I sindaci delle Valli del Natisone vogliono consegnare a Cividale le chiavi della loro autonomia e la gestione dei fondi per lo sviluppo della montagna, financo quelli previsti dalla legge di tutela della minoranza slovena?
Se non fosse scritto nero su un bianco su foglio protocollo, con tanto di firme in calce ad ogni facciata, si potrebbe pensare ad un malinteso oppure a una battuta di cattivo gusto.
E invece no, anche se fa strabuzzare gli occhi, è tutto maledettamente vero. Giovedì 1° luglio i sindaci del territorio della “vecchia” comunità montana delle Valli del Natisone si sono riuniti a Cividale per commentare il disegno di legge sulla riforma degli enti locali montani. È emerso il malcontento per la norma stilata dalla Regione, che dilaga comunque anche in tutto il resto della montagna friulana. La controproposta però è un vero e proprio suicidio istituzionale per la Slavia Friulana.
Cosa chiedono a Tondo i sindaci di Cividale, Drenchia, Grimacco, Prepotto, S. Pietro al Natisone, S. Leonardo, Savogna, Stregna e Torreano (tutti, in pratica, con l’unica opposizione da parte di Pulfero)? Innanzitutto che le diverse zone della montagna non siano costrette ad adottare la stessa soluzione per “sostituire” le comunità montane, perché ogni area ha sue esigenze specifiche.
E fin qui, è una proposta di buon senso, come anche quella successiva di proporre, in alternativa alle Unioni di comuni imposte dall’alto dalla Regione che svuotano i piccoli municipi di personale, fondi e autonomia, di «percorso progressivo di gestioni associate, «da implementarsi con passaggi successivi», fino ad arrivare sì «all’ipotesi di fusioni di piccoli comuni» ma «concordate nei tempi e nelle modalità», quindi volontarie e non imposte.
Come risolvere il problema dell’abolizione delle comunità montane? Su questo punto, scatta l’istinto suicida. Si propone infatti di consentire «ai Comuni delle Valli del Natisone, compresi Torreano e Prepotto, di aderire all’associazione intercomunale, già in essere che vede come capofila il Comune di Cividale».
Un ente che raggiungerebbe i 65 mila abitanti di popolazione, una «ottima base — dicono i sottoscrittori — per attuare le inevitabili iniziative di razionalizzazione, miglioramento funzionale e contenimento dei costi».
Peccato che, con i loro poco più di 6 mila abitanti, le Valli del Natisone scomparirebbero come peso politico, facendo la fine dei «vasi di coccio tra i vasi di ferro». Anche perché, è la ciliegina sulla torta, «al Comune di Cividale sarebbe attribuito l’esercizio delle competenze della ex comunità montana».
Insomma, tutte quelle delicate operazioni di scelte strategiche per lo sviluppo della montagna, ripartizione dei relativi fondi, financo quelli previsti dalla legge 38 per la minoranza slovena, dovrebbero essere gestiti in modo monocratico da una amministrazione comunale che con la realtà socioeconomica della montagna e con quella culturale della Slavia Friulana ha dimostrato ben poco “feeling” in tante occasioni.
Piergiorgio Domenis, il sindaco di Pulfero che, unico, si è opposto a questo strampalato disegno, non nasconde il suo stupore per questa «proposta indecente» ma soprattutto per l’adesione di tanti suoi colleghi.
«Si tratta di un suicidio — spiega Domenis —. È la fine delle Valli del Natisone. Non voglio cacciare Cividale dalla Comunità montana, anche se bisogna rivedere il voto ponderale che gli darebbe troppo potere. Ma se ci mettiamo poi a competere con tutto il territorio dell’ex Aster di Cividale, che abbraccia anche Manzano, S. Giovanni al Natisone, Premariacco, Remanzacco e Moimacco, Pradamano e Pavia di Udine, dove andremo a finire?
Sappiamo che, alla fine, sono i numeri quelli che contano. In questo modo, poi, il criterio della montanità andrebbe completamente perso. Ci siamo lamentati fino ad oggi nel vedere che i finanziamenti per la montagna andavano a Gorizia città o sul Carso, quasi in riva al mare. Ora i prossimi contributi per le attività commerciali montane finiranno nella Bassa Friulana? Siamo completamente fuori. C’è solo da sperare che non se ne faccia nulla. Sicuramente io sono pronto a dare battaglia. Piuttosto io tornerei a pensare ad una soluzione istituzionale comune con le valli del Torre, un territorio che ci è molto omogeneo per tanti aspetti».
