No a nazionalismo e militarismo_Odprto pismo papežu Frančišku

PierluigiNel centenario del primo conflitto mondiale deve giungere forte e chiaro il messaggio che è profondamente sbagliato ritenere la guerra uno strumento valido per risolvere i problemi e che “la contrarietà alla guerra non si esprime soltanto con le parole, ma anche con scelte politiche e di vita personali conseguenti”. Tanto più in una situazione internazionale, definita da papa Francesco, come “terzo conflitto mondiale in atto”. Lo scrivono undici sacerdoti del Friuli Venezia Giulia e del Veneto in una lettera a papa Francesco nell’imminenza della sua visita a Redipuglia, il prossimo 13 settembre, per ricordare i morti di tutte le guerre. Il documento è stato presentato alla stampa venerdì 5 settembre nel centro “Balducci” a Zuliano (Udine). Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Andrea Bellavite, Luigi Fontanot, Alberto De Nadai, Renzo De Ros, Albino Bizzotto e Antonio Santini si dicono dispiaciuti per come la visita è stata organizzata. “Tutti – sottolineano – attendevano con ansia e intenso desiderio una tua visita in occasione del centenario dell’inizio della prima guerra mondiale che ovunque, ma in particolare nelle nostre terre, ha seminato morte, distruzione e avvelenato quasi fino a oggi le relazioni tra i popoli e le nazioni che vivono in questo lembo d’Europa. Ma l’organizzazione dell’Ordinariato Militare ha sostanzialmente reso impossibile non solo l’indispensabile preparazione, ma perfino la stessa presenza all’evento”. Infatti, denunciano, le diocesi locali “sono state coinvolte esclusivamente come distributrici di biglietti, per la partecipazione ufficiale di pochi alla celebrazione”. Gli undici preti scrivono al pontefice che nel centenario della prima guerra mondiale ci sono due tentazioni da evitare: la prima è “la ricerca e ricostruzione di strategie belliche”, la seconda è quella dell’uso di quell’immane tragedia per scopi turistici. Quindi fanno presente che lo stesso ossario di Redipuglia “esalta proprio quella retorica nazionalista e militarista, che è stata una delle tante cause dell’orrenda carneficina”. Il monumento, ricordano, è stato voluto e inaugurato da Mussolini. “La struttura architettonica è finalizzata all’esaltazione dell’eroismo in battaglia; le tombe del Duca d’Aosta e dei quattro generali sono collocate davanti ai centomila che da morti sembrano dire ‘presente’, come scritto sulla loro tomba; quindi pronti a combattere di nuovo per l’idolo fascista di una ‘patria’ che non ha nulla a che fare con la ‘Patria’ delle donne e degli uomini che s’impegnano per la giustizia, la libertà, la democrazia, i diritti umani uguali per tutti… Secondo noi il ‘milite ignoto’ è, invece, la condanna più decisa della guerra, perché cancella perfino il nome e il volto di un essere umano”. Proprio per questo gli undici autori della lettera confidano che Francesco “sappia evidenziare un modo diverso e alternativo di ricordare un’intera generazione di giovani mandati al massacro nella guerra di trincea”.Centenario in questo crocevia d’Europa vuol dire, concludono, “ritrovare la gioia della comunione nella ricchezza delle diversità delle culture e delle lingue”.

Teden dni pred obiskom papeža Frančiška v Redipulijo, je enajsterica duhovnikov iz Furlanije Julijske krajine in Veneta naslovila na svetega očeta odprto pismo, v katerim pozdravlja pobudo za skupno molitev za mrtve v vseh vojnah in mir ob stoletnici prve svetovne vojne. Obenem pričakuje, da bo poglavar rimsko katoliške cerkve postavil „nepotebno morijo“ izpred stotih let v pravo luč, mimo vsake nacionalistične retorike in poveličevanja vojnih dogodkov. „Naj bo za naše kraje stoletnica, ki jo obeležujemo, priložnost, da postavimo temelje srečnega skupnega življenja, zavedujoči se neprecenljive vrednosti vseh jezikov in kultur,“ poudarjajo duhovniki.

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