San Pietro al Natisone e Prepotto restano fuori dall’elenco dei comuni montani
Dentro tutto il territorio comunale di Tarcento, Nimis e Faedis, anche a poche decine di metri di altitudine; fuori invece chi vive a Mezzana, Vernassino, Oborza… Dopo innumerevoli polemiche, allarmi, prese di posizione, giovedì, 4 febbraio, la Conferenza Stato-Regioni e Province autonome ha trovato l’accordo per definire i criteri a cui devono attenersi i comuni per essere considerati montani. E non è una bella giornata per la Slavia Friulana.
La prima bozza di decreto (che dava attuazione alla nuova legge sulla montagna, la 131/2025, approvata dal Parlamento nell’autunno scorso) avrebbe ridotto in Italia i comuni montani da 3450 e circa 2.500. La nuova bozza invece addirittura aumenta i comuni montani di 265 unità. Ma nella Benecia, mentre si salva (senza deroghe) San Leonardo, a farne le spese sono Prepotto e San Pietro al Natisone. Le speranze di ulteriori cambiamenti a livello nazionale sono scarsissime, perché il nuovo compromesso ha accontentato tutti tranne l’Emilia Romagna che si è dichiarata contraria.

I sette criteri che autonomamente fissano la montanità
Nella nuova bozza di decreto, sono comparsi ben 7 criteri che autonomamente danno titolo alla caratteristica di comune montano. Il primo è che l’altitudine media del comune deve essere di almeno 350 metri sul livello del mare. Insieme però deve essere soddisfatta l’ulteriore circostanza che almeno il 5% della superficie comunale deve avere una pendenza superiore al 20%. Questo fa rientrare per poco Faedis (362 metri), San Leonardo (altitudine media 371 metri s.l.m) e più largamente Nimis (486 metri), ma per una manciata di decine di metri non ancora San Pietro (326 metri), Prepotto (310 metri), Magnano in Riviera (227 metri). C’è poi il “giallo” di Tarcento: l’altitudine media di alcune cartografie risulta di 324 metri, ma il comune è inserito nell’elenco dei comuni montani elaborato dai tecnici di Calderoli. Inutile per chi non raggiunge il primo criterio, il secondo criterio, largamente superato anche dai bocciati: almeno il 20% del territorio comunale deve avere una pendenza di almeno il 20%. Il comune di Prepotto ha ben il 67% del territorio comunale con queste caratteristiche, San Pietro al Natisone il 40-45%, Magnano in Riviera il 35-40% (a seconda del modello cartografico utilizzato).
Insomma la Benecia e la Comunità di montagna del Natisone e Torre sono una delle zone più colpite dal decreto Calderoli, insieme ad altri territori in cui è insediata storicamente la minoranza slovena: perdono infatti la caratteristica di montanità anche i comuni del Collio e del Carso goriziano e triestino.
Vera montagna esclusa, ma più sostegni alla pedemontana
Ad essere premiati sono invece diversi comuni della Pedemontana, perché la nuova legge non prevede la fattispecie del comune parzialmente montano, pertanto le misure previste si applicheranno sull’intero territorio dei comuni inclusi anche nelle zone pianeggianti (quelli parzialmente montani e ora interamente montani sono Attimis, Nimis, Tarcento, Torreano, Faedis) mentre saranno inapplicabili sull’intera superficie comunale di quelli esclusi (come accadrà a San Pietro al Natisone e Prepotto) anche se al loro interno hanno zone di grande svantaggio economico per altitudine e pendenza. Questa nuova classificazione si applica comunque solo alle provvidenze previste dalla nuova legge nazionale sulla montagna (e si presume diventi il criterio adottato per tutti i futuri provvedimenti dello Stato), ma non incide sulle misure regionali (che adottano la classificazione dei territori montani prevista dalla L.R. 33/2002) e sulla perimetrazione delle Comunità di montagna.
Grande preoccupazione, anche se ancora in attesa di comunicazioni ufficiali, per Antonio Comugnaro, presidente della Comunità di montagna del Natisone e Torre, nonché sindaco di San Leonardo, che da fine dicembre scorso si era subito mobilitato a tutti i livelli per affrontare il problema.
«Sono molto prudente nel commentare, perché dalla Regione non ho ancora conferma ufficiale degli effetti concreti dell’accordo intercorso il 4 febbraio in Conferenza Stato-Regioni – evidenzia Comugnaro – ma posso dire che se gli esiti sono quelli indicati dall’elenco diffuso dall’Uncem nazionale, non posso che esternare la mia delusione. San Pietro al Natisone ha caratteristiche socio economiche eminentemente montane, ma viene escluso. Va dato atto al ministro Calderoli di aver ascoltato le voci del territorio montano e anche le molte che si sono levate dal mondo accademico per criticare i precedenti criteri. Andava comunque prevista una flessibilità basata anche su dati socio-economici e non meramente geografici. Per 26 metri di altitudine media il centro comprensoriale più importante delle Valli del Natisone viene penalizzato e anche un comune come Prepotto in cui le caratteristiche di svantaggio legate alla montanità sono lampanti».
