
Una porta dall’Europa orientale, che probabilmente fa da vaso comunicante anche al vicino Posočje.
Sono passati due anni da quando l’Ente Parco delle prealpi Giulie ha affidato la gestione del Rifugio escursionistico di Pian dei ciclamini di Lusevera/Bardo a Simone Gonano, aiutato dal socio Alessandro Bortoluz. A Pian dei Ciclamini, che nel dialetto sloveno locale si chiama Varhlera, arrivano visitatori e clienti di vario tipo e da ogni dove. «È già consolidata l’organizzazione di diversi eventi per vari tipi di pubblico. Ad esempio abbiamo un illustratore per bambini, Alessandro Montagnana, che arriva una volta al mese al rifugio, per fare laboratori coi bambini», spiega Gonano.
«A mangiare giungono da noi tante famiglie con bambini e pensionati. Nelle camere, invece, pernottano anche tanti clienti dall’estero. Mi è capitato di attendere un turista dall’Oman, anche se poi ha disdetto. L’afflusso più importante è dall’Europa orientale, essendo la zona di Lusevera una porta d’accesso. Spesso si ferma qui a dormire chi viene a visitare l’Italia, ad esempio da Polonia o Ungheria. Ma arrivano anche tanti motociclisti da Austria e Germania, e visitatori sloveni, ovviamente». Al momento, in ogni caso, la maggior parte dei visitatori arriva da Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca ed Olanda.
Il Rifugio escusionistico, poi, vede spesso arrivare anche i pellegrini lungo il Cammino celeste, tra Barbana e Lussari/Svete Višarje, ricorda ancora Simone. «Per questa tipologia di clientela, i pellegrini, abbiamo dei cameroni e un bagno in comune come in un rifugio, perché hanno esigenze diverse. Il nostro obiettivo è quello di avere un afflusso continuo, anche se al momento un po’ manca, perché negli ultimi mesi le condizioni meteorologiche non hanno sempre aiutato».
Anche al Rifugio escursionistico l’alta stagione parte da fine giugno e arriva a fine agosto. La struttura è nuova e grande, per le pulizie possiamo contare su due ragazze. In cucina, invece, abbiamo un cuoco e un ragazzo giapponese che ha già dato una mano alla vicina azienda agricola AleGra».
Il rifugio conta nove camere triple, di cui due adatte a persone con diversa abilità. In più ci sono due cameroni da dieci, per arrivare a un totale di 47 posti letto a regime. Le camere si assegnano anche come singole o doppie e i costi variano in base al periodo, oscillando attorno ai 50 euro a persona.
Dopo un primo tentativo, il Rifugio non è più aperto tutto l’anno, spiega Gonano. «Abbiamo provato a tenere aperto tutto un inverno, ma qui il sole si nasconde dietro la montagna da fine novembre a metà marzo. Se non c’è neve, quindi, vedere arrivare regolarmente clienti è molto difficile. E la struttura va riscaldata già due giorni prima solo per tenerla aperta nei fine settimana. Nei fatti, al momento tenere aperto in inverno è controproducente».
Simone Gonano che ha 41 anni, è originario di Sutrio. Tra le varie esperienze ha passato un anno in Australia ed è stato diverse volte in Nepal a fare volontariato.
Ad aiutarlo al Rifugio c’è anche il suo socio, Alessandro Bortoluz, che ha 42 anni ed è di Cividale. Circa 25 anni fa si sono conosciuti come giocatori di calcio in rappresentativa regionale e da allora sono rimasti amici.
«Questo è un posto che ha tante potenzialità», ritiene Bortoluz. «Siamo al terzo anno di gestione e notiamo che la gente ritorna. Questo è già un bel riscontro. Vuol dire che l’accoglienza e il servizio funzionano. C’è anche tanto turismo straniero. Siamo vicini alla Slovenia e questo ci aiuta molto. Ma anche in Friuli-Venezia Giulia, ultimamente, la promozione del turismo è stata molto incrementata. C’è gente che arriva qui anche dal resto d’Italia, da Roma, Milano, Napoli. Dobbiamo, però, ancora lavorare su alcuni aspetti, come la pulizia dei sentieri o i collegamenti in corriera e treno». (Luciano Lister)









