Il settimanale venne pubblicato dal 1874 al 1884. L’intento era «combattere l’errore, l’ipocrisia, la frode» e liberare la gente semplice «dalle tenebre dell’oscurantismo e dal giogo clericale». I vescovi paragonarono il Vogrig a Lutero, Giansenio, Wiclif e Hus
Colpito dalla sospensione a divinis, don Giovanni Vogrig proseguì con maggiore lena nella propagazione delle sue idee e nell’opposizione all’arcivescovo Andrea Casasola, reo di perseguire una politica antigovernativa, di reggere la diocesi con pugno di ferro e di essere fedelissimo delle direttive romane. Per condurre la sua lotta si dotò di un efficace strumento di divulgazione – il settimanale Esaminatore Friulano che uscì dal 15 maggio 1874 al 14 agosto 1884. Nell’ultimo numero annunciò la morte dell’arcivescovo di Udine, avvenuta il 12 agosto nell’abbazia di Rosazzo. Con ogni probabilità il periodico prese nome e ispirazione dalla rivista fiorentina L’Esaminatore, che, fondata nel 1864, si proponeva il superamento dei dissensi tra il mondo cattolico e il neonato Regno d’Italia, caldeggiando un rinnovamento teologico e l’abolizione del potere temporale dei papi. Giovanni Vogrig espose il programma del settimanale su un foglio di due pagine pubblicato il 22 gennaio 1874 in cui annunciava di aver raccolto attorno a sé «una piccola società di amici dell’ordine, della patria, della vera religione con l’intento di creare un foglio settimanale e di diffonderlo fra il minuto popolo e specialmente nelle campagne, ove più che il buon senso manca l’opportunità di istruirsi nel vero, ed ove i clericali in modo singolare abusano della religione e della buona fede; […] mettere a nudo le mene dei clericali volte a ritardare lo sviluppo economico, morale ed intellettuale della nazione, ad agitare infruttuosamente le popolazioni rurali, a prolungare il malumore creando nuovi imbarazzi al Governo e sempre in danno dei sudditi, ma a dividere l’Italia giammai; combattere l’errore e l’impostura per preparare la via al ristabilimento della virtù e della vera fede, depurata dai principi falsi, prendendo a guida il Vangelo, i Santi Padri, la ragione e la storia contro le superfetazioni gesuitiche e arti dei clericali per distruggere il frutto delle buone istituzioni» (cfr. Londero 2002: 11-12).
Dopo quattro mesi, il 15 maggio, uscì il primo numero dell’Esaminatore Friulano – Foglio settimanale politico-religioso che aveva come motto Super omnia vincit veritas (Sopra ogni cosa vince la verità). Direttore responsabile ne era lo stesso Vogrig che, si ritiene, abbia scritto tutti e sette gli articoli distribuiti su quattro pagine. Il giornale era stampato a Udine, all’inizio nella tipografia di Giovanni Zavagna, in seguito in quella di Carlo delle Vedove e poi di Giuseppe Seitz. Dal 28 dicembre 1876 Giovanni Vogrig si doterà di una propria stamperia.
Nel primo numero il direttore riprendeva e approfondiva i temi già annunciati nel mese di gennaio e la ferma intenzione di «combattere l’errore, l’ipocrisia, la frode, e ci rimetteremo al giudizio di Dio e degli uomini onesti e intelligenti a chi meglio convenga la nota d’empietà e di sacrilegio, se al clero altolocato, che per interessi propri e mondani corrompe la religione o a noi, che ci uniamo al bene intenzionati per depurarla a vantaggio spirituale della società umana». E già annunciava una delle battaglie che avrebbe condotto contro quelle che egli considerava le deviazioni della dottrina della Chiesa cattolica, ossia il dogma dell’infallibilità del papa proclamata il 18 luglio 1870 durante il Concilio ecumenico Vaticano I. Il Vogrig dichiarava che «l’infallibilità del papa non è un domma religioso, come affermano alcuni fra i preti e credono gl’ingenui, ma un’arma politica con la quale i gesuiti per proprio conto vogliono fare la guerra alla civiltà moderna e riacquistare l’universale dominio da loro perduto». Proseguiva la sua invettiva sostenendo che a causa di quella decisione i governi si sentirono minacciati nei loro diritti vitali e i re temettero di doversi prostrare ai piedi del papa. «Non è dunque a stupirsi […] che una levata generale di scudi abbia seguito da vicino la proclamazione del domma vaticano».
