
L’integrazione delle rette delle case di riposo fa esplodere i costi. Appello alla Regione!
La spesa sociale mette a rischio la stabilità di bilancio di alcuni piccoli comuni montani delle Valli del Natisone. Basta dare un’occhiata al progetto di riparto dei costi dell’Ambito socio assistenziale di Cividale per il 2026 per capire il livello dell’allarme tra gli amministratori locali, da cui scaturisce una richiesta immediata di aiuto alla Regione e di revisione dei criteri di ripartizione per il lungo termine.
A destare preoccupazione è in particolare l’ambito degli anziani e in particolare dell’integrazione delle rette di ricovero in casa di riposo per quei cittadini che si trovano in una situazione di disagio economico. Laddove l’importo della pensione e il patrimonio della persona ricoverata in casa di riposo non siano sufficienti a coprire le rette, la parte mancante deve essere infatti assicurata dal comune di residenza.
Per i comuni più piccoli, anche il ricovero di una sola persona in più in casa di riposo, in condizioni di necessitare di un supporto economico, può creare uno scostamento di bilancio notevole che mette in crisi la programmazione finanziaria municipale. Inoltre, al di là degli importi in valore assoluto che i comuni devono pagare annualmente all’Ambito socio assistenziale, se si spinge l’analisi prendendo in considerazione il numero di residenti e la spesa sociale pro capite, emergono differenze grandissime difficilmente giustificabili in termini di equità.
Prendiamo ad esempio due grandi comuni dell’Ambito socio assistenziale come Cividale del Friuli e Manzano. La Città ducale dovrà versare all’Ambito nel 2026 la cifra di 580.665 euro, mentre la Città della Sedia 276.534 euro. Se teniamo conto del numero di residenti, ne viene fuori una spesa sociale pro capite rispettivamente di 53 e 23 euro. Già si nota che Cividale deve spendere (per lo stesso livello di servizi, per entrambi garantito dall’Ambito socio assistenziale) più del doppio di Manzano, ma la situazione diventa esplosiva se si prendono in considerazione i piccoli comuni montani.
Stregna deve spendere 184 euro per ogni cittadino, Manzano solo 23
Pulfero dovrà versare all’Ambito nel 2026 93.183 euro, che per i suoi 838 abitanti fa una spesa sociale pro capite di 111 euro; a Grimacco si sale a 116 euro; a Savogna a 146 euro; a Drenchia a poco meno di 154 euro; il record tocca a Stregna con poco meno di 184 euro a persona.
Certo, ci sono comuni “fortunati” anche in area montana: San Pietro al Natisone, per esempio, nel bilancio previsionale dell’Ambito socio assistenziale del 2026 dovrà pagare poco più di 17 euro per abitante, Prepotto 21, San Leonardo e Torreano circa 38 euro per abitante.
Il problema riguarda soprattutto il ricovero in casa di riposo di cittadini non autosufficienti a livello economico. Per dare una idea della variabilità di questa voce di spesa, Drenchia, ad esempio, passa da 2.737,18 euro nel 2025 a 9.361,54 nel 2026 con un incremento del 242%, Savogna cresce da -2.910,89 a 37.563,66 (con un aumento del 1390%!!!), Pulfero passa da 38.707,92 a 60.682,31 con un +56,77%.
Da qui la mobilitazione dei sindaci dei piccoli comuni, che si sono rivolti alla Regione per chiedere dei supporti straordinari oppure criteri diversi di riparto della spesa sociale che introducano elementi di maggiore equilibrio tra i comuni nella spesa sociale.
Pulfero e Savogna: Costretti a tagliare servizi essenziali
La cosa peggiore è che queste cifre sono come un terno al lotto e sfuggono a qualsiasi programmazione. «Nel riparto del 2025 avevamo avuto addirittura un rimborso di 2.910 dall’Ambito perché una persona sostenuta dal Comune per le rette della casa di riposo era venuta a mancare in corso d’anno riducendo così la spesa – spiega la sindaca di Savogna, Tatiana Bragalini –. Per il 2026, invece, abbiamo due cittadini in queste condizioni e si prospetta il ricovero di un terzo. Quindi nel preventivo per l’assistenza agli anziani abbiamo una maggiore spesa di oltre 40 mila euro».
Insomma, le casse comunali sono in balia del fato, perché un ricovero in più in casa di riposo, il sopraggiungere di una disabilità o il fatto che delle persone adulte necessitino di supporto sociale cade sul singolo comune che ha queste persone residenti. Gli effetti sono però ben diversi su un comune grande rispetto ad uno piccolo di montagna. «Comuni come Cividale e Manzano hanno in bilancio entrate proprie che si vanno ad aggiungere ai trasferimenti della Regione, legate alla presenza di attività economiche, alle nuove edificazioni ecc.. – precisa Bragalini – e questo aiuta molto ad affrontare la variabilità di queste spese sociali. In un piccolo comune una variazione di decine di migliaia di euro da un anno all’altro mette il sindaco nella condizione di dover tagliare servizi essenziali, dal momento che le spese correnti sono ormai ridotte all’osso, dopo che si è proceduto all’efficientamento energetico degli edifici comunali e dell’illuminazione pubblica. Con 40 mila euro, per esempio, dovrei pensare a rinunciare ad un dipendente comunale, con conseguente taglio o contrazione di servizi essenziali».
