Tempi brevi per l’istituzione dei biotopi del Craguenza e del Joanaz

Le Valli del Natisone hanno una occasione storica per tutelare e valorizzare i loro tesori naturalistici con la creazione di un parco naturale regionale o di una rete di biotopi: ne è convinto il prof. Francesco Boscutti, docente associato di Botanica ambientale ed applicata all’Università di Udine. Per conto dei comuni di Pulfero e di Torreano, Boscutti sta portando avanti in Regione l’iter per l’istituzione di un biotopo sul monte Craguenza e per conto dei comuni di Torreano e Faedis di un nuovo biotopo sul monte Joanaz. L’intento è quello di sbarrare la strada alle mega pale eoliche del progetto «Pulfar». L’imminente istituzione di un biotopo sul sito della Craguenza provocherà infatti lo stop definitivo al progetto, sia perché la Regione per legge ha definito i biotopi aree non idonee per lo sviluppo delle energie rinnovabili, sia perché la normativa regionale prevede nei biotopi un divieto assoluto di edificazione.
«Ci troviamo nel classico caso in cui un male si può trasformare in bene: la paura per un progetto impattante e devastante ha fatto rendere conto a tre amministrazioni comunali dei tesori naturalistici che hanno sul territorio e dell’esigenza di tutelarli in modo non episodico – spiega il prof. Boscutti –. Questi prati di mezza quota, come la Craguenza, sono uno straordinario scrigno di biodiversità in cui sono presenti specie rare e vanno protetti non solo da progettiimpattanti, ma anche dall’abbandono del territorio e dall’espansione incontrollata del bosco. Questi ambienti hanno bisogno dell’uomo per essere mantenuti con lo sfalcio e con una presenza rispettosa come lo è stato nei secoli scorsi. Sul Joanaz andremo addirittura a strappare territorio al bosco per recuperare i prati, estirpando le conifere che erano state piantate negli anni ’70 in modo non coerente dal punto di vista paesaggistico ».
A che punto è l’iter per l’istituzione dei due biotopi?
«I sindaci hanno approvato la perimetrazione dell’area in cui verranno applicate le misure di tutela nei rispettivi territori. Insieme alla relazione scientifica redatta e sottoscritta da me, come esperto, la pratica è all’esame del Comitato tecnico scientifico regionale che dovrà valutare la congruità della richiesta. La Regione sta già svolgendo delle verifiche sul campo della perimetrazione. Mi attendo che il comitato tecnico scientifico si esprima nel giro di un mese. Se il parere sarà favorevole verrà emanato un decreto regionale di istituzione dei due biotopi».
Comunque il valore naturalistico di queste aree può essere dato per assodato, visto che ci sono già aree protette di questo genere nelle Valli del Natisone, come il monte Matajur e i prati di Tribil…

«Questi prati sono riconosciuti come habitat naturali di interesse comunitario e di grande valore. La Regione punta non solo a preservarne il valore naturalistico ma anche quello di ripristinare l’aspetto paesaggistico tradizionale delle Valli del Natisone. Una protezione attiva che richiede il necessario coinvolgimento degli agricoltori. Per dare un’idea, in un metro quadro dei prati della Craguenza e del Joanaz si possono trovare più di 40 specie diverse, tra le quali orchidee selvatiche e altre specie protette. Questa grande biodiversità vegetale sostiene anche quella animale, nutrendo gli impollinatori e gli insetti, foraggiando gli erbivori e costituendo un terreno di caccia per i predatori e per l’avifauna, ad esempio i rapaci e il Re di Quaglie che vive nascosto in questo habitat».
Non sarebbe logico che la necessità di proteggere e valorizzare tutta questa biodiversità vegetale e animale così diffusa nelle Valli del Natisone non sfoci nella costituzione di un parco naturale regionale o nell’ampliamento di quello delle Prealpi Giulie?
