
Un netto «no» si alza dalle Valli del Natisone e dalla Val Chiarò contro il progetto di un mega impianto eolico sui prati della Kraguonca, un investimento da circa 47 milioni di euro: quattro gigantesche pale eoliche, 162 metri di diametro issate su torri alte 200 metri, poste al confine tra i comuni di Pulfero e Torreano. La Kraguonca è una sorta di balcone naturale affacciato verso Ovest sulla pianura friulana a un’altitudine variabile tra 610 e 948 metri (e le pale eoliche sarebbero visibili dalla pianura a decine e decine di chilometri di distanza), caratterizzato da prati stabili che si inerpicano dolcemente sulla dorsale che termina sul monte Joanaz. Un luogo forse poco conosciuto, ma di straordinaria bellezza naturale e paesaggistica.
Lo sottolinea il sindaco di Pulfero, Camillo Melissa, il territorio su cui sorgerebbe l’impianto, denominato infatti Pulfar: «Stiamo investendo tanto sul turismo ambientale e ora ci piove addosso, senza nessuna avvisaglia, questo programma devastante. I sodalizi che si prodigano, in vari modi, per la rivitalizzazione del comprensorio valligiano, sono preoccupatissimi». Il fulmine a ciel sereno a cui accenna il sindaco Melissa è l’avvio in Regione da parte della società Ponente Green Power srl delle procedure di valutazione di impatto ambientale per questo impianto eolico della potenza teorica di 28,3 Mw dotato di un impianto di accumulo (per immagazzinare l’energia) di 20 Mw. Nessun contatto preliminare tra i proponenti e i sindaci sul territorio: si è preferito il blitz al dialogo, coscienti forse dell’impatto difficilmente digeribile con altre compensazioni. Ora i comuni hanno 30 giorni di tempo per presentare alla Regione le loro controdeduzioni.
Pure la Comunità di montagna del Natisone e Torre prende una chiara posizione, evidenziando come l’impatto del progetto vada ben oltre il luogo in cui è localizzato. «Non possiamo permettere che tutto ciò si realizzi – evidenzia il presidente Antonio Comugnaro –. È uno schiaffo al grande lavoro che si sta facendo per far decollare l’unica risorsa rimasta a queste terre, il turismo». Forte preoccupazione anche per i comuni contermini all’impianto, che oltre dall’indiretto impatto paesaggistico sarebbero anche direttamente colpiti dagli elettrodotti necessari a veicolare l’energia prodotta verso la pianura. «L’impatto del parco eolico sarebbe a dir poco devastante – evidenzia il sindaco di San Pietro al Natisone, Cesare Pinatto –. È gravissimo che nessuno dei Comuni coinvolti sia stato preliminarmente avvisato». «Giù le mani da questi territori, che per inciso non avrebbero nessun ritorno economico da questa iniziativa – ammonisce Francesco Pascolini, sindaco di Torreano –. Piazzare dei simili obbrobri in un luogo dove la natura è integra è una pura e semplice follia». La sindaca di Cividale, Daniela Bernardi, accantonato lo sdegno iniziale, già guarda pragmaticamente ai prossimi passi: «Dobbiamo fare squadra, un fronte compatto. Adesso dobbiamo studiare i dettagli della pratica per capire come ci si possa muovere tutti assieme. Abbiamo solo 30 giorni».
Incoraggiante è la circostanza che la zona «non ricade all’interno delle aree idonee definite ai sensi dell’art. 2 della legge regionale 4 marzo 2025, n. 2, quella che per la prima volta dal 2010 ha individuate le aree idonee e non idonee alla realizzazione di impianti di fonti rinnovabili. In passato, nel 2010, ne era stato progettato uno a Trasaghis bocciato per tre volte dalla Regione», ricordano il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Cristian Sergo, e il co-portavoce regionale di FVG Europa Verde, che su segnalazione dello storico ambientalista di Premariacco Marino Visintini hanno per primi lanciato l’allarme sul progetto Kraguonca.