«Le quote a nostro carico per l’integrazione alle case di riposo sono sempre più onerose e insostenibili – conferma il sindaco di Pulfero, Camillo Melissa –. Quest’anno, mettendo vicino anche la quota per il servizio sociale, si arriva a poco meno di 81 mila euro. La previsione per il prossimo anno supera i 90 mila euro. Cifre che mettono a rischio la chiusura del bilancio comunale. Ed andrà sempre peggio: ci sono sempre più persone anziane non autosufficienti che non riescono a pagare i 2 mila euro al mese della retta in casa di riposo. L’unica soluzione sta o in una riforma normativa della Regione che cambi i criteri di riparto o in una integrazione di risorse per i comuni più fragili.
Per far fronte a questo esborso dovremo tagliare altri servizi, anche a favore degli anziani. Come Comune, ad esempio, garantiamo il trasporto degli anziani soli per fare la spesa o andare a fare visite specialistiche. Fino al 2023 erano garantiti da fondi regionali, poi con l’inserimento delle Valli del Natisone nelle aree interne, a causa dei gravi ritardi dello Stato nel trasferimento dei fondi, abbiamo dovuto provvedere direttamente con risorse comunali. Già per chiudere il bilancio di quest’anno abbiamo dovuto tagliare molti capitoli di spesa essenziali. Siamo un comune con pochi abitanti, ma molto vasto e con moltissime frazioni: l’illuminazione pubblica, il mantenimento dell’ambulatorio medico e del dispensario farmaceutico sono molto impegnativi ».
Drenchia: entro 6 mesi comune alla paralisi
«Quando ho ricevuto il riparto dell’Ambito socio assistenziale, sono letteralmente saltato sulla sedia – racconta il sindaco di Drenchia, Francesco Romanut –. Pochi giorni dopo aver ricevuto il riparto, una persona anziana interessata è deceduta e ne è rimasta una sola, riducendo il carico a livelli sostenibili anche se a fatica e tagliando al massimo i servizi. Ma se capita un altro cittadino anziano che deve andare in casa di riposo e ha bisogno della compartecipazione del Comune, io chiudo “baracca e burattini”. Stiamo raschiando il fondo. Purtroppo le regole per i riparti di questi costi non tengono assolutamente in considerazione la realtà del territorio. E non vedo all’orizzonte delle notizie che potrebbero confortarci. Drenchia ha il reddito pro capite più basso del Friuli Venezia Giulia, ha una popolazione anziana e con pensioni basse. Non abbiamo entrate proprie, fatta eccezione per i 13 mila euro l’anno del canone di locazione del Rifugio Solarie, riaperto solo di recente. I dipendenti comunali sono solo 2. Stiamo lavorando sulla fusione col comune di Grimacco per migliorare la situazione giovandoci di risparmi e incentivi regionali. Porteremo la delibera in consiglio comunale già il 18 dicembre. Dopo la metà del 2026 non saprei proprio come portare avanti il comune».
Roberto Pensa
Sofinanciranje domov za ostarele dviguje stroške – pozivamo Deželo!
Naraščajoči stroški socialne oskrbe vse bolj ogrožajo proračunsko stabilnost nekaterih majhnih gorskih občin v Nediških dolinah. Že prvi vgled v predlog razdelitve stroškov socialno-varstvenega območja Čedada za leto 2026 razkrivje veliko zaskrbljenost okalnih uprav, ki opozarjajo na večja tveganja za občinske proračune ter od dežele zahtevajo takojšnje izredne ukrepe in dolgoročno sprememb meril razdelitve.
Osrednje breme predstavlja sofinanciranje oskrbnin v domovih za ostarele za prebivalce v slabem finančnem položaju. Kadar pokojnina in premoženje ne zadoščata za kritje stroškov bivanja, mora manjkajoči del zagotoviti občina stalnega prebivališča. V majhnih občinah lahko že malenkost povzroči proračunski primanjkljaj in resno ogrozi finančno načrtovanje. Analiza obenem razkriva tudi velike razlike v socialni porabi na prebivalca, ki jih je z vidika pravičnosti težko utemeljiti.
