
La primavera verrà. «Nella vita non è tutto facile, non è tutto asfaltato. Per nessuno! Come le primule resistono anche al freddo e alla neve, così anche voi: portate nel mondo la bellezza che siete, resistendo di fronte a problemi che sono molto più grandi di voi, come quello dell’invecchiamento demografico».
Mons. Riccardo Lamba, arcivescovo di Udine, ha adoperato la metafora del fiorellino che annuncia il passaggio dalla brutta alla bella stagione per infondere coraggio e speranza alla comunità della Benecia lo scorso 5 febbraio al termine della visita articolata in tre tappe: museo multimediale Smo a San Pietro al Natisone, dove ha conosciuto la storia degli sloveni della provincia di Udine; chiesa parrocchiale di San Leonardo, dove ha presieduto i vespri solenni in forma bilingue con la partecipazione del coro Rečan_Aldo Klodič di Liessa; municipio di San Leonardo, dove ha dialogato con gli amministratori locali e i rappresentanti delle associazioni che operano in ambito culturale e sociale.
«Quando sono venuto qui in Friuli nove mesi fa sapevo che c’erano tante tradizioni, tante culture. Ora posso toccarle con mano. E sono convinto che con questa ricchezza di culture in questo territorio possiamo arricchirci proprio tutti», ha detto dopo aver visitato lo Smo, accolto dal presidente dell’Istituto per la cultura slovena, Giorgio Banchig, e guidato dalla direttrice, Donatella Ruttar.
«Sono molto contento degli incontri di oggi – ha detto mons. Lamba al termine del pomeriggio –. Sono cresciuto all’estero quando ero piccolo e poi ho girato il mondo. Ho sempre apprezzato molto le diversità. Ho conosciuto tante persone, tante culture diverse e questo l’ho sempre molto apprezzato, perché credo che sia una ricchezza. Il buon Dio ci ha fatti diversi. Nessuno è fotocopia di un altro e ognuno può portare il suo talento, la sua capacità, la sua espressività. Questo ci deve contraddistinguere e ho molto apprezzato la signora che ha detto che questa è stata una delle poche occasioni per stare tutti insieme. Vi invito a ripetere incontri come questo. Non si possono fare tutte le cose insieme, però ritrovarvi una volta, due volte l’anno come avete fatto oggi è bello».
La visita dell’arcivescovo ha lasciato il segno. La Benecia si è mostrata come una comunità forte, con gravi problemi, ma anche con grande voglia di riscatto. Una comunità caratterizzata da lingue e cultura slovene. Una comunità che ha nelle radici cristiane e nella Chiesa il collante capace di contribuire in maniera determinante al superamento delle divisioni interne, che ne hanno fin qui impedito lo sviluppo.

«Eventi storici molto tristi e dolorosi hanno calpestato la nostra dignità e ferito i nostri cuori, iniettandoci, volenti o nolenti, il veleno della discordia. Talvolta ci è difficile dimenticare il passato e perdonare. L’unica soluzione è quella di chiedere l’aiuto al Signore perché solo Lui sa guarire i nostri cuori con il suo Amore. Dobbiamo però fare lo sforzo anche noi perché si avverino le parole di Gesù: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato», ha esortato la catechista Anita Bergnach. «Per Volontà del Signore ho vissuto per tutta la mia vita tra l’Italia e la Slovenia e così ho avuto la fortuna di imparare due lingue e due culture diverse.
Non le ho solo imparate, ma anche apprezzate e amate, considerandole un vero dono di Dio. In quanto tali, mi sento di doverle custodire, tenerle vive e proteggerle», ha affermato.
«La nostra gente ha sempre avuto nella Chiesa un punto di riferimento irrinunciabile. Nei secoli i sacerdoti sono stati una guida sicura sotto il profilo spirituale, ma anche culturale e sociale. Anche oggi le comunità cristiane, sotto la guida dei tre parroci, don Natalino Zuanella, don Michele Molaro e don Alessandro Fontaine, e dei sacerdoti che li aiutano, tra i quali voglio ricordare il nostro compaesano mons. Marino Qualizza, sono un presidio fondamentale nelle nostre valli. Il suono delle campane, che chiamano alle celebrazioni nella cinquantina di chiese e chiesette valligiane, fa sentire concretamente che qui c’è ancora vita e voglia di vivere», ha ricordato il presidente della Comunità di montagna del Natisone e Torre, Antonio Comugnaro, sindaco di San Leonardo.

Comugnaro ha affermato che non c’è alcuna tentazione di resa davanti alla grave situazione economica e sociale. «Seppur tra molte difficoltà, noi amministratori locali siamo impegnati a garantire alla popolazione i servizi indispensabili per una vita dignitosa, rivolgendo particolare attenzione alle politiche che vanno incontro alle famiglie e alle persone anziane». E tra le iniziative e i progetti a medio e lungo termine «che diano prospettive di futuro» ha citato quelli per un turismo rispettoso dell’ambiente, per un’agricoltura di qualità e per l’imprenditorialità giovanile «al fine di dare prospettive alle nuove generazioni e creare un ambiente favorevole all’insediamento di nuove famiglie». Progetti per la cui realizzazione sarebbe utile l’istituzione di un Gruppo europeo per la collaborazione territoriale tra la fascia confinaria della provincia di Udine e l’alta valle dell’Isonzo. E ha concluso: «La presenza dell’arcivescovo ci dà la speranza di non essere soli nell’impegno per dare un futuro migliore alla nostra terra e alla nostra gente che se lo meritano».
C’è bisogno di serenità
Tra le tante sentite nel corso del pomeriggio trascorso nelle Valli del Natisone e iniziato con una visita a don Natalino Zuanella, parroco di Tercimonte e Savogna, che per ragioni di salute non ha potuto partecipare agli incontri, due testimonianze in particolare hanno permesso a mons. Riccardo Lamba di mettere a fuoco la realtà degli sloveni della sua Arcidiocesi.