Non è la prima volta che le Valli del Natisone vengono «aggredite» da progetti devastanti, tutti falliti con la grande mobilitazione della popolazione e delle amministrazioni locali. Nel 2003 la Protezione civile nazionale voleva costruire un gigantesco radar meteo sulla cima del Matajur: un progetto segreto, classificato di sicurezza nazionale, tenuto nascosto anche dalla Regione, smascherato da un comitato popolare e dal settimanale la Vita Cattolica che trovò l’ordinanza ministeriale nascosta tra le pieghe di un decreto riguardante l’emergenza Etna. Poi vennero nel 2008 le pale eoliche sul Kolovrat, anch’esse sventate da un’ampia mobilitazione popolare. Quindi il mega elettrodotto che doveva collegare Basiliano a Okroglo, in Slovenia, devastando l’intera valle dell’Erbezzo fino a Tribil Superiore.
«La Kraguojca è un’area di grandissima valenza ambientale, naturalistica e agricola, con vaste superfici coltivate a prato stabile – evidenzia Michele Coren per la Slovenska skupnost –. A circa 4 km si trova il sito Natura 2000 della Forra del Pradolino e Monte Mia. Nei pressi del monte Kraguonca si trova anche la Grotta di San Giovanni d’Antro che è un sito di grande valore artistico, culturale e geologico. Mentre le Valli del Natisone stanno cercando un equilibrio per il proprio sviluppo, dove agricoltura, allevamento, turismo lento e tutela e cura dell’ambiente dovrebbero avere un ruolo fondamentale, viene presentato un progetto devastante dal punto di vista ambientale che danneggerà irrimediabilmente la Valle del Natisone, impedendo di fatto ipotesi di armonico sviluppo. Non ultimo, la coltivazione dei prati del monte Kraguonca con metodo biologico ha permesso la nascita e l’attività di un’innovativa azienda zootecnica fondata sul sistema biologico e rispettosa del benessere degli animali, con produzioni di altissima qualità».
Infine Coren evidenzia che l’articolo 21 della Legge 38/2001 Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della Regione Friuli-Venezia Giulia (Tutela degli interessi sociali, economici ed ambientali) prevede, al comma 1, che nei territori in cui è insediata la minoranza slovena l’assetto amministrativo, l’uso del territorio, i piani di programmazione economica, sociale ed urbanistica e la loro attuazione, anche in caso di espropri, devono tendere alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali. Che con questo progetto verrebbero evidentemente calpestate. (Ivan Grohar)
Župani občin Podbuniesac, Camillo Melissa, Tavorjana, Francesco Pascolini, Špietar, Cesare Pinatto, in Čedada, Daniela Bernardi, so odločno in složno proti postavitvi vetrnic na vrhu Kraguonce. Njim se pridružuje tudi predsednik Skupnosti gorskega območja Nediža in Ter, Antonio Comugnaro, saj bi uresničitev načrta, ki je vreden okoli 47 milijonov evrov in ki na meji med občinama Podbuniesac in Tavorjana predvideva štiri vetrnice, visoke več kot 200 metrov, zadušila dosedanje napore za turistični razvoj Benečije.
Družba Ponente Green Power je pri Deželi Furlaniji-Julijski krajini že sprožila postopek za oceno okoljske trajnosti načrta. Kraguonca je gora s spremenljivo nadmorsko višino med 610 in 948 metri, ki jo zaznamujejo stalni travniki.
Spodbudno je, da to območje ni vključeno na seznam območij, ki jih deželni zakon št. 2 z dne 4. marca 2025 predvideva kot primerna za postavitev infrastrukture za pridobivanje energije iz obnovljivih virov. Prav deželni svetnik stranke Gibanje petih zvezd, Cristian Sergo, in deželni predstavnik gibanja Europa Verde sta na pobudo Marina Visentinija med prvimi opozorila na novi načrt za Kraguonco.
Predstavnik stranke Slovenske skupnosti, Miha Coren, pa opozarja tudi na 21. člen zaščitnega zakona za Slovence, ki določa, da mora raba prostora na območjih, kjer je prisotna slovenska manjšina, upoštevati varstvo kulturno-zgodovinskih značilnosti.









