No ai profeti del male. Se la politica non fa nulla, dobbiamo ricominciare da zero
Mi piace pensare che non sia solo una coincidenza, anche considerando le date, che sia anche un po’ merito della “Flotilla”, se a Gaza si sia arrivati a qualche tregua, forse l’inizio di un percorso, almeno un’inversione di tendenza. L’attacco delle forze speciali israeliane alla Flotilla è dell’8 ottobre 2025, il trattato firmato da Trump e da non so chi, comunque da nessuna delle parti in conflitto (i “terroristi” di Hamas e il “fascista” Netanyahu), è del 10 ottobre.
Almeno gli ultimi ostaggi sopravvissuti sono tornati a casa, almeno le spoglie di quelli morti hanno avuto sepoltura, ma è facile prevedere che – oltre a questo – nulla cambierà, e che le ragioni del conflitto continueranno a insanguinare tutta l’area. Come spesso succede al presidente americano, anche questa firma per la tregua sembra scritta sulla sabbia, con il rischio che faccia più danni che altro, come succede da quando la politica internazionale sta subendo questa preoccupante regressione al personalismo, alle iniziative estemporanee, al protagonismo di pochi spericolati che agiscono arbitrariamente, chissà in base a quali principi, “giocando” con le varie tensioni.
È un segnale per la politica inoperosa, inetta, impotente, che non fa nulla per fermare un “genocidio” alle porte di casa – scrivo genocidio tra virgolette, ma non fa molto differenza che sia un “assassinio di massa”, un “massacro tattico” o altro; è comunque un atto deliberatamente perpetrato per colpire popolazioni civili, con la catastrofe umanitaria usata come arma di ricatto.
Anzi, la stessa “grande” politica e i vari potenti della terra sembrano tutti lì a boicottare le organizzazioni multi-laterali, quelle che potrebbero almeno stabilire uno standard, per alleviare e mitigare la sofferenza delle popolazioni, dei più deboli: organizzazioni che rappresentano il massimo risultato cui ci ha condotto una storia millenaria di guerre, ma anche di sforzi di civilizzazione – cioè la capacità di collaborare al di là dell’appartenenza, dell’interesse particolare.
Penso che siamo arrivati al punto che la gente debba riprendere l’iniziativa, certamente non è facile, ci sono sempre i “black blok” cha appaiono vigliaccamente nelle piazze, che boicottano, che colpiscono a tradimento, ma mica possiamo aspettare senza fare nulla, che questi eserciti comandati da “mezze figure” diventati super presidenti (anche Hitler, Mussolini e Stalin erano delle mezze figure nella vita, che però si sono realizzati poi paradossalmente come capi di stato) possano continuare a bombardare ospedali, scuole, asili, non è accettabile.
È La banalità del male, di Hanna Arendt, forse il più bel libro del secolo. Lo “sfigato” al potere non sa nulla, viene messo lì da qualcuno che spera di poterlo manovrare, e invece lo stesso sfigato si rivela essere spesso un genio della cattiva politica. È storia recente, di Netanyahu, anche se Putin prima di lui aveva già sdoganato il bombardamento su popolazioni inermi (già in Siria nel 2015, e prima ancora in Cecenia, Ossezia, Abkhazia, Georgia… senza che nessuno o quasi, dicesse niente), ma così per altri dittatori o apprendisti tali che si legittimano a vicenda. Che non si dica che sono fake news. Il fatto stesso che giornalisti della stampa libera non possano fare il proprio mestiere a Gaza, né nel Donbass occupato è la prova provata per capire da che parte è la giusta causa.
Forse può più una flottiglia disarmata, al comando dell’ammiraglio Greta – che non è più una bambina, ma una giovane donna di 23 anni – se si pensa all’imbarazzo che ha creato nelle forze armate israeliane, abituate a maltrattare le popolazioni dei campi profughi, che davanti a tanti volontari con un nome e un cognome, cioè con alle spalle la società civile di tanti paesi, l’opinione pubblica mondiale, hanno dovuto preoccuparsi, per non rischiare di essere “invasi” da altre centinaia di barchette, contro le quali non saprebbero che armi usare.
Così per altri movimenti che cercano di testimoniare il desiderio di pace; così il convoglio del Movimento europeo di azione nonviolenta, in varie missioni in supporto del popolo ucraino, con centinaia di attivisti che fanno parte decine di associazioni (tra cui Azione cattolica, Anci, Movi, Masci, Agesci, Base Italia, Fondazione Gariwo, Piccoli comuni del welcome), spesso vigliaccamente colpiti (come il bombardamento del 5 ottobre scorso, un fatto di cui si è parlato stranamente poco). Così per l’associazione di volontari israeliani Rabbis for Human Rights, una tra le tante, che cercano di frapporsi tra palestinesi della Cisgiordania, che cercano di fare la raccolta degli ulivi e i coloni che, appoggiati dall’esercito, cercano di impedirglielo in modo violento. Così una miriade di volontari e di associazioni, senza pubblicità e senza nome, ogni giorno si impegnano sui vari campi di battaglia e fanno più di tanti politici impegnati nelle varie foto opportunity nei vari convegni internazionali.
Tutto ciò ha avuto sicuramente un impatto – secondo me più delle sparate dei vari “tromboni” e “trombette” che si ritrovano a fare il presidente di qualche superpotenza. Certo, nel caso di Gaza, l’obiettivo dell’estrema destra del governo israeliano era destabilizzare permanentante un’intera società, fare di Gaza, già un terra martoriata e oppressa da estremisti interni, un deserto sociale, dove è impossibile fondare uno stato, e questo per intere generazioni. Ma certamente quel governo si è ritrovato spiazzato per l’iniziativa della società civile internazionale, da quelle centinaia di barchette che potrebbero dare origine a un movimento ingestibile.
Forse la guerra, questa guerra di Israele, come quella di Putin, come tutte, semplicemente si estinguerà, ma intanto i profeti del male si saranno ancora una volta rafforzati, avranno potuto dimostrare come la guerra sia sempre un’opzione, i terroristi di Hamas si saranno re-legittimati come gli unici a difendere i campi profughi, i coloni continueranno a perseguitare i contadini palestinesi, i politici dell’odio potranno dimostrare che le firme sui trattati non valgono nulla… Non ci resta che riprendere l’iniziativa, sostenere Greta, e come dicevano gli idealisti una volta: un altro mondo è possibile.
Igor Jelen
Avtor članka, Igor Jelen, razmišlja o trenutnem političnem dogajanju v Gazi in o nedavni začasni prekinitvi spopadov. Sprašuje se, ali so k temu morda prispevale tudi pobude civilne družbe, kot je bila “Flotilla”, ter izraža dvom, da bo dogovor o premirju prinesel dolgoročne spremembe. Opozarja, da so politične odločitve pogosto nestabilne in da mednarodna politika ne uspe učinkovito preprečiti trpljenja civilnega prebivalstva. Kritizira tudi vloge velikih svetovnih voditeljev in njihovega vpliva na razvoj konflikta. Posebej poudari pomen civilne družbe, prostovoljcev in mirovnih gibanj, ki po njegovem mnenju s konkretnimi pobudami, opozarjajo na humanitarne razmere in spodbujajo mir. Avtor zaključi članek z razmišljanjem o prihodnosti konflikta ter o potrebi po nadaljnjem družbenem sodelovanju pri iskanju mirnih rešitev.
Prevod in povzetek: D. D.