La speranza, anche se ormai ridotta al lumicino, è che la Regione possa trovare il modo di dare una deroga a San Pietro al Natisone e a Prepotto. «Ringrazio l’assessore regionale alla Montagna Stefano Zannier, col quale ho avuto molteplici incontri e che ha profuso un grande impegno per risolvere la questione. Spero ancora che venga data al Friuli Venezia Giulia l’autonomia per adattare i criteri nazionali alla situazione locale», conclude Comugnaro.
Ecco cosa prevede la nuova legge
Ma quali sono i sostegni ai comuni montani previsti dalla nuova legge sulla montagna? La norma, approvata il 12 settembre scorso, stanzia 200 milioni di euro annui per il triennio 2025-2027 destinati a garantire standard minimi di servizi nei comuni montani. I servizi individuati sono: sanità e istruzione, con incentivi per il personale medico e scolastico che opera in zone montane, le infrastrutture digitali, con fondi per il potenziamento della banda ultralarga e della copertura mobile, ed i trasporti, con il sostegno alla mobilità locale per ridurre l’isolamento delle comunità. Vengono poi previsti incentivi fiscali per residenti e imprese.
Agevolazioni per nuove attività economiche e agricoltura
Saranno istituite agevolazioni mirate a favorire la permanenza e l’insediamento di nuove attività economiche in montagna. Verrà istituito il «Bonus casa montagna», un credito d’imposta per l’acquisto o la ristrutturazione dell’abitazione principale in comuni montani (fino al 60% delle spese, elevabile al 75% in comuni con minoranze linguistiche). Saranno introdotti incentivi per il cosiddetto lavoro agile: sgravi contributivi per le aziende che favoriscono lo smart working nelle aree montane, con esenzioni totali previste dal 2026 per i trasferimenti in comuni sotto i 5.000 abitanti. Per i giovani imprenditori verrà introdotto un credito d’imposta per le piccole e medie imprese gestite da giovani (under 41) che avviano attività in zone montane.
La nuova legge inoltre riconosce l’agricoltura di montagna come presidio del territorio e per questo prevede sgravi contributivi per agricoltori e silvicoltori operanti in quota, finanziamenti a vantaggio degli agricoltori per la prevenzione del dissesto idrogeologico e la gestione sostenibile dei boschi e l’esenzione dalle imposte catastali e di bollo per la successione di terreni agricoli e aziende in territori montani.
Forti perplessità per l’esiguità dei fondi: 50 mila euro a comune
Una forte perplessità riguarda l’esiguità dello stanziamento annuale per il funzionamento di questa legge. Duecento milioni di euro l’anno divisi per 3715 significa una media di poco più di 50 mila euro a comune, una cifra davvero insufficiente per affrontare problemi enormi come lo spopolamento delle terre alte. Il ministro Calderoli aveva difeso l’utilità di questo stanziamento proprio partendo dalla forte diminuzione della platea di beneficiari derivante dalla nuova classificazione dei comuni montani. Ora però che su questo punto si è fatta marcia indietro, anzi la platea è leggermente aumentata, quello della congruità dei fondi diventa un macigno sulla strada dell’attuazione di questa norma. Inoltre per l’avvio delle misure previste occorrerà attendere l’emanazione di numerosi decreti attuativi.
I. G.
Po dolgotrajnih polemikah je 4. februarja Konferenca med državo, regijami in avtonomnimi pokrajinami dosegla dogovor o novih merilih za določitev gorskih občin na podlagi zakona 131/2025. Prvotni osnutek je predvideval zmanjšanje števila gorskih občin v Italiji, novi kompromis pa jih celo povečuje za 265. Kljub temu je Benečija med najbolj prizadetimi območji: status gorske občine ohranja Podutana, medtem ko ga izgubljata Špeter in Prapotno. Nova uredba določa sedem meril, med katerimi je ključno, da mora imeti občina povprečno nadmorsko višino vsaj 350 metrov ter določeno stopnjo strmine ozemlja. Zaradi nekaj deset metrov razlike so nekatere občine izključene, čeprav imajo izrazite gorske značilnosti.
Nova razvrstitev velja le za državno zakonodajo o gorskih območjih in ne vpliva na regionalne ukrepe ali na meje gorskih skupnosti. Zakon predvideva 200 milijonov evrov letno v obdobju 2025–2027 za zagotavljanje osnovnih storitev, kot so zdravstvo, šolstvo, promet in digitalna infrastruktura, ter davčne olajšave za prebivalce in podjetja. Uvaja tudi »Bonus casa montagna« (bonus za gorsko hišo), davčne dobropise za mlade podjetnike ter spodbude za delo na daljavo in kmetijstvo v hribovitih območjih. Kljub temu obstajajo pomisleki glede zadostnosti sredstev, saj povprečni znesek na občino znaša nekaj več kot 50.000 evrov letno, kar je po mnenju mnogih premalo za reševanje težav, kot je izseljevanje prebivalstva. Predstavniki lokalnih skupnosti upajo, da bo dežela Furlanija Julijska krajina našla način za prilagoditev meril posebnim razmeram na tem območju.
Prevod in povzetek: D. D.








