
Qualsiasi cosa succeda, sarà tutto molto veloce…whatever happens, it will all happen very quickly: sembra questa la sensazione che prevale nella pubblicistica d’oltre Atlantico. Per questo motivo la rielezione di Trump alla Casa Bianca starebbe scatenando una sorta di «assalto alla diligenza », quasi in stile western anni ’50, però con le lagune della Florida sullo sfondo, piuttosto che i deserti dell’Arizona.
Miliardari in conflitto di interessi, politici riciclati, parenti semi-sconosciuti, ex amici di infanzia, vicini invidiosi… La corte di Mar-a-Lago si è movimentata in una frenesia che aumentava via via che ci si avvicinava alla data di insediamento.
Ed è, questo, proprio il dato caratterizzante, come rilevano certi analisti: quali saranno le conseguenze sulla seconda e ultima presidenza trumpiana?
Imprevedibile ed estremista, «rottame senza possibilità di rottamazione », o al contrario pacificatore universale e, comunque lo si guardi, simbolo della ribellione contro un insopportabile establishment culturale che da quasi un secolo manipola le coscienze… se ne leggono di tutti i colori.E ancora: uomo senza morale o genio dell’antipolitically correct, buon padre di (una numerosa) famiglia, genio geopolitico, sebbene bocciato in geografia, e pronto a invadere Groenlandia e Panama, capace (a parole) di rabbonire Putin, revisionista, anzi negazionista climatico ma fan delle auto elettriche del suo principale grande elettore, nonché lobbista delle rinnovabili. Qualunque cosa sia, lo sapremo presto, appunto.
In realtà le preoccupazioni rispetto al nuovo e rieletto presidente non sono del tutto infondate. È comunque la persona più potente al mondo, anche se l’esperienza del precedente mandato fa pensare a una presidenza non così movimentata, né così drammatica. Solo fumo negli occhi, sparate di chi in realtà non ha idea, diversivi per distrarre, con l’obiettivo reale di prendere tempo … Ma perché prendere tempo?
La sua presidenza – già di per sé breve, come prevede la legge in America – sarà ancora più breve: i tempi degli insediamenti (per lui oggi, e in futuro per il suo inevitabile successore), delle varie procedure formali necessarie per rendere effettiva la governance (in America abbastanza laboriose, che realizzano i principi del checks and balances) riducono di fatto, e di molto, i quattro anni presidenziali. Soprattutto bisogna considerare che ben presto, già nel ’26, cominceranno le schermaglie, le manovre, le raccolte fondi per le nuove primarie anche per i repubblicani – primarie rispetto allequali il presidente in carica difficilmente potrà esercitare molta influenza, considerando i meccanismi che ne sono alla base –, tanto che i vari candidati, i protagonisti della politica del prossimo futuro, inevitabilmente finiranno per fargli ombra (fatto che conoscendo il nostro si profila come problematico). Alcuni prevedono una rottura all’interno dello stesso great old party (come i repubblicani amano definire se stessi), che del resto non aveva mai digerito del tutto il ciclone Trump. Questo senza considerare le elezioni di «mid term», anch’esse calendarizzate al prossimo anno, che – almeno così si prevede – dovrebbero riportare alla maggioranza i democratici almeno al Senato (dove già adesso the Donald può contare su una risicatissima maggioranza). Alcuni prevedono addirittura nuovi tentativi di impeachment che in passato erano andati a vuoto, che a quel punto potrebbero indebolire ulteriormente un presidente a fine corsa.
È questa forse la spiegazione delle frenetiche corse a Mar-a-Lago alla vigilia dell’insediamento, tutti a cercare di incassare qualcosa, di avere velocemente indietro quello che avevano speso, o investito, in soldi o in ideologia, forse perché è fin troppo prevedibile che «the Donald» impiegherà i non molti mesi che gli restano da presidente per riconciliarsi con lo stesso …establishment, per procurarsi qualche immunità, tra una sparata e l’altra, magari scambiando la Green… landiaper un campo da golf, per sperare in un post termabbastanza tranquillo. Una presidenza fondamentalmente debole, del resto già resa problematica da una transizione colma di tensioni, usata da molti per i vari scarica barile – in realtà l’unico dato certo nello scenario globale degli ultimi anni, che sembra incoraggiare i vari contro-poteri del mondo globale ad approfittare dei momenti di incertezza delle istituzioni internazionali, impegnate in una sequenza di cambiamenti.
Igor Jelen








