Nuova legge sulle cave Comuni già in allerta

 
 
Prossima l'approvazione in Consiglio regionale della normativa sulle attività estrattive che prevede che la gestione delle cave sia interamente ad appannaggio della regione, togliendo così ai comuni il potere decisionale. Gli enti locali dovranno adeguare gli strumenti di pianificazione comunale e sovracomunale alle prescrizioni contenute nel Prae (Piano regionale attività estrattive) entro 180 giorni dalla sua pubblicazione. Nel caso in cui ciò non avvenga, la Regione invierà una diffida e il comune avrà ancora trenta giorni per l'adeguamento, allo scadere dei quali, se non avrà ancora provveduto, verrà inviato un commissario regionale per eseguire il compito al posto dell'amministrazione comunale. Questo provvedimento subentra alla legge 35 del 1986, che prevedeva che fosse il comune a decidere se aprire o meno una cava sul suo territorio.
Questa norma mette in allarme anche molti comuni delle Valli del Natisone in cui c'è un'intensa attività estrattiva che non ha portato nessun beneficio economico sul territorio, bensì solamente grandi disagi per gli abitanti e gravi danni geologici.
Nel comune di San Leonardo, ad esempio, le cave in attività sono già due nella località di Clastra ed è stata fatta richiesta per l'apertura di una terza. Il sindaco Giuseppe Sibau dichiara di non essere a conoscenza della normativa in fase di approvazione, non immaginando, quindi, nemmeno quale ricaduta possa avere nel suo comune.
Nel comune di Pulfero, recentemente si è riusciti, grazie anche all'opposizione del sindaco Piergiorgio Domenis, ad evitare l'apertura della cava sul monte Craguenza. Con la nuova legge, però, qualora qualcuno volesse aprire una cava in questa zona, il Comune e, di consegueza, cittadini non avrebbero nemmeno la possibilità di contrastare le scelte imposte dalla Regione.
Inevitabilmente, numerose sono le polemiche che vedono schierate su due fronti opposti i diversi partiti politici. Il consigliere di minoranza Giorgio Brandolin (Pd) afferma: «La legge che la maggioranza vuole far approvare prevede che la Regione autorizzi l'apertura delle cave, accogliendo le richieste dei privati, senza che le amministrazioni comunali possano esprimersi».
Inoltre, con il Piano regionale delle attività estrattive, saranno individuate dalla Direzione regionale competente le aree dei bacini estrattivi con una formulazione a maglie più larghe della precedente. Brandolin tiene, inoltre, a precisare: «Sicuramente la Regione non agirebbe mai nel di-sinteresse dei comuni, ma credo che spesso non si renda conto di quali siano le esigenze reali».
Anche per il consigliere Stefano Pustetto (Sinistra Arcobaleno) questa normativa nasconde molti rischi. «È necessario — afferma Pustetto — trovare una formula che permetta a una maggioranza qualificata di un Comune o di un territorio di impedire la realizzazione di opere impattanti non condivise».
Secondo la Giunta regionale, invece, come ha affermato l'assessore Luca Ciriani (Pdl), il ruolo del Prae è quello di stabilire il fabbisogno che è l'unico vero elemento di valutazione. Compito della Regione sarà, quindi, effettuare una pianificazione strategica, riaffermando, contrariamente a quanto si possa pensare, il ruolo centrale dei comuni.
Dello stesso avviso il consigliere regionale Alessandro Colautti (Pdl) secondo cui il comune avrà un ruolo fondamentale in fase autorizzativa. «È vero che il Prae sarà l'unico strumento in capo alla Regione con compiti di programmazione sovraordinata e di individuazione delle aree destinate all'attività estrattiva; con questa normativa, però, non si intende esautorare i comuni che avranno, invece, tutto l'interesse di partecipare attivamente al piano».

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