La tutela delle identità è un obbligo per i cristiani

 
 
Nel solco della millenaria tradizione aquileiese e delle iniziative degli ultimi decenni volte alla riscoperta ed alla valorizzazione delle lingue e delle culture presenti sul proprio territorio, la Chiesa Udinese ha istituito, all’interno del Consiglio diocesano della cultura, la Commissione per le identità.
Il terreno di confronto e di lavoro proprio della Commissione, ha spiegato il delegato diocesano per la Cultura, don Alessio Geretti, nel corso della prima riunione, che ha avuto luogo il 14 aprile scorso con la partecipazione dell’arcivescovo, mons. Andrea Bruno Mazzocato, «è quel mosaico di culture e lingue di cui il Friuli è costituito, capaci di pacifica interazione e, fin dalle origini della storia del patriarcato aquileiese, valorizzate anche per la loro forza di trasmettere la visione cristiana della vita». Compito della Commissione, ha sottolineato don Geretti, è «di continuare l’opera della nostra Chiesa in favore della tutela e valorizzazione delle identità storiche presenti sul territorio e di preparare positive interazioni con le nuove identità che iniziano a popolare il Friuli».
Ma cos’è, come si può definire l’identità culturale? Per rispondere a questo quesito nella relazione per l’apertura dei lavori della Commissione si fa riferimento all’enciclica di Giovanni Paolo II Centesimus annus, dove tra le strutture che compongono l’identità culturale ci sono la lingua materna, le memorie, i riti, i miti, i simboili, i testi, gli usi, le gerarchie di valori…». La posta in gioco per il lavoro della Commissione, dunque, «è in primo luogo consolidare la nostra consapevolezza che il patrimonio di lingue, memorie, simboli e usi propri di ogni tradizione culturale presente in Friuli, esprime una visione del senso della vita umana intimamente impregnato dalla fede cattolica e in qualche misura capace di trasmettere quella stessa fede per mezzo delle sue forme».
Parole e concetti che possono sembrare astrusi, ma che tradotti in linguaggio corrente esprimono quanto avvenuto nella Slavia e in tutto il Friuli dove il messaggio evangelico si è incarnato nella lingua e nella cultura del popolo e le ha rese capaci di esprimere e trasmettere la fede. Da questa felice combinazione è nata una grande eredità di tradizioni, canti, preghiere, narrazioni, usanze che costituiscono un prezioso patrimonio che fa parte dell’insostituibile bagaglio culturale dell’identità degli sloveni, dei friulani e dei tedeschi presenti nell’arcidiocesi. La perdita, l’abbandono o anche la deformazione di questi elementi rappresenta un danno all’identità delle persone e delle comunità.
Da qui scaturisce l’impegno della Chiesa Udinese a valorizzare il patrimonio linguistico e culturale di tutte le comunità presenti al suo interno.
«Il rispetto, la tutela e la valorizzazione di ogni cultura e di ogni lingua — si legge nella relazione presentata alla Commissione per le identità — appartiene al nucleo dei diritti naturali di ogni essere umano e di ogni popolo, e, in quanto tale, è un punto sul quale i cristiani hanno il dovere di impegnarsi e l’obbligo morale di reagire ad ogni mortificazione, disprezzo, sopruso e violenza».

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