
Procedere con la massima decisione e celerità nella direzione di un rafforzamento della collaborazione transfrontaliera tra Benecia e Valle dell’Isonzo; l’invito alla Comunità di montagna del Torre e del Natisone a porsi alla testa di questo processo: questa l’opinione largamente prevalente tra i sindaci che vedono di buon occhio la creazione di un Gect (Gruppo europeo di cooperazione territoriale) al pari di quello che hanno già realizzato Gorizia, Nova Gorica e Šempeter e di quello che stanno realizzando una decina di comuni del Carso sloveno e italiano, tra cui anche Trieste.
Questo dibattito è stato fortemente accelerato dalla visita a San Pietro al Natisone della presidente della Repubblica di Slovenia, Nataša Pirc Musar.
A lanciare il fatidico «sasso nello stagno» è stato il presidente della Comunità di montagna del Torre e del Natisone (nonché sindaco di San Leonardo), Antonio Comugnaro: «Sono due le motivazioni che mi hanno spinto a parlare del tema della collaborazione transfrontaliera nel mio indirizzo di saluto alla presidente slovena. Il primo è che la programmazione europea può offrire importanti risorse finanziarie, imprescindibili per affrontare le sfide dello sviluppo economico, sociale e culturale su entrambi i versanti del confine. Il secondo motivo è che, nonostante i rapporti di grande amicizia e cordialità che solidamente uniscono gli amministratori locali del Torre e del Natisone con quelli della Valle dell’Isonzo, negli ultimi 10 anni i progetti europei che ci hanno visti impegnati insieme hanno raccolto purtroppo solo una piccolissima parte di quello che si sperava».
«Ancor prima di immaginare nuove forme istituzionali di collaborazione come il Gect, che sicuramente hanno una loro validità e anche un loro fascino nell’intento di rendere i confini sempre più una linea che unisce e non divide – prosegue Comugnaro –, vanno poste delle solide premesse. Occorre in particolare una organica e profonda riflessione e verifica con gli amici sindaci della valle dell’Isonzo dei rispettivi obiettivi strategici di sviluppo territoriale per individuare le finalità e i settori che potrebbero essere alla base della nascita di nuove istituzioni transfrontaliere, che si giustificano solo se sono un valore aggiunto nell’ottenere risorse europee e non un appesantimento burocratico. In alternativa bisogna capire in che modo si possa realizzare una progettualità più efficace e meno episodica anche al di fuori di una cornice istituzionale. Quello che non ci possiamo permettere è di sprecare occasioni di investimento, di crescita e di rinascita in questo meraviglioso ambito delle Alpi e Prealpi Giulie».
«Se ne faccia carico la Comunità»
L’idea di costituire un Gect (Gruppo europeo di cooperazione territoriale) tra Benecia e Posočje si fa largo tra i primi cittadini delle valli del Natisone e del Torre.
«Abbiamo un’ottima collaborazione con il comune di Bovec, con cui siamo gemellati fin dal 18 giugno 2005 e ci apprestiamo pertanto a celebrare il 20° anniversario di questo rapporto – spiega il sindaco di Tarcento, Mauro Steccati. Collaboriamo in occasione di alcune manifestazioni al di qua e al di là del confine e ci interfacciamo sui problemi comuni. Avvertiamo però anche noi la necessità di trovare uno spazio istituzionale in cui soprattutto accelerare la collaborazione sui progetti europei per affrontare le problematiche comuni. Si tratta di una questione sovracomunale che a mio avviso dovrebbe essere sviluppata all’interno della Comunità di montagna, anche per potersi presentare ai partner sloveni come un interlocutore unico. Se andiamo avanti in ordine sparso come 15 comuni, si disperderebbero risorse ed energie con inevitabile duplicazione di sforzi burocratici».

«È così ovvio che sembra di dire una banalità – evidenzia il sindaco di Attimis, Maurizio Malduca –. È urgente e improcrastinabile che si vada nella direzione di trovare un assetto istituzionale per la collaborazione transfrontaliera. I fondi europei devono diventare una primaria fonte di finanziamento per lo sviluppo del nostro territorio. Con i vicini sloveni ci accomunano non solo tante esigenze e problemi del territorio ma anche tanti legami culturali. Pensiamo al turismo: è inutile mettere in campo tante iniziative se non sono coordinate assieme alla valle dell’Isonzo. Avere un tavolo istituzionale comune favorirebbe senz’altro molte progettualità, ma anche semplificherebbe enormemente la progettazione, senza dover andare ogni volta a caccia di partenariati come avviene adesso per cercare fondi europei. Credo che tocchi alla Comunità di montagna prendere l’iniziativa. Penso che per avere più peso specifico andrebbe coinvolto anche il comune di Cividale, non escluderei anche Udine. Tutto ciò che può dare forza ai nostri progetti è benvenuto».