Neenakosti so očitne že ob primerjavi večjih občin. Čedad bo leta 2026 socialno-varstvenemu območju prispeval 580.665 evrov, Manzan pa 276.534 evrov. Ob upoštevanju števila prebivalcev to pomeni 53 evrov socialne porabe na prebivalca v Čedadu in le 23 evrov na Manzanu, kljub temu da oba prejemata enako raven denarne podpore. Čeprav je razlika že tu izrazita, postane položaj povsem kritičen ob pogledu na majhne gorske občine.
Srednje 184 evrov na prebivalca, Manzan le 23 evrov
Razlike v socialni porabi na prebivalca so zelo očitne. Med večjimi občinami bo Čedad leta 2026 socialno-varstvenemu območju prispeval 580.665 evrov, kar pomeni približno 53 evrov na prebivalca, medtem ko bo Manzan prispeval 276.534 evrov oziroma le 23 evrov na prebivalca, kljub temu da je raven storitev za vse občine enaka.
Še večje neenakosti se pokažejo v manjših gorskih občinah. Podbonesec bo dosegel 111 evrov na prebivalca, Garmak 116, Sauodnja 146, Dreka skoraj 154, najvišji znesek pa beleži Srednje, skoraj 184 evrov na prebivalca. Obstajajo tudi ugodnejši primeri, kot so Špeter (17 evrov na prebivalca), Prapotno (21 evrov), ter Sv. Lenart in Tovorjana (okoli 38 evrov), kjer stroški ostajajo bistveno nižji.
Glavni razlog za tako velike razlike je število starejših, ekonomsko nesamostojnih oseb, ki potrebujejo namestitev v domovih za ostarele. Ti izdatki se lahko iz leta v leto močno spreminjajo, kar še dodatno otežuje stabilno načrtovanje občinskih proračunov.
Podbonesec in Sauodnja: prisiljena prekinitev osnovnih storitvev
Največja težava je nepredvidljivost teh stroškov, ki onemogoča dolgoročno proračunsko načrtovanje. Kot pojasni županja Savodnje Tatiana Bragalini, je občina leta 2025 celo prejela vračilo sredstev za sofinanciranje namestitve v domu za ostarele, ker ena od oseb pomoč ni izkoristila, kar je znižalo izdatke. Za leto 2026 pa imajo že dva potrjena primera in se priključi še tretji, kar pomeni več kot 40 tisoč evrov dodatnih izdatkov za oskrbo starejših.
Vsaka nova namestitev, pojav invalidnosti ali potreba po socialni podpori neposredno bremeni občino stalnega prebivališča. Učinki so različni: večje občine, kot sta Čedad in Manzan, lahko stroške lažje pokrivajo zaradi lastnih prihodkov, gospodarskih dejavnosti in novih gradbenih projektov. V majhnih gorskih občinah pa že sprememba za nekaj deset tisoč evrov pomeni nujne omejitve v osnovnih storitvah, vključno z zmanjšanjem števila zaposlenih, kar neposredno vpliva na delovanje občine.
Podobno opozarja župan Podbonesca Camillo Melissa. Letos bodo skupni stroški za sofinanciranje domov za ostarele in socialno službo dosegli skoraj 81.000 evrov, prihodnje leto pa bodo presegli 90.000 evrov, kar resno ogroža zaprtje občinskega proračuna. Občina se sooča z naraščajočim številom starejših, ki ne zmorejo plačati približno 2.000 evrov mesečne oskrbnine, zato bo morala poseči tudi v druge storitve, kot so prevozi starejših za nakupe in zdravstvene preglede, ki so do leta 2023 financirani iz deželnih sredstev, zdaj pa jih mora občina kriti sama.
Občina je majhna in finančno omejena, zato ne more v celoti pokrivati javnih prostorov ali lekarne, ki predstavljajo velike stroške glede na njihovo dejansko uporabo. Župani opozarjajo, da brez spremembe meril razdelitve stroškov ali dodatne pomoči dežele majhne občine ne bodo sposobne ohranjati osnovnih storitev in bodo prisiljene dodatno krčiti že omejene proračunske postavke.
Dreka: občina pred paralizo v šestih mesecih
Položaj v Dreki je skrajno resen. Župan opozarja, da bi že en nov primer sofinanciranja bivanja v domu za ostarele lahko popolnoma ohromil delovanje občine. Dreka ima najnižji dohodek na prebivalca v Furlaniji – Julijski krajini, starajoče se prebivalstvo, nizke pokojnine in skoraj nobenih lastnih prihodkov.
Občina ima le dva zaposlena, edini stalnejši prihodek pa predstavlja skromen najem planinskega doma Solarie, ki je bil ponovno odprt šele pred kratkim. Zaradi omejenih virov in naraščajočih obveznosti Dreka razmišlja o združitvi z Garmakom, da bi znižala stroške in izkoristila deželne spodbude.
Brez spremembe pravil razdelitve stroškov ali dodatne finančne pomoči dežele občina po sredini leta 2026 ne vidi realne možnosti za normalno nadaljevanje svojega delovanja.









