La vittoria dell’estrema destra di Afd in Sassonia-Anhalt pone interrogativi pressanti all’Europa intera

Lo strepitoso successo elettorale di Alternative für Deutschland in Sassonia, land dell’ex Germania est pone interrogativi pressanti ai leader e ai partiti tradizionali in tutta Europa, e non solo. Dove nasce il successo di Afd? Quale risultato attendersi nelle prossime elezioni che riguardano diversi Paesi europei, Italia compresa? Qual’è il ruolo dei cittadini, dell’informazione? La posta in gioco è altissima e ne va della convivenza civile e della pace fra i popoli.
Gridare «Al lupo! Al lupo!» può essere necessario, doveroso. Ma non basta. I fenomeni politici, specie se dirompenti, vanno interpretati e, quando occorre, affrontati. Con intelligenza e determinazione.
Nel land della Germania dell’Est, povero durante il comunismo e impoverito dopo la riunificazione tedesca, vecchio sotto il profilo demografico, con alta disoccupazione e una situazione sociale preoccupante, «la gente si è sentita sola e abbandonata», hanno rilevato molti commentatori. Eguale osservazione è emersa da voci ecclesiali. Così, mentre si leggono e rileggono i risultati delle urne e ci si domanda se Afd troverà alleati per andare davvero al governo della Sassonia-Anhalt, a Berlino il governo di coalizione presieduto dal cancelliere Merz traballa. Anche perché dietro l’angolo si profilano imminenti tornate elettorali nella ex Ddr: in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e nel Berlinese. Cosa accadrà in quegli stati federati? Anche lì l’«onda nera», dai tratti nazionalisti, anti-Ue, pro-Putin e xenofobi, avrà la meglio?
È stato più volte osservato che una vittoria come quella della Afd parte da lontano. Affonda nel disagio sociale, riscrive la storia (quella del comunismo di marca sovietica), ripesca nella spazzatura nazista, si nutre di nuovi nemici (gli stranieri, il governo federale, l’Europa, l’Ucraina…), inventa proprie «bandiere» e inneggia a spiazzanti amicizie (Mosca in primis).
L’Afd vorrebbe riorganizzare la memoria collettiva, confinare le persone con disabilità in scuole-ghetto, imporre le proprie idee – a tratti devastanti – su società, lavoro, sanità, fedi religiose. Insomma, l’Afd ha un’altra idea di Germania. Così pure di convivenza sociale, di processi democratici, di relazioni internazionali. Eppure, le parole d’ordine lanciate dalla leader Afd federale, Alice Weidel, e dal giovane capo del partito in Sassonia-Anhalt, Ulrich Siegmund (non sempre in accordo tra loro), hanno fatto breccia nei cittadini: tra quelli giovani, tra gli anziani, nelle famigliole che partecipavano agli affollati comizi, tra i lavoratori così come tra i disoccupati. «La gente si è sentita ascoltata», è un altro commento che va per la maggiore. Ma allora bisogna dedurne che la politica «tradizionale» non ascolta o non comprende più gli elettori?
Oppure l’elettorato, il «popolo sovrano», ne ha talmente le tasche piene di una politica lontana e inconcludente che si getta tra le braccia dei migliori offerenti e di chi urla più forte? Dei leader populisti che propongono programmi irrealizzabili e che quando arrivano al governo – in Europa ce ne sono già diversi – sono costretti a smentire le loro irrealizzabili promesse? Quanta parte di responsabilità c’è nei partiti storici e nei loro leader e quanta in un elettorato volubile, male informato, impigrito di fronte alla (oggettiva) complessità della politica?
Sono aspetti convergenti. Molti cittadini si accontentano di un’informazione scarna pescata nei social e spesso arricchita da colpevoli fake news; d’altro canto, la politica non ha saputo cambiare di fronte a fenomeni culturali e sociali che, in questo tempo accelerato, hanno preso la rincorsa. Così c’è da attendersi che le destre estreme, di marca nazionalista ed euroscettiche, registrino sensibili successi anche nelle prossime elezioni che toccheranno diversi Paesi europei: Francia, Italia, Polonia, Spagna,Estonia, Grecia, Slovacchia, Finlandia. Partiti contrari al processo di integrazione europea, una volta saliti al governo nazionale potrebbero – come già altri fanno – mettere in dubbio la costruzione della «casa comune» europea.
Agli interrogativi emersi subito dopo la vittoria di Afd si possono accostare elementi certi: le democrazie liberali sono in crisi; in diverse nazioni la politica ha toccato il punto più basso di credibilità e la maggiore distanza dai cittadini; nessuno, al momento, sembra avere una risposta plausibile a questi cambiamenti che, riguardando la politica, ricadono poi sulla vita quotidiana. Infatti, una politica «distante» e una democrazia indebolita subiscono le spinte del mainstream che ha virato su sicurezza, guerra, muri e deportazioni anti-immigrazione, rinuncia a politiche “green” negando il cambiamento climatico… Il credo di leader sempre più pericolosi che a loro volta alimentano paure e insicurezza, mentre lisciano il pelo ai poteri forti, il tutto per assicurarsi qualche punto in più nei sondaggi e spianarsi la vittoria alle elezioni successive.
Sì, la politica deve cambiare. Le democrazie necessitano di manutenzioni, ma anche ai cittadini, alla scuola e alla società civile, all’informazione, alla cultura, alle comunità religiose è chiesta una maggiore consapevolezza della posta in gioco. Servono spazi di pensiero, di incontro, di dialogo, di senso civico; bisogna ritrovare il senso di comunità e riscoprire il valore aggiunto dello stare insieme; urgono, anche in politica, profeti di pace e di speranza. Ne va della convivenza civile e della stessa pace tra i popoli.
Gianni Borsa (www.agensir.it)
Volilni uspeh stranke Alternative für Deutschland (AfD) v Saški-Anhalt odpira vprašanja o vzrokih za njeno podporo, odgovornosti tradicionalnih strank in prihodnosti evropske politike. Avtor meni, da takšnih rezultatov ni dovolj zgolj obsojati, ampak je treba razumeti razloge, zaradi katerih se del prebivalstva odloča za nacionalistične in evroskeptične stranke.
AfD je pridobila podporo predvsem v okolju, ki ga zaznamujejo socialne težave, brezposelnost, gospodarska negotovost in občutek zapostavljenosti. Številni volilci imajo vtis, da jih tradicionalne stranke ne poslušajo več in da se politika vse bolj oddaljuje od njihovih vsakdanjih težav. AfD zna to nezadovoljstvo izkoristiti ter ponuditi preproste razlage zapletenih družbenih problemov.
K temu prispevajo tudi površno informiranje preko družbenih omrežij in širjenje lažnih novic. Avtor opozarja, da lahko takšna sporočila vplivajo na javno mnenje in povečujejo nezaupanje v politične institucije. Pri tem ne gre samo za nemški pojav, saj bi lahko podobne nacionalistične in evroskeptične stranke uspeh dosegle tudi na prihodnjih evropskih volitvah.
Njihova večja prisotnost bi lahko vplivala na evropsko povezovanje in prihodnost Evropske unije. Zaradi tega, po mnenju avtorja, mora tradicionalna politika premisliti, zakaj izgublja zaupanje državljanov, ter se bolj neposredno odzvati na njihove socialne in gospodarske težave.
Za ohranitev demokracije in miru niso dovolj samo opozorila pred skrajnimi gibanji, temveč potrebna je večja odgovornost politike, bolj premišljeno informiranje ter več prostora za dialog, državljansko zavest in občutek skupnosti.
Prevod in povzetek: D. D.









