
Parco eolico sul Monte Craguenza, il primo round se lo aggiudica il territorio. La competente commissione regionale con decreto del 2 ottobre scorso ha infatti prescritto la Valutazione di impatto ambientale alla Ponente Green Power Srl che vuole realizzare sul crinale della montagna situata a cavallo tra i comuni di Pulfero e Torreano 4 gigantesche pale eoliche alte 200 metri, per un investimento di 65 milioni di euro. In pratica vuol dire che i proponenti dovranno presentare studi più approfonditi riguardo agli effetti sulla fauna (in special modo sui rapaci), sul paesaggio e dal punto di vista geologico per i possibili contraccolpi sulla grotta di Antro. In parole povere la Regione ha accolto come fondate le obiezioni presentate nel documento tecnico predisposto dai sindaci, anche su mandato della Comunità di montagna, e anche le obiezioni spontanee portate avanti dai comitati sorti sul territorio.
Accuse di pressioni indebite
Che si tratti di una sgradita battuta d’arresto per i proponenti lo dimostra il commento rilasciato al Tg della Rai regionale del Friuli Venezia Giulia da Leonardo Sblendido, il progettista calabrese che ha apposto la sua firma sul progetto Pulfar. Sblendido inizia minimizzando («Stiamo già lavorando ai documenti, nel 99% dei casi per questi impianti si richiede la Valutazione di impatto ambientale »), ma poi il piede gli scivola sulla frizione e lancia un duro attacco: «A luglio il servizio Biodiversità scriveva che non si rilevavano elementi ostativi; due mesi dopo ci richiedono la procedura di livello due per possibili “incidenze significative”. Quali pressioni sono intervenute per determinare questa smentita clamorosa del primo parere?».
Una obiezione, oltre che impropria, visto che ipotizza pressioni indebite, ma anche falsa nei presupposti. In sede di presentazione del progetto, il servizio regionale Tutela dell’ambiente, sostenibilità e gestione delle risorse naturali si limita a comunicare ai proponenti che sull’area non c’erano dei vincoli ambientali già formalizzati, come la presenza di biotopi o aree di protezione speciale. Dopo però è intervenuta la fase delle osservazioni da parte del territorio, che hanno messo molta carne al fuoco da questo punto di vista. Rilevantissime in particolare sono le relazioni tecniche presentate dai sindaci e le osservazioni della Soprintendenza regionale, i cui contenuti più rilevanti si ritrovano punto per punto nell’ordinanza del 2 ottobre.
Saranno decisivi i rapaci e l’aspetto paesaggistico
La Commissione regionale che ora dispone l’effettuazione della Valutazione di impatto ambientale è diversa, ed è composta da composta da tecnici della regione, università, Agenzia regionale per l’ambiente e associazioni ambientaliste. Come ha puntualizzato l’assessore regionale all’Ambiente, Fabio Scoccimarro, «le commissioni sono autonome, di tecnici, e hanno rimandato ad altra commissione la valutazione di impatto ambientale. Io posso dare la mia valutazione politica che il grande eolico nella nostra regione non ha motivo di essere. Noi incentiviamo il piccolo e il microeolico, però abbiamo leggi europee e nazionali che dobbiamo rispettare quindi la commissione di Via deciderà».
Niente pressioni indebite, ma solo il fatto che leosservazioni contrarie al progetto hanno coltonel segno. Ora, ad esempio, il proponente dovrà fornire documenti diversi, più dettagliati e specifici. Ad esempio, per rilevare l’assenza di una specie faunistica, invece di un’analisi documentale serve un monitoraggio sul campo. Decisione, questa, su cui ha pesato sicuramente il lavoro fatto da una decina di esperti in materia, non solo italiani ma anche sloveni, che su incarico dei sindaci hanno certificato, anche con l’indicazione di tracce radar, l’importanza strategica della Craguenza per le migrazioni di alcuni rapaci protetti dalla direttiva Ue Uccelli. Così nell’ordinanza si legge in filigrana l’eco della preoccupazione della Soprintendenza regionale per gli aspetti paesaggistici. Saranno questi due, probabilmente, gli aspetti fondamentali che alla fine conteranno nella decisione definitiva della Regione.
Essendo un progetto rientrante del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) la procedura di Via deve concludersi entro 175 giorni (in pratica 6 mesi) al posto dell’anno (360 giorni) necessario per la procedura ordinaria.
Il progetto sulla stampa nazionale
Intanto anche la stampa nazionale inizia ad interessarsi del progetto sul monte Craguenza.
Lo ha fatto la Repubblica con un articolo di Brunella Giovara dal titolo «Cinque piccoli borghi sfidano i giganti del vento: “Giù le mani dalla valle”» e l’Indipendente per la firma di Francesca Faccini con un articolo intitolato «Progetto Pulfar: il controverso parco eolico che incombe sul monte Craguenza».
Nell’articolo di Repubblica vengono interpellati i sindaci di Pulfero, Camillo Melissa, e Torreano, Francesco Pascolini, il vicesindaco di Drenchia, Michele Coren, il presidente dell’associazione Tarcetta, Mauro Pierigh, l’allevatrice Fiorella Causero, e Antonio Banchig, che gestisce una casa vacanze a Spignon. La contrarietà è unanime.
Progetti fotocopia
Di carattere più investigativo l’articolo del’Indipendente. In particolare si sofferma sulle carenze del progetto, osservando: «Sorge dunque il dubbio che alcune parti della documentazione siano dei copia incolla di studi forniti dalla stessa società per progetti da realizzarsi nel centro e sud Italia. Cosa non impossibile da immaginare visto che tra il 2024 e il 2025 l’ingegnere firmatario del Pulfar, Leonardo Sblendido, ha posto la sua firma su almeno altri tre progetti analoghi: l’impianto “Parco eolico Campanaro” in provincia di Crotone, l’impianto eolico da realizzarsi nei comuni di Campomarino e San Martino in Pensilis (Campobasso), l’impianto eolico “Bonifati” in provincia di Cosenza».
Il rischio di una grande incompiuta
La giornalista Francesca Facini fa poi anche una preoccupata valutazione sui tempi di realizzazione del progetto e la loro compatibilità con le scadenze del Pnrr, visto che le opere dovrebbero essere concluse entro il 2026: «Facendo un rapido conto, laddove i cantieri dovessero cominciare, il loro inizio non sarebbe anteriore a marzo 2026 e, come dichiarato dalla società proponente, richiederebbero circa un anno di tempo. I guadagni in gioco appaiono però troppo alti per non tentare la fortuna e seguire uno schema che prevede la presentazione diffusa e superficiale di progetti e la fiducia in future proroghe delle scadenze delPnrr». Ma cosa accadrebbe se non ci sarà alcuna proproga (come la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Layen, ha più volte ribadito) e le opere risultassero incompiute e non più finanziabili? Resterebbero i resti di una cattedrale nel deserto?
Di certo i cittadini delle Valli del Natisone sperano che a marzo 2026 arrivi la buona notizia del definitivo affossamento di questo progetto. (Roberto Pensa)








