Resia, quando una comunità linguistica diventa ricchezza da visitare

 
 
Il mese di gennaio è tradizionalmente il tempo dei bilanci delle attività svolte nell'anno precedente. Nonostante la crisi economica, degli ultimi anni, stia coinvolgendo anche il settore turistico, in Val Resia il dato di questo importante motore di sviluppo non è affatto negativo.
Le molte iniziative realizzate dalle associazioni e dagli enti che operano in valle, durante l'anno, hanno richiamato numerosi visitatori. L'impegno profuso dalle associazioni per fornire al visitatore un servizio di accoglienza appropriato è risultato elogiabile.
La Val Resia, compresa nella più ampia minoranza linguistica slovena, negli anni si è posizionata, sul mercato turistico, a livello internazionale con gli ospiti di lingua slovena provenienti per lo più dalla vicina Repubblica di Slovenia.
Già nel 1975 sul Bollettino Parrocchiale di Resia "All'ombra del Canin/Ta pod Čaninawo sinco" l'allora redazione informava della visita alla Val Resia di professori del Ginnasio "Ravne" — Slovenia:
«Grande ammirazione in Piazza Tiglio. Una quarantina di professori del Ginnasio di Ravne — na Koroškem (Slovenia) sono venuti a visitare la nostra Resia.
Abbiamo fatto loro un'intervista lampo.
Perchè a Resia? "Ci sentiamo parenti prossiomi".
Ma come mai non capite il resiano? "Il vostro linguaggio è slavo arcaico, il nostro è sloveno moderno".
Come conoscevate Resia? "I vostri antenati venivano a Raune a vendere filo, bottoni, vetro, ditali e poi, ricordano i nostri anziani, anche degli arrotini".
Che vi sembra la Val Resia? "Lipa! Lipa!".
Come vedete siamo fatti oggetto di attenzione. Occorre pertanto aumentare la ricettività, occorre offrire del materiale per la conoscenza, necessita, lo ripetiamo ancora, amare la nostra lingua, parlarla senza paura, ricercare i vocaboli persi e… magari arrivassimo… tenere dei corsi serali per l'approfondimento del linguaggio, della grafia, ecc.».
Il progetto Spoznati Rezijo / Conoscere Resia che organizzò, nel 1991, questa forma di turismo linguistico, inizialmente attivato e promosso dall’Unione circoli culturali sloveni / Zveza slovenskih kulturnih društev e dalla Pro loco Val Resia, poi gestito dal Parco naturale delle Prealpi Giulie ed oggi dall'Associazione culturale museo della gente della Val Resia, ha fatto arrivare complessivamente a Resia circa 60 mila visitatori.
Nel 2009 i turisti sloveni, che hanno visitato Resia per le sue peculiarità culturali, ma soprattutto per il dialetto sloveno che vi si parla sono stati circa 7.000.
Il movimento turistico sloveno è oggi il più importante per la Val Resia e produce un interessante indotto economico in quasi tutti i mesi dell'anno. Ne beneficiano soprattutto la ricettività ma anche gli spazi aperti al pubblico, come musei e centri visite.
Per venire incontro alle esigenze dei visitatori sloveni in questi anni sono stati organizzati molti corsi di lingua slovena rivolti agli accompagnatori, agli operatori presso gli allestimenti espositivi e ai ristoratori che con entusiasmo hanno risposto a questa opportunità.
È proprio l’elemento lingua ad interessare maggiormente i visitatori sloveni che sono alla ricerca costante delle pubblicazioni in dialetto, dei cd di musica e canti tradizionali, di vario materiale che descriva la cultura resiana. Questo, per lo più, per una questione di conoscenza. Il dialetto sloveno della Val Resia è ancora quotidianamente parlato ed è per tutti i resiani una ricchezza e, come vediamo, anche un'attrazione turistica.
Il turismo non è un fenomeno marginale nella vita della comunità resiana, ma produce costantemente un processo di feedback della cultura, del paesaggio, della tavola e degli stili di vita. Ad esempio anche grazie alla spinta del turismo la cucina popolare resiana sta diventando "cultura gastronomica".
Il turismo può contribuire validamente a mantenere in vita e far rinascere le comunità di minoranza linguistiche ma non si deve pensare di non toccare nulla, non permettere nessuna modifica, congelando l'intera valle ed i suoi abitanti secondo il modello che l'immaginario collettivo ha di essa. Bisogna adattare le esigenze di comunità alle esigenze del turista, senza stravolgere, ma dando la possibilità al visitatore di fruire di ciò che gli è messo a disposizione nel miglior modo possibile.
La Val Resia oggi non può più essere considerata terra di confine ma parte dell’Europa unita dove il turismo oltre a contribuire all’economia locale aiuta a superare preconcetti legati alla storia passata.

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