Le reazioni delle autorità ecclesiastiche all’uscita del settimanale non si fecero attendere. L’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Cassola, emanò una circolare nella quale mise in guardia il clero e il popolo della città e dell’arcidiocesi contro «il pericolo spirituale, che al nostro amato gregge potea derivare da un Foglio senza avere avuto da noi la missione, né averla domandata, ergevasi a maestro riformatore di religione, praticando col fatto dal suo esordire le eretiche sentenze di Wicleffo, di Huss e condannate dal Concilio generale di Costanza» (Supplemento all’Esaminatore Friulano 1/7: 1). Il vescovo di Concordia, mons. Pietro Cappellari, in una lettera ai vicari foranei vietò la diffusione e la lettura del giornale, «pubblicato da un infelice Prete Apostata, il quale col subdolo linguaggio di Giansenismo, ora collo sfacciato di Lutero, ed ora con quello del filosofo scredente cerca difendere lo scisma, l’eresia, l’incredulità» (Esaminatore Friulano 1/7: 1).
Per i vescovi del Friuli, dunque, don Giovanni Vogrig era un eretico paragonabile ai famosi riformatori che nel corso della storia hanno tentato di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica e le struttura della Chiesa. Ritengo che i due presuli, allarmati dalla vis polemica del Vogrig e dai contenuti dei suoi interventi che minavano la credibilità dell’autorità ecclesiastica, abbiano sopravvalutato la portata sovversiva della sua iniziativa. Benché avesse una profonda e vasta conoscenza delle materie teologiche, storiche, giuridiche e letterarie e un carattere impulsivo e focoso, Vogrig non era dotato dell’autorevolezza, della visionarie, della statura e del temperamento degli eretici ai quali i vescovi Cassola e Cappellari lo paragonavano. Ritengo poi che non abbia avuto la percezione del momento storico in cui viveva e dell’ambiente sociale e religioso, in gran parte refrattario alle innovazioni e ai rivolgimenti che potevano mettere in discussione i principi della dottrina cattolica che in quel particolare frangente trovava nel dogma dell’infallibilità del papa in materia di fede e di morale una indiscutibile garanzia e un insostituibile punto di riferimento.
Quale diffusione e seguito abbia avuto l’iniziativa del Vogrig è difficile valutare. Il giornale era «sostenuto da un certo numero di abbonati, da individuarsi nelle personalità del ceto borghese liberale e anticlericale dominante di Udine e provincia (spinto, nella sua capziosa generosità, più che altro da faziosità di parte), e in un esiguo gruppo di preti di campagna. […] La maggior parte delle collaborazioni al periodico non sono firmate (tanto che nasce il sospetto che la stesura dei testi sia riconducibile prevalentemente allo stesso direttore responsabile, o che qualche sacerdote, amico o vicino alle tesi del Vogrig, non voglia incorrere negli strali e nella sospensione a divinis da parte della Curia); e ben di rado appaiono […] pseudonimi ed iniziali facilmente riferibili all’area ecclesiastica dissenziente» (Londero 2002: 12-13).
Il settimanale di Giovanni Vogrig non ebbe vita facile. Problemi finanziari e organizzativi, la ferma condanna dell’arcivescovo Cassola, il boicottaggio degli ambienti clericali e politicamente non schierati con le linee programmatiche del governo porteranno alla sua chiusura con il numero 52 del decimo anno. Nulla però faceva presagire una fine così improvvisa, anche perché in quel numero Vogrig annunciava una chiusura temporanea del giornale ma che da lì a poco esso sarebbe «uscito forse più ringiovanito e dotato di maggiore vigoria dopo un’aspra lotta di dieci anni, poiché si nutre ferma speranza sull’appoggio dei patriotti e dei liberali, che non meno dell’unità e dell’indipendenza nazionale amano i loro fratelli dell’officina e della campagna e desiderano di vederli quandochessia liberi dalle tenebre dell’oscurantismo e dal giogo clericale». Ma non fu così, anche perché in quei giorni era scomparso l’arcivescovo Casasola, l’obiettivo più bersagliato dalla sua graffiante foga dialettica. (14– continua)
Giorgio Banchig









