Il film «Odissea» di Christopher Nolan non esalta la guerra e porta a un orizzonte di pacificazione

Una regia vigorosa e maestosa che lascia il segno. È la cifra stilistica cui ci ha abituati Christopher Nolan e che si conferma anche con Odissea, il suo tredicesimo lungometraggio. L’autore britannico, a tre anni dal successo di Oppenheimer (2023), con il quale ha finalmente ottenuto i giusti riconoscimenti a Hollywood – 7 Premi Oscar –, torna con un’impresa ambiziosa: la trasposizione del poema di Omero interamente realizzata con tecnologia Imax, portando uno sguardo immersivo giocato tra realismo fosco e tracce di mitologia fantastica. Un percorso avvincente e metaforico, un viaggio tra le avversità del mare e della natura, ma anche l’elaborazione interiore dell’esperienza della guerra, la sua brutalità disumana, che spinge a smarrirsi in territori senza ritorno. A interpretare Ulisse è il cinquantacinquenne Matt Damon, abile nel difficile equilibrio tra lavoro fisico e introspettivo. Convincono anche Anne Hathaway (Penelope) e Tom Holland (Telemaco).
Antica Grecia, XII secolo a.C., da sette anni Ulisse è spiaggiato su un’isola insieme alla ninfa Calipso. Ricorda ben poco del lungo assedio di Troia e della sua intuizione di espugnarla attraverso l’artificio di un grande cavallo di legno. E i ricordi sono ancor più sbiaditi riguardo al lungo viaggio in mare per tornare con i suoi soldati a Itaca, dove lo attendono la moglie Penelope e il figlio, ormai adulto, Telemaco. Progressivamente l’uomo lega le immagini della sua mente, ricordando l’impresa contro il Ciclope, l’inganno della maga Circe, la tentazione delle sirene e l’ira di Poseidone, che ha sconquassato le navi lasciandolo da solo alla deriva. Una volta tornato nel pieno delle sue facoltà, a Ulisse non resta che provare a tornare a casa contando sulle proprie forze, preparandosi a dar battaglia ai Proci, soprattutto all’ambizioso Antinoo, che assediano il palazzo e puntano al trono.
Il regista britannico, classe 1970, chiarisce in partenza il perimetro del racconto, la sua «intentio auctoris»: misurarsi con l’opera di Omero e portarla sullo schermo con un lavoro visivo- realizzativo lontano dal già visto, percorrendo nuovi sentieri schiusi dalla tecnica. «L’Odissea è un’opera incredibile – ha sottolineato – estremamente importante per la storia del mondo e lo sviluppo della cultura, ma non è mai stata adattata in un moderno blockbuster». Ecco perché ha investito con ambizione nel potenziamento della tecnologia Imax, forzando la mano per riprese in 70mm per la totalità del film, arrivando a utilizzare 640.000 metri di pellicola, alternando le tradizionali cineprese Imax con la nuova Imax Keighley (messa a punto per l’occasione), rinunciando ad artifici digitali. «Volevo che il mondo dell’Odissea – ha aggiunto – sembrasse un mondo in cui un pubblico moderno potesse rispecchiarsi. (…) Volevamo un tono terreno, moderno e accessibile per radicare la storia».
Accostandoci a questa nuovo adattamento de l’Odissea non si può prescindere dunque dal registrare il desiderio dell’autore di utilizzare il corpus omerico per esprimere al meglio le potenzialità della tecnica, con l’inevitabile rischio di affascinare lo sguardo, ma lasciare in secondo piano la dimensione tematico- narrativa, la complessità e il senso dell’opera. È così anche per l’Odissea di Nolan? In buona parte sì. Il regista britannico confeziona un racconto vigoroso, avvolgente e immersivo, che magnifica lo sguardo e aggancia l’attenzione spettatoriale per oltre 170 minuti, ma la sua ossatura non sempre è adeguatamente al passo di stile e tecnica. Nolan rivolge l’attenzione a due figure, Ulisse e il figlio Telemaco, di cui traccia traiettorie di evoluzione e riscatto. Anzitutto Ulisse viene spogliato della sua dimensione eroica, alternando il successo del suo ingegno nella vittoria della guerra con responsabilità, silenzi e omissioni nell’affannoso viaggio di rientro a Itaca (l’isola di Favignana). Ulisse non si sente affatto un vittorioso, anzi avverte su di sé il peso di scelte difficili e sbagliate che sono costate vite. È un uomo solo, che comprende i propri limiti ed è desideroso di ricongiungersi con i familiari. Desidera espiare le proprie colpe e provare a riconciliarsi con la vita che gli resta.
Telemaco è un giovane uomo che fatica a trovare la propria voce e autorevolezza. Si mette in viaggio per raccogliere notizie sul padre che non ha mai conosciuto; è attaccato al suo ricordo, alla memoria della sua grandezza, cui si ispira. Quando lo ritrova a Itaca sotto le spoglie di un vecchio mendicante viene assalito da una visinaspettata: non si percepisce più vulnerabile, solo, e trova il coraggio di sfidare gli usurpatori in casa, senza più timori. Telemaco compie il viaggio formativo verso l’età adulta, la consapevolezza di sé, fuori dall’ingombrante ombra di Ulisse.
Nell’insieme, il film Odissea è un grande racconto epico-avventuroso, un viaggio esistenziale-formativo che si gioca nell’attraversamento dei propri limiti, errori e paure, per approdare a un orizzonte di pacificazione. Un racconto metaforico con lampi di attualizzazione sulla brutalità e inutilità della guerra. I limiti del racconto di Nolan risiedono nel piegare la materia omerica a servizio della tecnica, non sempre in maniera acuta o rispettosa. Una scelta che oscilla tra valorizzazione e profanazione. Detto questo, al di là delle forzature del testo, e dei suoi tradimenti,
Odissea resta un’opera imponente che porta la firma di un autore visionario, dalla marca stilistica riconoscibile, di pregio.
Sergio Perugini (www.agensir.it)
Prispevek predstavlja film Odiseja režiserja Christopherja Nolana, ki temelji na Homerjevem delu in je v celoti posnet s tehnologijo IMAX. Zgodba spremlja Odisejevo vrnitev domov po trojanski vojni ter prikazuje njegove spomine na vojno, dolgo potovanje in številne ovire, s katerimi se mora soočiti. Pomemben del zgodbe je namenjen tudi njegovemu sinu, ki med iskanjem očeta dozori in postane bolj samozavesten. Režiser je pojasnil, da je želel ustvariti sodobno filmsko različico klasične zgodbe ter pri tem čim bolje izkoristiti možnosti nove filmske tehnologije.
Avtor članka poudarja, da je največja odlika filma prav njegova izjemna vizualna podoba, ki gledalca pritegne od začetka do konca. Ob tem opozarja, da je zaradi velikega poudarka na tehnični izvedbi pripoved v nekaterih delih manj poglobljena in ne doseže vsebine izvirnega besedila. Po njegovem mnenju film kljub temu odpira razmislek o posledicah vojne, občutku krivde, osebni rasti in iskanju notranjega miru. Avtor meni tudi, da si je Nolan pri priredbi Homerjeve zgodbe dovolil precej ustvarjalne svobode, zato film ne bo prepričal vseh ljubiteljev izvirnika. Kljub navedenim pomanjkljivostim avtor meni, da film predstavlja izviren in tehnično dovršen pogled na klasično zgodbo. Po njegovem mnenju gre za delo, ki izstopa predvsem po vizualni podobi in režijski izvedbi, medtem ko je odnos do Homerjeve originalne zgodbe tema velike debate.
Prevod in povzetek: D. D.