«L’Unione Europea ha posto agli stati membri l’obiettivo di arrivare entro il 2030 a tutelare il 30% del territorio con ambiti di protezione naturale. Questo traguardo nazionale ha ovviamente delle ricadute regionali e in Friuli-Venezia Giulia siamo fermi al 15-17% del territorio incluso in aree tutelate. È in corso un iter di individuazione di queste aree che hanno il massimo grado di tutela con i parchi naturali regionali, che attualmente sono due, quello delle Prealpi Giulie e quello delle Dolomiti Friulane. Esistono però altre forme di tutela di aree anche estese che si sta cercando di sviluppare, come le reti di biotopi. Il monte Mia e il monte Matajur sono già aree protette dal 1992 secondo la direttiva “Habitat” (cosiddette aree “Natura 2000”) che secondo il Piano paesaggistico regionale dovrebbero costituire un’unica rete ecologica gestita in maniera coerente. Si tratta insomma di creare un collegamento tra i prati di alta quota del Matajur con le foreste del monte Mia e i prati di mezza quota della Craguenza e del Joanaz fino ad arrivare ai prati planiziali di Firmano. L’istituzione di un parco sarebbe una eccellente iniziativa e se ne è parlato anche nell’ambito del contratto di fiume del Natisone. Si tratta di uno strumento molto potente, dotato di strutture di gestione territoriali, per comunicare all’opinione pubblica che le Valli del Natisone sono un ambito naturalistico prezioso che va non solo tutelato ma valorizzato. I biotopi invece sono gestiti direttamente dalla Regione, ancorché istituiti per iniziativa comunale. Non esistono ancora esperienze concrete di reti di biotopi, ma la Regione sta pensando alla loro istituzione e alla loro governance e un primo ambito di applicazione potrebbero essere proprio le Valli del Natisone».
Un parco nelle Valli avrebbe anche valenza transfrontaliera…
«Certamente. Faccio parte del comitato scientifico che gestisce la Riserva della biosfera transfrontaliera Mab Unesco che include il Parco nazionale sloveno del Triglav e il Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie. I colleghi sloveni hanno l’assoluta necessità di ridurre gli accessi al Parco del Triglav e la pressione antropica che ne consegue. Da questo possiamo trarre due insegnamenti: da un lato l’ampliamento di aree e percorsi naturalistici sul versante italiano verrebbe vista con molto favore dagli sloveni e si aprirebbe anche la prospettiva di una integrazione con l’area Mab Unesco; dall’altro proprio l’esperienza del boom turistico dell’Alta Valle dell’Isonzo e della Val Trenta dimostra quanto importante sia l’aspetto naturalistico per la crescita economica e del turismo su un territorio».
Si possono superare quelle paure che vedono nell’istituzione di un parco una ingessatura del territorio?
«Assolutamente sì. Dagli anni ’90 si è capito che per proteggere le specie animali e vegetali bisogna proteggere la loro casa, quello che gli esperti chiamano habitat. E nelle Valli del Natisone questo habitat straordinario è stato creato dall’uomo che sfalciava i prati per alimentare l’allevamento nel quadro di una agricoltura di sussistenza di cui anche la caccia era parte. Oggi, quindi, preservare l’ambiente in un parco naturale significa impegnarsi per tutelare e sviluppare le attività agricole e per integrare la caccia nel mantenimento degli equilibri dell’ecosistema. I cacciatori sanno che mantenere degli ambienti aperti contrastando la crescita del bosco fa crescere la selvaggina e sono quindi dei preziosi alleati nel mantenimento del territorio».
Roberto Pensa
Avtor članka, Roberto Pensa se osredotoča predvsem na varstvo narave in možnosti razvoja območja Nediških dolin, manj pa na politične ali ekonomske vidike. Tematika je prikazana, kot intervju profesorja Francesca Boscuttija, pri katerem je razvidno osebno mnenje in zanimanje na rešitev glede projekta “Pulfar”.
Gospod Boscutti poudarja, da Nediške doline imajo pomembno priložnost za zaščito svojih naravnih bogastev z ustanovitvijo biotopov ali celo regionalnega naravnega parka. Trenutno poteka postopek za vzpostavitev dveh biotopov (na Kraguojnci in Joanacu), kar bi med drugim preprečilo gradnjo velikih vetrnih elektrarn. Ta območja so zelo bogata z Ta območja so zelo bogata z biodiverziteto različnih rastlin in živali, zato jih je treba zaščititi. Poleg varovanja pred posegi je pomembno tudi redno vzdrževanje, saj bi se sicer zaradi zaraščanja njihova naravna vrednost zmanjšala.
Postopek je že v teku na regionalni ravni, kjer preverjajo ustreznost predlogov. Območje ima že danes velik naravni pomen, saj vsebuje številne redke rastlinske in živalske vrste, katere so hkraati tudi zaščitene. Cilj je povezati različna zaščitena območja v širšo ekološko mrežo.
Intervju izpostavlja tudi možnost ustanovitve naravnega parka, ki bi pomagal pri zaščiti narave in razvoju turizma, tudi v čezmejnem sodelovanju s Slovenijo. Ob tem gospod Boscutti poudarja, da park ne pomeni omejitev, ampak priložnost za razvoj, zlasti za kmetijstvo in trajnostno upravljanje prostora.
Prevod in povzetek: D. D.









