Si sta ipotizzando un nuovo tipo di comunità montana

 
 
Al 40° incontro tra gli sloveni della provincia di Udine e della Valle dell’Isonzo, celebrato a Kobarid sabato 16 gennaio, tra le tante autorità convenute anche Tiziano Tirelli, commissario della Comunità montana Torre, Natisone e Collio. Conclusa l’ufficialità e i brindisi, c’è stato modo di incontrarlo per conoscere come sta evolvendo la pratica di rigenerazione dell’ente a lui affidato dal presidente regionale Renzo Tondo.
Intanto, dottor Tirelli, è un piacere incontrarla a Kobarid nel giorno di festa degli sloveni della provincia di Udine. Lei ricopre il ruolo di commissario, quindi, se vogliamo, è un burocrate, ma oggi dimostra di saper scendere nella realtà affidatagli.
«Il mandato è stato di gestire la Comunità montana, spendere il denaro fermo, ristrutturare l’ente. Cosa che ho fatto. Con il 1. gennaio la Comunità montana ha un nuovo assetto e credo di averlo fatto tenendo conto di tutte le realtà presenti sul territorio».
Però oggi, a Kobarid, non sta spendendo denaro, sta invece partecipando allo spirito di una parte del territorio di sua competenza.
«Non soltanto oggi, ma l’ho fatto anche il 6 gennaio, al teatro Ristori di Cividale per il Dan emigranta. In quella occasione, come oggi a Caporetto, non ho avuto il conforto della vostra lingua, ma questa mia presenza è motivata dalla voglia di capire, al di là dell’idioma. Non finirò mai di dirlo: dobbiamo saper convincerci tutti che il confine non c’è più; il confine è rimasto soltanto dentro di noi».
Allora, la sua presenza qui a Kobarid diviene un omaggio agli sloveni dei paesi del Torre, del Natisone e del Collio, componente storica e che non si può disconoscere.
«Certamente sì. Questa è una realtà che merita mettere nella giusta rilevanza. Sono del parere che non la si debba sottovalutare, come neppure sopravvalutare. Al riguardo, tengo a precisare che sono un tecnico, precisamente un geologo. Io osservo le leggi».
La legge, infatti, almeno negli intenti, vuole dare visibilità alla realtà slovena del Friuli. Qual è il suo parere.
«Nella giusta misura. E lo dico per il territorio di mia competenza. A San Pietro ho trovato dei soldi nel cassetto. Erano destinati al Centro culturale sloveno da attivare nella sede della Comunità montana e non capivo perché fossero fermi. Ho subito provveduto ad avviarne l’iter. Il mio impegno, in questo contesto, è di fare. Ma il vero problema, oggi, è capire cosa succederà dopo il commissariamento».
Restiamo ancora per un momento sulla gestione Tirelli. Lei è avulso dalle contrapposizioni politiche che hanno sempre caratterizzato le precedenti gestioni dell’ente. Lei è al di sopra delle parti e la gente si aspetta forse qualcosa che non ha avuto prima.
«Nella contrapposizione politica spesso si finisce per non fare. Ma il commissario è una figura di gestore transitorio. Assomma in sé la figura del presidente, della giunta e del consiglio. E questo, mi permetto di dire, non è democratico, perché non pluralista».
Intanto, lei ha carta bianca.
«Nel limite degli indirizzi generali. Dovevo procedere alla ristrutturazione dell’ente, operazione sofferta, difficile, delicata. L’ho fatto nell’intento di ottenere i giusti equilibri gestionali e operativi».
Questa stagione transitoria di commissariamento risulterà utile alla montagna?
«Difficile dirlo ed è per questo che dicevo che il vero problema è capire cosa succederà dopo. Per quanto mi riguarda rispondo di sì, sarà utile. Sì, perché nel nuovo ente montano ci sarà un processo decisionale molto, molto più rapido».
Vuole spiegarne il perché?
«Si sta ipotizzando una nuova comunità dove dovrebbe trovare posto un’assemblea composta dai sindaci con potere di indirizzo, ma dove ci sia una struttura esecutiva con un direttore generale, un tipo di agenzia, come l’Arpa ad esempio».
In Torre, Natisone e Collio esiste un assemblaggio forzato di Comuni, con realtà per nulla montane.
«È un problema in corso di valutazione. C’è già un primo elenco, per ora del tutto informale, di Comuni che si intendono montani, altri no. Sto operando proprio sul concetto di montanità. Ognuno di noi ha una sua idea di quale sia la montagna: quella più acclive, più povera, più densamente popolata. Ognuno adotta i suoi parametri. Personalmente sto cercando di capire quale possa essere la giusta scaletta di opzioni. Se, ad esempio prendo l’indice di densità di popolazione e lo applico sul territorio, quali saranno le conseguenze? Perché non possiamo cercare di convincere gli altri su qualcosa che poi in pratica non è realistico. Ipotizzare va bene, ma prefigurando le conseguenze».
Questo lavoro dovrà poi servire per una ridefinizione dell’area montana da gestire?
«Sarà un documento da sottoporre alla Regione, un suggerimento ovviamente perché se i parametri da adottare possono essere l’acclività (la pendenza dei terreni, ndr), la densità di popolazione, il reddito pro capite o quant’altro, è opportuno che ci sia una scelta unica, ponderata».
Dottor Tirelli, grazie per la disponibilità e permetta una battuta finale. Dopo la stagione da commissario, sognerebbe di fare il direttore generale di Torre-Natisone-Collio, o di quel che resterà dell’attuale assemblaggio?
«Un tragitto giornaliero di 202 chilometri sarebbe davvero pesante. Ma voglio rispondere in maniera diversa, sperando di non essere frainteso. Mi sto divertendo. Quello attuale è per me un impegno gravoso, ma mi sto divertendo».

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