La dialettica al giorno d’oggi si concentra su argomenti non decisivi e spesso fuorvianti

Che cosa hanno in comune la dichiarazione di guerra alla Groenlandia, la re-introduzione delle province, il progetto per l’ovovia del Portovecchio, il referendum per la giustizia? Che sono inutili… Sorry per la provocazione – che nessuno si senta offeso, è solo un articolo per il Dom – ma l’impressione è proprio questa. Secondo ogni rilevamento sono questi, e simili a questi, gli argomenti prevalenti nell’attuale dialettica politica. Con la vis polemica profusa dai nostri politici – la base per ogni funzionamento democratico – che, per quanto vivace, talvolta aggressiva, si concentra su argomenti non decisivi, per non dire fuorvianti.
Un fatto che fa pensare, se consideriamo la mole di problemi che gravano sulla nostra società – su FVG e Italia, soprattutto, ma in varia misura su tutte le “vecchie” democrazie occidentali, che è come se avessero accumulato troppe scorie che non riescono a smaltire. Scorie che la dialettica politica evita accuratamente, forse perché si riferiscono a problemi troppo pesanti per non poter essere risolti senza “lacrime e sangue”.
Un politico coerente al giorno d’oggi dovrebbe “promettere” riforme tanto costose da essere forse irrealizzabili, considerando una certa quota di costi incomprimibili, e che in molti casi vanno a toccare posizioni di rendita sulle quali lo stesso consenso dei politici si fonda. Tutto comprensibile, se non fosse che in questo modo si rischia di creare le premesse per la catastrofe (come puntualmente si è verificato in passato).
In effetti ai problemi reali sembra che nessuno ci pensi, se non con provvedimenti spot, senza reale impatto; e questo per bollette (e relativi “oneri di sistema”), casa, lavoro… a meno che non si rientri in qualche emergenza, e allora via con la protezione civile, con l’esercito sui confini – la cosa più facile, più inutile, sospendere Schengen! –, con altre misure di “milleproroghe”, decreti legge e leggine varie, che si rivelano palliativi, più che altro perdite di tempo. E poi ancora migrazioni, sicurezza, giovani di talento che migrano, deficit e debito pubblico (che in questi anni continua a crescere… facile creare sviluppo con i debiti!), produttività, inefficienza della spesa pubblica, stipendi in calo ormai da decenni… e poi cambiamenti climatici, inquinamenti, guerre.
Problemi che hanno raggiunto una dimensione tale da dover essere affrontati in contesti molto vasti, con un coordinamento multilaterale, un fatto che richiede impegno, continuità di «governance», decisioni, quindi capacità politica. Ma capacità che la politica sembra avere smarrito, così come la capacità di incidere sulle cose importanti, che – come si afferma in pubblicistica – sono “divisive”, creano come sottoprodotto delle lobby che inevitabilmente votano contro. Meglio lasciar perdere, così che la politica finisce per inventarsi dei target fittizi, per poi andare avanti per inerzia. A quanto sembra sono gli stessi esperti di strategie politiche – di marketing strategico dei partiti che suggeriscono di evitare accuratamente temi divisivi, che fanno perdere consensi.
Ma torniamo al punto di partenza, vediamo le questioni che ho avuto l’impudenza di definire inutili. Cerco di spiegarmi, ma con parole mie – da “uomo della strada” – non con quelle di esperti giuristi, economisti, ingegneri, urbanisti che sono inevitabilmenteparte in causa; ma devo dire ho il conforto di quello che leggo sulle riviste scientifiche, sconosciute ai più.
Il referendum “sulla” giustizia cambierebbe qualcosa sui temi cruciali “della” giustizia? Cioè lentezza delle procedure, certezza della pena, programmi di recupero nelle carceri, contrasto alla criminalità organizzata (che ormai sembra dilagare)? Non penso, anzi, impegnare or ora l’intero apparato in un programma così difficile mi sembra – per non dire altro – velleitario. Allo stesso modo duplicare il CSM… L’unica cosa di cui non abbiamo bisogno è quella di nuove istituzioni, di un effetto di proliferazione che è uno dei punti deboli della nostra democrazia. Per l’ovovia di Barcola, così come per il ponte di Messina… niente di personale, ma al netto delle questioni strutturali (dovrei leggermi le migliaia di pagine e di tabelle dei vari Via, Scia, ecc.), penso che non cambierebbe nulla per la città. Ve lo dice uno che sale e scende per via Fabio Severo tutti i giorni. I triestini patocchi (io sono solo un triestino adottivo) possono capirmi.
Per la reintroduzione delle province, non riesco a capire gli argomenti per cui erano state a suo tempo cancellate, mi sembrasiano ancora tutti lì. Certamente potremmo guadagnarci in rappresentatività, soprattutto per la nostra come per le altre minoranze sia linguistiche che territoriali e sociali; la mia opinione è comunque che in questi tempi sia meglio cercare di unire le forze, fare massa, non frammentare.
Inoltre chissà che costi avrebbe tutto questo; meglio pensare a qualche altro modo per articolare la decentralizzazione, meno strutturale: la teoria geografica-amministrativa attuale propende per modelli più flessibili, più facili da programmare. È il momento di Gect, «cluster», programmi inter-comunali, Interreg, euro-geo, capitali di cultura ecc., e magari di un programma di reale de-fiscalizzazione su base territoriale.
Per la Groenlandia lasciamo perdere… Viene il dubbio che gli esperti della Casa Bianca si siano sbagliati, e abbiano bombardato l’Iran al posto della Groenlandia, forse avevano girato per sbaglio il mappamondo. Ma non è il caso di fare troppe battute, la gente muore. Ammesso che gli ayatollah abbiano l’atomica – del resto qualche cosa che mi dicono gli esperti, non sarebbe ormai così difficile da procurarsi per chiunque –, chi si fida più di Trump? Che non la faccia magari esplodere lui.
Ma basta così per il momento, torniamo alla nostra vita quotidiana, ai problemi veri. Buona settimana.
Igor Jelen
Besedilo kritično obravnava aktualno političn sistem, ki po mnenju avtorja Igorja Jelena se osredotoča na druge nepomembne teme, medtem ko ključni problemi ostajajo v ozadju. Izpostavlja, da se politika izogiba zahtevnim vprašanjem, kot so gospodarska negotovost, nizka produktivnost, okoljske spremembe in družbeni izzivi, saj bi njihovo reševanje zahtevalo nepriljubljene in težke odločitve. Namesto resničnih rešitev se pogosto sprejemajo le kratkotrajni ukrepi, ki nimajo velikega vpliva. Po njegovem mnenju so današnji problemi zelo zapleteni, zato bi potrebovali dolgoročno sodelovanje in bolj usklajeno politično delovanje, česar po njegovem mnenju primanjkuje. Avtor je kritičen tudi do političnih strategij, saj se politika pogosto izogiba občutljivim temam zaradi strahu pred izgubo podpore volivcev. Na koncu izrazi prepričanje, da takšen način delovanja zmanjšuje učinkovitost politike in otežuje reševanje bolj pomembnih problemov sodobne družbe.
Prevod in povzetek: D. D.









