Il sindaco Ivan Buzzi spiega la scelta presa venticinque anni dopo, con una delibera votata all’unanimità

Tutto ha preso il via da alcuni ragionamenti avuti con alcuni esponenti delle associazioni espressione della minoranza linguistica slovena valcanalese. A cui è seguita la scelta di affidare una relazione preparatoria alla curatrice del Museo etnografico del Palazzo Veneziano, Lara Magri, che ha redatto un documento allegato alla delibera con cui il consiglio comunale di Pontebba ha approvato all’unanimità la richiesta di adesione, per la frazione di San Leopoldo/ Diepalja vas, all’ambito territoriale in cui sono applicate le leggi di tutela della minoranza linguistica slovena.
A spiegarlo, dal municipio del comune a cavallo tra Valcanale e Canal del Ferro, è lo stesso sindaco, Ivan Buzzi. «Da questo documento risulta evidente come San Leopoldo sia stata, in passato, una realtà dove il dialetto sloveno era parlato dalla maggior parte della popolazione». Con le opzioni del 1939, poi, nell’ambito del controverso accordo tra Hitler e Mussolini, molti abitanti che sapevano anche il tedesco si spostarono nei territori del Terzo Reich. «La presenza di parlanti sloveno, quindi, venne meno», dice Buzzi, che però non vede nel piccolo numero di quanti ancora oggi il dialetto sloveno paesano lo parlano un motivo per gettare tutto alle ortiche. «La scelta di avviare la procedura di adesione della frazione di San Leopoldo all’ambito territoriale in cui lo sloveno è protetto è stata presa tanto per tutelare quella che è la realtà della tradizione storica quanto per valorizzarla in una prospettiva futura, per non perdere quello che è un patrimonio culturale e storico di questa frazione». Ricordiamo che lì, come a Pontafel – la parte dell’abitato di Pontebba situata a sinistra del torrente Pontebbana – è ufficialmente riconosciuto e soggetto a tutela anche il tedesco. Su tutto il territorio comunale, poi, è riconosciuto e tutelato anche il friulano.
Anche se nella relativa delibera del consiglio comunale è specificato che la richiesta di adesione all’ambito di tutela dello sloveno non comporta che il suo insegnamento diventi obbligatorio, Buzzi ritiene che possa prospettarsi la possibilità di un arricchimento culturale. «È chiaro che potrà essere avviato un ragionamento con le famiglie e l’Istituto comprensivo di Tarvisio, per capire in che modo la possibilità dell’insegnamento potrebbe essere attuata nelle scuole del comune. Un ragazzo che studia anche sloveno può avere beneficio, un domani, nel trovare opportunità di lavoro, nonché ricavarne in apertura mentale ». Né è esclusa, per San Leopoldo, la possibilità di installare segnaletica nelle quattro lingue del territorio. «Anche se ci fossero cinque parlanti, anche questi hanno diritto alla tutela e a non perdere un patrimonio di tradizione linguistica e culturale».
Luciano Lister
V Kanalski dolini so z začudenjem sprejeli polemike, ki so se vnele po nameri Občine Tablja, da zaprosi za vključitev Diepalje vasi v območje, na katerem se izvajajo zaščitni zakoni za slovensko manjšino. Tabeljski župan Ivan Buzzi se zaveda, da je občinski svet ta sklep sprejel s petindvajsetletno zamudo, vendar je ponosen, da ga je sprejel soglasno. Tisti, ki v Diepalji vasi še govorijo slovensko, pravi Buzzi, imajo pravico do zaščite svojega jezika in kulture, tudi če jih je zaradi zgodovinskih, družbenih in političnih dinamik ostalo le nekaj.
Po razpravah z družinami in z Večstopenjskim zavodom Trbiž, v okviru katerega delujejo občinska šolska poslopja, bi lahko razmišljali tudi o uvedbi pouka slovenščine v krajevnih šolah, saj bi to predstavljalo kulturno obogatitev za vse. Za Diepaljo vas naj bi prišla v poštev tudi vidna štirijezičnost.









