Le gostilne dei miei parenti (o quasi), dall’Argentina alla Cechia passando per Fusine

Per tradizione, per vocazione, o per necessità, non saprei, nel mio parentado abbiamo tutti a che fare con qualche gostilna, osmizza, pizzeria, trattoria o affine. Non penso che sia un caso, e non starò qui a fare della pubblicità impropria, anche perché gestire oggi un’osteria, un ristorante o qualche cosa del genere, cioè lavorare nel turismo, è spesso una croce, piuttosto che una delizia, cioè quello che dovrebbe essere. Comunque posso assicurare che non ci si ricava granché, a meno di non lavorarci personalmente, e indefessamente, dalla mattina alla sera, 7 su 7, 365/365. Un dedizione assoluta, come dice un amico ristoratore stellato, un po’ come prendere i voti.
Forse è solo un segno del destino. Comincio dai parenti più lontani, di Buenos Aires, che in realtà – pur nelle acque inquiete e finanziariamente tempestose di quelle latitudini, gestiscono una catena di pizzerie, riconvertite in «empanaderie» che confezionano deliziose«empanadas», soprattutto quelle mozzarella, pomodoro e basilico, molto Italian Sounding, ma rigorosamente di produzione locale. Vale la pena di attraversare l’oceano per gustarle.
L’altro zio nella stessa città, nell’esclusivo quartiere di San Isidro, dove risiedono molti dei nostri immigrati, era invece famoso per gestire la foresteria dell’ippodromo: scacciati da Mussolini, gli Jelen argentini erano partiti dalla social-comunista Doberdob e si sono rifatti una vita diventando dei veri capitalisti nel settore food. Sopravvissuti ai vari default che caratterizzano quello Stato, per quello che ho avuto modo di verificare, continuano a organizzare strepitose tavolate, dove viene servito il meglio delle nostre gastronomie, carsolina, italiana, slovena, e dove soprattutto viene servita l’ineguagliabile carne argentina, lomito, choriso, asado… – chi è stato in Argentina sa di che cosa parlo – sono per me parole familiari come le kranjske klobase e il prosciutto del Carso.
Le nuove generazioni hanno solo in parte seguito Tio Pepe e Tio Anghelito nelle varie attività gastronomiche, uno è diventato avvocato, ma fa il sommelier per hobby, uno invece lavora in una nota multinazionale americana che cucina hamburger, comunque è rimasto nel settore.
Poi, tornando in Europa, tutta una serie di cugini, tra Carso, Alpi Giulie, Valcanale, Carinzia austriaca, e su, in Europa centrale, fino a Praga: la ramificazione delle generazioni per la mia famiglia è quella tipica di molte di quest’area, e si sovrappone ai confini di ex imperi gastronomici (piuttosto che geopolitici). In tutti questi paesi potreste capitare in qualche locale gestito da qualche mio parente, sia acquisito, che di sangue, che affine, ma comunque capace di soddisfare le vostre aspettative in fatto di cibo.
Ovunque qualche specialità locale, krapi di kloce a Rateče,vino di fragole a Fusine / Bela Peč, prosciutto del Carso a Jamiano / Jamlje, stinco di maiale a Doberdò… Una sorta di multinazionale fatta di trattorie tipiche e delizie planetarie.
Invece i miei parenti del ramo carinziano di Bistrica v Rožni Dolini / Feistriz in Rosenthal, non hanno un vero e proprio ristorante, ma conducono un’attività agri-turistica, producono Apfelsaft, altri succhi di frutta, e una miriade di altre cose.
Quella volta che siamo andati a visitarli, ero bambino, ci avevano offerto kumar’ce na kislo mleko (cetrioli allo yogurt), speziati con paprika dolce ed erbe alpine… Una visita che risale a 50 anni fa, di cui non ricordo niente, se non quel delizioso sapore che persiste, come se fosse adesso.
Infine il mio preferito, in realtà non saprei se è mio parente, o solo un omonimo, di un paesetto dalle parti di Praga, che ho incontrato a una conferenza in Germania, un certo «Igor Jelen»: il mio nome che qui suona così esotico, è abbastanza frequente in Europa centro-orientale (in realtà era un errore di stampa, poi hanno corretto, era «Libor» Jelen, un famoso collega geografo, non «Igor»).
Hanno anch’essi un’osteria, cioè ovviamente una birreria: non posso dire che fosse un tipo così cordiale, lui stesso affermava che, dalle sue parti, i parenti dei gestori «devono pagare come tutti», e diceva, forse scherzando, che puoi anche farti vedere con la bava alla bocca ma non ti daranno, se non paghi, che un boccale di birra… ma che birra… quella ceka! Io dicevo che siamo tutti uguali, che succede anche da noi, facciamo tante storie, ma alla fine puoi sempre rimediare un buon bicchiere.
Salutandomi e dandomi appuntamento per una successiva conferenza, mi chiede fra le altre cose, se la famosa birra Jelen prodotta in Serbia fa parte del nostro cerchio magico. Non sapevo che rispondergli, se non millantare una parentela anche lì, e dissi che chiunque rientra dalla ex Jugoslavia mi porta in regalo una bottiglia di quella birra che devo dire è proprio buona, come quella ceka.
Come per dire che a «casa Jelen» si recupera sempre qualcosa, sia da quelli di Praga, che a Doberdob che in Argentina, ci assomigliamo un po’ tutti, un bicchiere, un «živjo» e ci sentiamo a casa ovunque.
Infine, per evitare qualsiasi conflitto di interessi, non vorrei citare della nostra attività familiare, su su in fondo alla Valcanale, che nel 2026 celebra i 100 anni, dai tempi del mio bisnonno. È in affitto, quindi «mi taccio », non dico nulla, ma il gestore mi assicura una certa buona volontà, e ci aspetta, tutti noi, affezionati lettori del Dom, con l’occasione, di un brindisi.
Igor Jelen
Avtor članka, Igor Jelen, se osredotoči na dolgoletno družinsko tradicijo, povezano z gostinstvom in turizmom, ki sega od Argentine do srednje Evrope. Predstavlja sorodnike, ki vodijo pizzerije in empanaderije v Buenos Airesu, agriturizem na Koroškem (avstrijski del) ter različne gostilne na Krasu, v Julijskih Alpah, v Kanalski dolini in v Pragi. Poudarja, da je delo v gostinstvu izjemno zahtevno, saj vključuje dolge delovne dneve in neprekinjeno angažiranost, uspeh pa je pogosto odvisen predvsem od osebnega vložka in stalnega dela. Ob tem izpostavlja bogastvo lokalnih specialitet ter preplet kulturnih vplivov, ki zaznamujejo družinsko zgodbo in širši čezmejni prostor. Besedilo povezuje osebne spomine, ironijo in razmislek o tem, kako hrana in gostoljubje ustvarjata občutek doma povsod po svetu.
Prevod in povzetek: D. D.









