La legge regionale per la reintroduzione delle Province – meglio sarebbe dire per la reintroduzione delle amministrazioni provinciali – era ancora in discussione, che il totocandidati a presidente e consigliere già imperversava negli ambienti politici regionali e anche in quelli delle valli beneciane. Figurarsi il fermento che c’è ora, dopo il sì del Consiglio regionale, anche se non si sa quale sarà il sistema elettorale e neanche quando si andrà a votare. Certe sono solo l’elezione diretta del presidente e l’indennità degli amministratori, che sarà pari a quella del Comune di maggiore dimensione demografica della Provincia.
L’articolato approvato lo scorso 1 luglio stabilisce l’indizione delle elezioni per i nuovi organi provinciali solo dopo l’adozione di almeno sei leggi regionali di settore che individuino le funzioni fondamentali delle nuove amministrazioni provinciali e quelle loro conferibili, con la relativa disciplina e le risorse necessarie. Non è detto, quindi, che si faccia in tempo per la prossima primavera, quando si voterà per molti Comuni, tra i quali Gorizia e Trieste – da noi per Drenchia, Savogna, Taipana, Tarvisio e Torreano – e magari per la Regione, qualora il presidente Massimiano Fedriga dovesse scegliere di terminare il proprio mandato con un anno di anticipo per poter concorrere alla carica di sindaco del capoluogo giuliano o a un seggio parlamentare, dato che nell’autunno 2027 avranno luogo anche le elezioni politiche.
In ogni caso, le rinate Province, negli stessi confini di quelle soppresse nel 2016, entreranno in funzione con l’anno nuovo sotto la guida di commissari nominati dalla Regione. Allora, più che sulle candidature, la politica locale dovrebbe concentrarsi sulla legge elettorale provinciale. Soprattutto, dando per molto probabile un sistema che andrà a riproporre quanto avveniva nelle vecchie Province, sulla costituzione dei collegi uninominali.
Un tempo le Valli del Natisone costituivano circoscrizione a sé stante – poi allargata a Faedis a causa del calo demografico –, il che consentiva l’elezione di diversi consiglieri beneciani. In un mandato ce ne furono addirittura quattro.
L’ultimo a sedere sugli scranni di palazzo Belgrado è stato Fabrizio Dorbolò, preceduto da, citiamo a memoria, Giuseppe Firmino Marinig, Paolo Cudrig, Camillo Melissa, Aldo Mazzola, Giuseppe Blasetig, Paolo Petricig, Giuseppe Chiuch, Giuseppe Chiabudini, Romano Specogna. Il più illustre di tutti fu, prima del fascismo, mons. Ivan Trinko.
La legge che ha reintrodotto le Province riconosce anche la vocazione internazionale e transfrontaliera dei nuovi enti, chiamandoli pure alla tutela delle minoranze linguistiche. Dunque, per la Provincia di Udine, andrebbe disegnato un collegio comprendente i Comuni nei quali è riconosciuta la comunità di lingua slovena, con l’esclusione di Cividale che, come in passato, dovrebbe avere una propria circoscrizione.
Una soluzione del genere appare auspicabile e logica. In linea pure con la legge di tutela 38/2001 che contempla agevolazioni per la rappresentanza della minoranza slovena alla Camera e al Senato. Se il principio vale per le massime assemblee della Repubblica, non può non valere per quella regionale e quelle provinciali.
È necessario, però, che qualcuno prenda l’iniziativa. Possono farlo forze politiche, sindaci, amministrazioni comunali, organizzazioni della minoranza slovena. Meglio ancora se tutti insieme. Il momento giusto è adesso. A giochi fatti sarà inutile piangere sul latte versato.
Ezio Gosgnach
Po potrditvi deželnega zakona o ponovni uvedbi pokrajin se je v političnih krogih že začelo ugibanje o možnih kandidatih za predsednike in svetnike novih pokrajin. Kljub temu ostajata odprti dve ključni vprašanji: po katerem volilnem sistemu bodo volitve potekale in kdaj bodo sploh razpisane.
Zakon določa, da bodo volitve mogoče šele po sprejetju najmanj šestih področnih deželnih zakonov, ki bodo opredelili pristojnosti novih pokrajinskih uprav in sredstva za njihovo delovanje. Medtem bodo pokrajine z začetkom prihodnjega leta začele delovati pod vodstvom komisarjev, ki jih bo imenovala Dežela.
Prav zato, po mnenju odgovornega urednika Ezio Gosgach, bi se morala razprava osredotočiti predvsem na pripravo volilnega sistema, zlasti na oblikovanje enočlanskih volilnih okrajev. Nediške doline so v preteklosti predstavljale samostojen volilni okraj, kar je omogočalo izvolitev več predstavnikov tega območja v pokrajinskem svetu.
Avtor meni, da bi bilo tudi v prihodnje smiselno oblikovati poseben volilni okraj za občine, kjer je priznana slovenska narodna skupnost, z izjemo Čedada, ki bi ohranil svojo volilno enoto. Takšna rešitev bi bila po njegovem mnenju skladna tudi z zaščitnim zakonom 38/2001, ki spodbuja politično zastopanost slovenske manjšine. Ob koncu poziva politične stranke, župane, občine in organizacije slovenske narodne skupnosti, naj pravočasno skupaj predstavijo svoje predloge, saj bo pozneje za spremembe že prepozno.
Prevod in povzetek: D. D.