La prima testimonianza è stata quella di Donatella Ruttar, direttrice del museo Smo, che ha raccontato di come i suoi genitori non le abbiano trasmesso la conoscenza della parlata slovena, credendo di tutelarla in una situazione, erano gli anni Sessanta del secolo scorso, nella quale vivere al confine tra due sistemi politici ed economici antagonisti e nemici era davvero problematico. «Quando gli slavi sono diventati comunisti, anche noi siamo diventati “sporchi”. L’essere sloveni è divenuto un disvalore, così come parlare lo sloveno», ha affermato.
La seconda testimonianza è stata quella di Marcello Franz, presidente della casa di riposo di S. Pietro al Natisone, quando ha descritto le lacrime agli occhi degli anziani a sentirlo parlare, cantare e pregare in sloveno.
Ecco, allora, il senso della benedizione chiesta all’arcivescovo dal sindaco di San Pietro al Natisone, Cesare Pinatto, «per la ricerca di inclusività con la comunità slovena e perché permanga a lungo il clima di serenità nelle Valli».
Clima di serenità necessario per permettere la rinascita della Benecia attraverso i progetti messi in atto dalle amministrazioni comunali ed esposti, oltre che da Antonio Comugnaro per San Leonardo, anche da David Iurman per Grimacco, Camillo Melissa per Pulfero, Germano Cendou per Savogna e Caterina Dugaro per Stregna.
Stessa volontà di risalire la china è stata espressa dai rappresentanti di numerose associazioni del territorio, attive nei più svariati ambiti: Pio Canalaz per il gruppo folcloristico Živanit e l’Acat, Fabio Bonini per la Srebrna kaplja, Margherita Trusgnach per il circolo Rečan_Aldo Klodič, Antonio Banchig per la Skgz provinciale e a nome del dirigente dell’istituto comprensivo bilingue, Alessandro Oman per l’associazione don Mario Cernet, Mariano Zufferli per l’Unione emigranti sloveni, Iole Namor per il circolo Ivan Trinko, Igor Jelen per l’associazione don Eugenio Blanchini, Ezio Gosgnach per la cooperativa Most e il quindicinale Dom, Luisa Cher per la Zskd, Antonio De Toni per la pro loco Nediške doline, Lucia Carlig per la pro loco di Mersino, Luciana Cicigoi per il circolo Kobilja glava, Mauro Pierigh per Sapori nelle Valli, Luisa Battistig per la Planinska družina Benečije.
«Prometto che torno. Perché mi piace vedere, conoscere, approfondire», ha risposto mons. Lamba ai numerosi inviti a partecipare a celebrazioni ed eventi in programma nei prossimi mesi. (Ezio Gosgnach)

Lep, čudovit, za marsikoga nepozaben dan je bil v sredo, 5. februarja. V tistem sončnem popoldnevu se je Benečija pokazala videnskemu nadškofu msgr. Riccardu Lambi kot močna skupnost, ki ima velike težave a trdno voljo in pogum, da jih premaga.
Skupnost, ki jo zaznamujeta in bogatita slovenska beseda in slovenska kultura. Skupnost, ki ima v krščanskih koreninah in Cerkvi tisti povezovalni element, ki lahko veliko prispeva pri odpravi vseh notranjih delitev. To je nadškof razumel in sprejel. Obisk je začel v muzeju SMO v Špietru, nato je vodil slovesne večernice pri Sv. Lenartu v Podutani in se srečal z župani Nediških dolin ter predstavniki domačih društev in organizacij. »Vesel sem tega obiska. Vrnil se bom. Vi pa pred vsemi težavami bodite odporni kakor trobentice, rožice, ki naznanjajo pomlad in premagajo tudi mraz in poledico,« je dejal.
Videnski nadškof je 5. febrarja svoj obisk v Benečiji začel v slovenskem kulturnem domu v Špietru. Sprejel ga je predsednik Inštituta za slovensko kulturo, Giorgio Banchig, muzej SMO mu je predstavila pa direktorica Donatella Ruttar.
Osrednji moment nadškofovega obiska so bile dvojezične večernice, ki jih je msgr. Lamba vodil v cerkvi Sv. Lienarta v Podutani z župnikom g. Michelejem Molarom in Alexandrom Fontainom. Pel je zbor Rečan_Aldo Klodič pod vodstvom Davida Tomasetiga.
Na Občini Sv. Lienart se je videnski nadškof srečal z župani in drugimi upravitelji Nediških dolin ter s predstavniki društev in organizacij, ki delajo na teritoriju. Tako je spoznal razmere, težave in pričakovanja Benečanov.









