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Gli sloveni? Un valore aggiunto
Gli sloveni sono valore aggiunto e opportunità di crescita per l’intero territorio regionale e per la provincia di Udine in particolare. L’ha affermato con convinzione Miriam Simiz, insegnate della scuola bilingue di San Pietro al Natisone e operatrice culturale di Prossenicco, che al Dan emigranta, celebrato a Cividale lo scorso 6 gennaio, ha parlato a nome della comunità slovena delle valli del Natisone e del Torre, di Resia e della Val Canale.
Il suo ragionamento è quantomai appropriato. Bastava guardare ciò che avveniva sul palco per rendersene conto.
Riusciamo a produrre qualcosa come cinque trasmissioni radiofoniche settimanali, abbiamo gruppi di musica moderna e popolare di alto livello, una compagnia teatrale — Beneško gledališče — che con «Lena iz Tapoluovega» ha superato una sorta di esame di maturità; e con quella tragedia merita di calcare molti palcoscenici.
Diciamolo a chiare lettere: senza le organizzazioni slovene la Slavia sarebbe un’area morta e priva di prospettive.
La nostra comunità è piccola nei numeri, ma grande nella produzione culturale. Tanto che se ne stupiscono tutti: gli sloveni di Trieste, Gorizia e della Slovenia, come pure i vicini friulani e italiani. È una comunità che ha in sé un’incrollabile voglia di vivere, una forza innata che le ha consentito di superare tutte le avversità della storia e le dà una concreta speranza per il futuro.
Lo specchio di questa comunità — adoperiamo ancora un’espressione di Miriam Simiz — è la scuola bilingue. È nata tra mille difficoltà come iniziativa privata dei circoli culturali, è stata fortemente voluta e ora fa da modello a livello europeo. La stessa Regione la considera un fiore all’occhiello e ci sono comuni nelle valli del Torre che vorrebbero aprirne una simile. Sale forte, inoltre, la richiesta di istruzione bilingue anche a livello di scuola media superiore.
L’assessore regionale alla cultura, Elio De Anna, è stato chiaro: «L’inglese è importante come lingua della globalizzazione, ma è importante anche sostenere l’istruzione nelle lingue della nostra regione, come segno di un’offerta didattica e di un'educazione di respiro europeo che vive il localismo come un’eccellenza e non come un campanile, non nell’ottica dell’esclusione o peggio dell’assimilazione, ma come aspirazione a una vera Europa dei popoli».
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