Sfuma il progetto per la realizzazione di una centrale elettrica a Cemur

 
 
Con una raccomandata, il 28 gennaio scorso i soggetti imprenditoriali che avrebbero dovuto creare una società “ad hoc”, e per questo stavano trattando con la Comunità montana per l’acquisizione del capannone ex “Idraulic system”, hanno comunicato al Comune di S. Leonardo di aver «gettato la spugna» e di non essere più interessati al progetto di realizzare una centrale elettrica a Cemur.
Alla base della decisione, riferisce il sindaco Giuseppe Sibau, «le contestazioni» sorte sul territorio, «gli articoli apparsi sui giornali» e pure l’atteggiamento della Comunità montana, «che ha tergiversato non poco sulla concessione in locazione del capannone — sostiene Sibau —. I proponenti fissavano degli appuntamenti che poi venivano disattesi, e alla fine, quando doveva esserci la trattativa decisiva, è stata fatta loro una ulteriore richiesta di aumento di prezzo, di fronte alla quale si sono ritirati, puntando su un altro sito».
Il primo cittadino di San Leonardo però non nasconde tutta la sua amarezza e irritazione per questo epilogo, che sarebbe frutto di una campagna di disinformazione alimentata dalle minoranze in consiglio comunale, e che andrebbe a privare le Valli del Natisone di una occasione di sviluppo a bassissimo impatto ambientale quale la centrale elettrica da 8 MW alimentata da olio vegetale (per la precisione olio di colza), cioè da energia rinnovabile.
«Ho addirittura invitato i gruppi di opposizione a visitare una centrale analoga a Vicenza alimentata da olio di palma — racconta Sibau —. E chiunque abbia visto quella centrale non può poi paventare il pericolo della distruzione delle Valli del Natisone dipingendola come una “piccola Chernobyl”. Sono in contatto con il comune emiliano di Correggio, che ha un intero polo di sviluppo legato alle energie alternative con 2-3 centrali a olio di colza. E sono considerati un comune virtuoso».

Vantaggi persi…?
Quali vantaggi avrebbe portato alle valli del Cosizza e dell’Erbezzo questo progetto? «Innanzitutto i proponenti si sarebbero impegnati a versare 120 mila euro l’anno per 15 anni al bilancio comunale, senza alcun vincolo di finalità, quindi da spendere liberamente per i bisogni della collettività — spiega Sibau —. Da soli, avrebbero rappresentato un incremento del 30% del bilancio di S. Leonardo. In questo periodo in cui la Regione ci ha tagliato i trasferimenti del 10% ci avrebbe consentito di vivere tranquillamente, alla pari di un comune di pianura».
C’è poi un altro aspetto tecnico. Secondo i proponenti, oltre agli 8 MW di elettricità prodotta, la centrale avrebbe generato 4 MW di calore, che sarebbe interamente stato “regalato” al Comune. «Con questa energia avremmo potuto scaldare l’intero fondovalle — sostiene Sibau —. E anche ammesso che nessun privato volesse spendere i 1500 euro necessari per l’allacciamento al teleriscaldamento, avevamo già verificato che investendo 400 mila euro avremmo potuto riscaldare gratuitamente il municipio, le scuole, la chiesa e la nuova caserma che sarà realizzata, con un risparmio ipotizzato di 40 mila euro l’anno». Ma non basta: «Avevo già contattato degli imprenditori per avviare una attività di coltura in serra — racconta Sibau —, attratti dalla possibilità di riscaldarle a costi bassissimi. Ciò avrebbe creato 3 posti di lavoro, che, uniti ai 9 creati dalla centrale stessa, sarebbero stati una grande cosa per le Valli del Natisone. Inoltre stavamo valutando di realizzare, nel polo sportivo, con l’acqua calda, una piscina ludica, tipo centro benessere, che era fattibilissima dal punto di vista economico».

…o pericoli scampati?
«Prima di esprimerci come minoranza, abbiamo ascoltato le ragioni dei proponenti — spiega Paolo Dreossi, capo del gruppo consiliare “Per la gente, con la gente” — e siamo andati anche a vedere delle centrali di questo genere. Abbiamo valutato il fatto che la colza sarebbe provenuta dalla Romania, l’olio sarebbe dovuto essere raffinato a Vicenza, per poi arrivare a S. Leonardo, facendo girare autotreni per mezza Europa. Inoltre abbiamo appurato che non c’era un vero progetto di recupero del calore, e il triplo dell’elettricità prodotta sarebbe andato disperso in calore, con un pessimo bilancio energetico, e camini altri 20 metri vicino alle case e ad una zona che il piano regolatore ha riservato allo sviluppo residenziale futuro del comune di S. Leonardo. E quindi abbiamo concluso che non c’era un vero ritorno per il territorio, ma che si trattava solo di un business per i proponenti, che sono sovvenzionati con fondi statali per le energie rinnovabili. Dei vantaggi sbandierati dal sindaco non c’era nulla di nero su bianco. Era tutto evanescente». Inoltre, Dreossi denuncia un pericolo in materia di emissioni di gas in atmosfera: «Sempre a Cemur è stato avviato da un imprenditore locale l’iter per la realizzazione di un’altra centrale elettrica a biomasse ma con la combustione di “cippato” ricavato dal legname locale. E il consiglio comunale ha già approvato l’urbanizzazione dell’area. Quindi avremmo avuto due attività le cui emissioni si andrebbero a sommare, in un tratto di vallata stretta e con aria spesso stagnante. Noi vediamo questa proposta in modo più favorevole, perché si utilizza materiale locale e potrebbe essere uno stimolo per far crescere una filiera del legno in zona».
Ma Sibau risponde di aver verificato che economicamente l’utilizzo del cippato non sta in piedi, ed esibisce un rapporto ambientale redatto dagli stessi proponenti: «Le emissioni sarebbero state pari a quelle di 400 caldaie da appartamento. Ma utilizzando il teleriscaldamento, e quindi spegnendo delle caldaie ora in attività, forse si sarebbe riusciti addirittura a ridurre le emissioni sul territorio comunale rispetto al loro livello attuale». Il traffico di camion sarebbe stato di appena 9-10 camion ogni settimana.

Il sindaco: «Troverò nuovi imprenditori»
«Le minoranze hanno raccolto 400 firme raccontando solo cose negative — conclude Sibau —. Io sono però un tipo ostinato, anche per una questione morale. Sto preparando un questionario da consegnare a tutte le famiglie per capire quanto sono informati e cos’è che le disturba riguardo alla centrale. Poi indirò una riunione pubblica, con tecnici indipendenti, per informare tutti sulle potenzialità e i rischi. Fatto questo, se dovesse presentarsi qualche altro imprenditore, saremo pronti a fare un referendum per vedere in quanti sono d’accordo».

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