gli 8.700 euro di divario nel reddito medio di due comuni dalla stessa popolazione
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