«I rapporti con i comuni sloveni della Valle dell’Isonzo sono ottimi – spiega il sindaco di Pulfero, Camillo Melissa – specie con Kobarid, ma alcuni problemi comuni del nostro territorio fanno fatica ad essere affrontati e risolti perché manca una sede in cui le questioni vengono affrontate in modo continuativo. Faccio un esempio concreto. Il comune di Pulfero ha una notevole proprietà boschiva sul Monte Mia che, grazie ad un progetto partito nel 2016, dava anche una considerevole entrata al Comune grazie alla coltivazione del bosco da parte di un’azienda privata. Per accedere a questi fondi bisogna utilizzare la pista forestale che sale dal versante sloveno. La strada privata è stata chiusa 2 anni fa. Nonostante la disponibilità del sindaco di Kobarid ad espropriare la strada e renderla pubblica, siamo ancora in attesa. Insomma, se il clima è ottimo, per avere maggiore concretezza bisogna evidentemente cambiare marcia». Sui progetti europei «anche i vicini Comuni sloveni sono in difficoltà e ce ne sono stati diversi che non hanno ottenuto l’approvazione – spiega Melissa –, soprattutto dove si vanno a chiedere fondi più ingenti per realizzare progetti di più ampio respiro. Bisogna evidentemente continuare a insistere sviluppando interessi comuni su alcune tematiche che investono entrambi i lati del confine». Sul Gect, Melissa esprime alcune perplessità: «Per realizzarlo bisognerebbe pensare ad una area più vasta. I nostri rapporti fino ad ora sono con un numero limitato di comuni sloveni. Ad ogni modo l’unico soggetto attuatore può essere la Comunità di montagna che potrebbe allargare la collaborazione anche al Tarvisiano. Sicuramente, sfruttando la possibilità del Gect di avere personale proprio, andrebbe creata una struttura stabile di progettazione europea, come succede ad esempio a Caporetto».
Pure Alan Cecutti, sindaco di Taipana, fa qualche riflessione critica, anche sulla base del precedente fallimento del progetto di un «Cluster» transfrontaliero al quale tra il 2018 e il 2019 avevano aderito 25 Comuni (21 sul versante italiano e 4 su quello sloveno), ma poi non finanziato nell’ambito dell’Interreg.
«La situazione di spopolamento della nostra montagna ha raggiunto ormai un livello di non ritorno – spiega –. Comincio a dubitare seriamente che la dimensione media dei progetti europei Interreg, qualche milione di euro, possa essere sufficiente ad innescare un percorso di rinascita. Bisognerebbe ormai ragionare in termini di piani da decine di milioni di euro, che offrano sensibili vantaggi a chi decide di risiedere in montagna. Piani che, oltre le istituzioni pubbliche, come Regione e Stato, dovrebbero coinvolgere e incentivare le imprese nell’aprire piccoli insediamenti produttivi in quota». Il confronto con la Slovenia può essere estremamente importante, perché anche alcune zone dell’Alta Valle dell’Isonzo hanno problemi analoghi alla Benecia, ma riescono a dare delle risposte più efficaci. «Penso al paese di Breginj, di dimensioni e caratteristiche non dissimili da Taipana – conclude Cecutti –. Lì, grazie ad una piccola fabbrica, che offre una ventina di posti di lavoro, sono riusciti a trattenere le famiglie giovani. Il paese ha il suo negozio di alimentari, i suoi servizi, la scuola non rischia la chiusura. L’Italia dovrebbe studiare le condizioni economiche e normative che permettono questa maggiore resilienza dei paesi montani in Slovenia».
«Piste ciclabili, turismo, agroalimentare, cultura… I temi su cui si può sviluppare una collaborazione – evidenzia Cesare Pinatto, sindaco di San Pietro al Natisone –. Caporetto è molto interessata a trovare un collegamento con la città Unesco di Cividale in chiave turistica. Vanno create le strutture e formate le persone per andare in questa direzione, ma sarebbe davvero sciocco non giovarsi delle possibilità che può dare la nostra vocazione transfrontaliera in termini di fondi europei».
Ma come procedere? «Dopo il fallimento del progetto del Cluster europeo – riferisce Pinatto – si era già tenuto un incontro a Caporetto tra sindaci delle Valli del Natisone e della Valle dell’Isonzo con l’allora direttore di Informest, proprio mettendo al centro dell’attenzione la creazione di un Gect. Poi il Covid e la trasformazione dell’ente montano hanno frenato le cose. Ora l’unica via percorribile è un ruolo centrale della Comunità di montagna, che dispone delle risorse umane e della forza necessaria. La creazione del Gect deve essere l’obiettivo, perché potrebbe essere una svolta in termini di afflusso di finanziamenti europei per la nostra montagna. In vista di questo obiettivo San Pietro al Natisone aveva già concluso un accordo con Informest come partner tecnico, che saremmo felici di “girare” alla Comunità di montagna». (Roberto Pensa)
Župani iz Terskih in Nediških dolin bi radi hitro pospešili čezmejno sodelovanje med Benečijo in Posočje. Vajeti bi lahko prevzela Skupnost gorskega območja Nadiža in Ter. Potem ko je načrt ustanovitev čezmejnega grozdja propadel, je veliko županov mnenja, da bi najboljša rešitev bila ustanovitev Evropskega združenja za teritorialno sodelovanje, sicer po vzorcu EZTS-ja med Gorico, Novo Gorico in Šempetrom.
Vse večje sodelovanje in skupno strategijo si želijo tudi predsednik Skupnosti gorskega območja Nadiža in Ter in župan Občine Svet Lienart, Antonio Comugnaro, ter župani Občin Čenta, Mauro Steccati, Ahten, Maurizio Malduca, Tipana, Alan Cecutti, Špietar, Cesare Pinatto, in Podbuniesac, Camillo Melissa.
Debata je oživela še posebej po nedavnem obisku predsednice Republike Slovenije, Nataše Pirc Musar, v Špietru.









