Più solidarietà nelle nostre chiese_Več solidarnosti v naših cerkvih

Dopo la proposta di un comune unico, nelle valli del Natisone si arriverà a proporre anche una parrocchia unica? Questa è la preoccupazone espressa da mons. Marino Qualizza nell’editoriale di questo numero. Effettivamente le condizioni di salute del vicario foraneo di San Pietro, mons. Mario Qualizza, hanno fatto risuonare forte e chiaro il campanello d’allarme nelle nostre chiese. Undici sono le parrocchie della zona (Drenchia, Liessa, Erbezzo, Brischis, Antro, San Leonardo, San Pietro, Tercimonte, Savogna Tribil Superiore e Stregna) per un totale di quattro sacerdoti: mons. Mario Qualizza che si occupa delle parrocchie dei comuni di Pulfero e San Pietro, don Natalino Zuanella nelle parrocchie del comune di Savogna e a Vernassino, don Federico Saracino nel comune di Grimacco e Drenchia e don Michele Zanon nel comune di San Leonardo e Stregna. I sacerdoti sono affiancati dal diacono don Leopoldo Pantarotto, arrivato nelle valli pochi mesi fa e da don Sandro Piussi e don Davide Larice che celebrano le messe nelle chiese del comune di Pulfero. Da un anno a questa parte, inoltre, ogni sabato sera alle 19, nella chiesa di San Pietro viene celebrata la messa in lingua slovena da mons. Marino Qualizza. Se da un lato è vero che i paesi sono sempre più vuoti e sono abitati per la maggior parte da anziani, altrettanto vero è che la religione cristiana è fortemente radicata in questa terra. Ad essa sono, infatti, legate tradizioni, festività e la lingua slovena locale, che se oggi viene ancora parlata è esclusivamente per merito dei sacerdoti che durante gli anni del fascismo, nonostante la proibizione da parte del regime, continuarono a farne uso durante la liturgia e il catechismo. Insomma alla religione è legato un inestimabile patrimonio linguistico e culturale che non possiamo permetterci di perdere. Come fare allora per mantenere vive e aperte le nostre chiese nonostante lo spopolamento e nonostante l’inesorabile calo di vocazioni? «La situazione è quella che è – ha detto don Federico Saracino –. Non è un mistero che nei paesi ci sono sempre più anziani. Ma ci sono ancora dei bei momenti di speranza. Questo mese, per esempio, ci saranno tre battesimi. C’è ancora qualche famiglia giovane che sceglie di venire a vivere nelle valli». Qual è il ruolo dei sacerdoti, quindi in questa realtà? «La nostra presenza deve motivare le persone che rimangono qui – dice ancora don Saracino – ad essere cristiani. A livello sociale le persone si sentono sempre più sole, perché nelle frazioni c’è sempre meno gente che però ha ancora voglia di trovarsi e stare insieme». Ci sono degli appuntamenti ancora molto seguiti che sono profondamente legati alle tradizioni di questa terra come rosari, devetica e il santo patrono. La parrocchia di Liessa, inoltre, può contare su un gruppo di volontari, tra cui ci sono anche giovani che aiutano ad animare le celebrazioni con il canto, che danno il loro sostegno durante le festività, nei momenti conviviali che seguono le celebrazioni e che organizzano gite e pellegrinaggi. «Certo, la situazione è un po’ articolata per il contesto generale delle valli in questo periodo – dice don Michele Zanon parroco di S. Leonardo e Stregna – . Bisogna, però, continuare a valorizzare le identità e le iniziative delle singole comunità». I numeri non sono certo dalla nostra parte. «Nelle nostre parrocchie ci siamo organizzati affinché ogni comunità abbia la sua importanza, ma anche ci sia un sentire comune. Sarà sempre più importante – spiega don Zanon – non perdere di vista quella che è la situazione generale. Questo, purtroppo, a volte, richiede delle rinunce e dei cambiamenti anche per quanto riguarda le celebrazioni». Ma non è per forza di cose un male. «La situazione attuale, nonostante le grandi difficoltà stimola all’unificazione e alla collaborazione delle singole realtà. È la storia che va avanti. Il passato e le tradizioni sono importanti e sono la base su cui dobbiamo costruire il nostro futuro, facendo fronte a ciò che la vita ci pone davanti».

Odgovorni urednik Doma msgr. Marino Qualizza se v uvodniku sprašuje, ali po predlogu ene same občine v vseh Nediških dolinah, bo tudi prišel predlog za eno samo župnijo. Govorimo o tem, ker je pri nas vera tesno povezana z navadami, z vsakdanjem življenjem ljudi, s prazniki in predvsem z domačim slovenskim jezikom. Ne smemo pozabiti, da se je pri nas slovenska beseda ohranila predvsem hvala duhovnikom, ki so v mračnih letih fašizma le naprej govorili po slovensko. Na žalost ni situacija rožnata, saj za 11 župnij skrbijo le 4 duhovniki. Treba bo organizirati spet versko življenje v duhu solidarnosti med skupnostmi.

 

Deli članek / Condividi l’articolo

Facebook
WhatsApp