31 Agosto 2019 / 31. avgust 2019

Živiet na planinah
Vivere sui pascoli

»Mi, ki smo se rodili v petdesetih- šestesetih lietah, smo tista zadnja generacija, ki se zmisne, kuo je bluo tenkrat, kadar naše vasi so ble pune otruok an naša zemja je bla šele živa. San napisala niek od tistega cajta, ki se na varne maj vič.« Takuo Luisa Battistig, Kajancova iz dolenjega konca Marsina, pravi o bukvah, ki bojo na pobudo sauonskega kamuna izšle par zadrugi Most.

Se ce ne fosse ancora bisogno, anche la storia dei pascoli e delle malghe testimoniano l’appartenenza della Benecia all’area culturale slovena. «Nelle Valli del Natisone, nelle Valli del Torre e in Val Resia, tutte aree dove la monticazione oggigiorno non è più presente, il modello di alpeggio si rifaceva al tipo sloveno nel quale le dimore temporanee, costituivano, quando erano raggruppate, dei veri e propri villaggi estivi, organizzati, a seconda dell’area geografica, in maniera differente», evidenzia Mauro Pascolini, geografo dell’Università di Udine. «Nella montagna della Carnia e dell’alto pordenonese – spiega – il modello è diverso: è quello che le malghe siano affidate ad un malghese che cura il proprio bestiame o quello affidatogli da altri allevatori delle vallate». Pascolini espone queste considerazioni nell’introduzione alla ricerca «Živiet na planinah/Vivere sui pascoli » curata da Luisa Battistig e promossa dal Comune di Savogna. Raccolto in un volume edito dalla cooperativa Most, lo studio sarà presentato sabato, 31 agosto, nel rifugio «Pelizzo» in località Laze sul Matajur, nell’ambito della 43ª Festa della montagna. Relatori saranno lo stesso Pascolini, Špela Ledinek Lozej dell’Istituto di ricerca dell’Accademia slovena delle scienze e delle arti, che ha scritto la prefazione, e l’autrice. «Noi, nati negli anni Cinquanta- Sessanta, siamo gli ultimi a ricordare quel mondo lontano, quando i nostri paesi erano pieni di bambini e la nostra terra era ancora viva», afferma Battistig. Poi aggiunge: «Ho scritto questo piccolo lavoro su un tempo che non tornerà mai più. Prima che tutto sia dimenticato ho chiesto al nostro parroco, don Božo Zuanella, il permesso di utilizzare gli articoli sui kazoni e i pascoli di Mersino e di Montemaggiore, apparsi sul Dom Kulturno-verski list nell’anno 1991. Lo ringrazio di cuore». Ricerca e libro sono stati realizzati con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia (Legge regionale n. 26/2007 – Norme regionali per la tutela della minoranza linguistica slovena – art.22). Il senso dell’iniziativa è spiegato dal vicesindaco, Fabio Trinco: «Uno dei nostri principali impegni è rivolto alla promozione e allo sviluppo turistico- culturale del patrimonio rurale, architettonico e paesaggistico della nostra terra. Per fare questo, dobbiamo innanzitutto conoscere la storia dei nostri luoghi, credere nel nostro patrimonio, vivere con amore la propria identità linguistica e culturale ed essere capaci di raccontarla. L’augurio è che questa pubblicazione possa dare alla nostra montagna, quel giusto valore per tutto ciò che ha rappresentato per molti secoli lungo i suoi innumerevoli sentieri, prati e pascoli a testimonianza del duro lavoro e sacrificio dei suoi abitanti. L’esempio dei nostri antenati sia di sprone ai giovani affinché possano trovare un’opportunità di permanenza e reinventarsi nuovi stili di vita nel rispetto della natura e dell’ambiente».