Comunità montana svenduta a Cividale
I sindaci delle Valli del Natisone vogliono consegnare a Cividale le chiavi della loro autonomia e la gestione dei fondi per lo sviluppo della montagna, financo quelli previsti dalla legge di tutela della minoranza slovena?
Se non fosse scritto nero su un bianco su foglio protocollo, con tanto di firme in calce ad ogni facciata, si potrebbe pensare ad un malinteso oppure a una battuta di cattivo gusto.
E invece no, anche se fa strabuzzare gli occhi, è tutto maledettamente vero. Giovedì 1° luglio i sindaci del territorio della “vecchia” comunità montana delle Valli del Natisone si sono riuniti a Cividale per commentare il disegno di legge sulla riforma degli enti locali montani. È emerso il malcontento per la norma stilata dalla Regione, che dilaga comunque anche in tutto il resto della montagna friulana. La controproposta però è un vero e proprio suicidio istituzionale per la Slavia Friulana.
Cosa chiedono a Tondo i sindaci di Cividale, Drenchia, Grimacco, Prepotto, S. Pietro al Natisone, S. Leonardo, Savogna, Stregna e Torreano (tutti, in pratica, con l’unica opposizione da parte di Pulfero)? Innanzitutto che le diverse zone della montagna non siano costrette ad adottare la stessa soluzione per “sostituire” le comunità montane, perché ogni area ha sue esigenze specifiche.
E fin qui, è una proposta di buon senso, come anche quella successiva di proporre, in alternativa alle Unioni di comuni imposte dall’alto dalla Regione che svuotano i piccoli municipi di personale, fondi e autonomia, di «percorso progressivo di gestioni associate, «da implementarsi con passaggi successivi», fino ad arrivare sì «all’ipotesi di fusioni di piccoli comuni» ma «concordate nei tempi e nelle modalità», quindi volontarie e non imposte.
Come risolvere il problema dell’abolizione delle comunità montane? Su questo punto, scatta l’istinto suicida. Si propone infatti di consentire «ai Comuni delle Valli del Natisone, compresi Torreano e Prepotto, di aderire all’associazione intercomunale, già in essere che vede come capofila il Comune di Cividale».
Un ente che raggiungerebbe i 65 mila abitanti di popolazione, una «ottima base — dicono i sottoscrittori — per attuare le inevitabili iniziative di razionalizzazione, miglioramento funzionale e contenimento dei costi».
Peccato che, con i loro poco più di 6 mila abitanti, le Valli del Natisone scomparirebbero come peso politico, facendo la fine dei «vasi di coccio tra i vasi di ferro». Anche perché, è la ciliegina sulla torta, «al Comune di Cividale sarebbe attribuito l’esercizio delle competenze della ex comunità montana».
Insomma, tutte quelle delicate operazioni di scelte strategiche per lo sviluppo della montagna, ripartizione dei relativi fondi, financo quelli previsti dalla legge 38 per la minoranza slovena, dovrebbero essere gestiti in modo monocratico da una amministrazione comunale che con la realtà socioeconomica della montagna e con quella culturale della Slavia Friulana ha dimostrato ben poco “feeling” in tante occasioni.
Piergiorgio Domenis, il sindaco di Pulfero che, unico, si è opposto a questo strampalato disegno, non nasconde il suo stupore per questa «proposta indecente» ma soprattutto per l’adesione di tanti suoi colleghi.
«Si tratta di un suicidio — spiega Domenis —. È la fine delle Valli del Natisone. Non voglio cacciare Cividale dalla Comunità montana, anche se bisogna rivedere il voto ponderale che gli darebbe troppo potere. Ma se ci mettiamo poi a competere con tutto il territorio dell’ex Aster di Cividale, che abbraccia anche Manzano, S. Giovanni al Natisone, Premariacco, Remanzacco e Moimacco, Pradamano e Pavia di Udine, dove andremo a finire?
Sappiamo che, alla fine, sono i numeri quelli che contano. In questo modo, poi, il criterio della montanità andrebbe completamente perso. Ci siamo lamentati fino ad oggi nel vedere che i finanziamenti per la montagna andavano a Gorizia città o sul Carso, quasi in riva al mare. Ora i prossimi contributi per le attività commerciali montane finiranno nella Bassa Friulana? Siamo completamente fuori. C’è solo da sperare che non se ne faccia nulla. Sicuramente io sono pronto a dare battaglia. Piuttosto io tornerei a pensare ad una soluzione istituzionale comune con le valli del Torre, un territorio che ci è molto omogeneo per tanti aspetti».
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