Grandi prospettive per la viticoltura in montagna. L’Ersa ci crede.

La produzione vitivinicola potrebbe rivelarsi una risorsa per l’agricoltura di montagna nella Benecia e per combattere l’abbandono dei terreni? La presenza di piccoli vigneti nel mondo rurale delle Prealpi Giulie non è di certo una novità, ma sono solo le residue testimonianze di antiche coltivazioni familiari per pratiche di autoconsumo. Dal punto di vista di una viticoltura moderna e produttiva, nelle Valli del Natisone e del Torre, che pur si trovano al limitare di importanti zone di produzione vinicole (poste come sono tra i Colli orientali e il Collio) e pure di significative varietà autoctone (dal Ramandolo al Refosco di Faedis fino allo Schioppettino di Prepotto), le vigne non hanno mai “sconfinato” verso le terre alte: l’attuale vigneto più alto nel nostro territorio si trova a Cladrecis, in comune di Prepotto a 318 metri sul livello del mare, dove ci sono dei bei vigneti di Chardonnay e Pinot Nero.
Ma ora, a credere ad un possibile futuro della viticoltura in montagna c’è l’Ersa (Agenzia per lo sviluppo rurale del Friuli-Venezia Giulia) che a questo tema ha dedicato una parte significativa del convegno che venerdì, 6 marzo, a Tolmezzo ha illustrato le principali sperimentazioni attualmente in atto per sviluppare l’agricoltura delle terre alte. D’altra parte in Carnia già ci sono degli agricoltori che hanno investito in questo settore specie nell’area di Forni di Sotto e di Sopra (quindi parliamo di altitudini non trascurabili, tra i 700 e i 900 metri).
Vino di montagna interessante per il mercato
Ma cosa rende particolare e interessante il vino di montagna per gli enologi? «L’altitudine, col progressivo diminuire delle temperature medie, fa sì che la maturazione delle uve sia più lenta, tardiva e completa – spiega l’agronoma dell’Ersa, Selena Tomada –. Diminuisce il tasso di zuccheri e aiuta a mantenere l’acidità delle uve, mentre l’escursione termica tra il giorno e la notte garantisce migliori profumi e aromi, pur in presenza di una vivace freschezza dei vini. Inoltre il clima fresco, le esposizioni soleggiate, i terreni drenanti, la presenza di ventilazione costante, tipiche delle zone di montagna, sono tutti fattori che contribuiscono a mantenere naturalmente le uve sane, a evitare il pericolo di marciumi e quindi anche ad avere vigne con minor bisogno di trattamenti fitosanitari».
Le precondizioni per il successo
Fondamentale è la scelta della varietà di uve da produrre in altura. «Devono essere varietà a ciclo breve – illustra Selena Tomada – capaci cioè di far raggiungere alle uve la maturazione tecnologica e aromatica a temperature più basse in un periodo più breve, di essere resistenti alle basse temperature e la cui coltivazione sia ammessa in Friuli-Venezia Giulia». Infatti, il decreto del Presidente della Regione 9 settembre 2003 n. 321 detta i criteri e il regolamento per l’ammissione delle varietà viticole alla coltivazione in regione.
Per gli impianti dei vitigni bisogna poi scegliere crinali in pendenza con orientamento a Sud-Sudest, dove l’insolazione è maggiore per favorire la maturazione delle uve. «L’obiettivo non può essere la quantità, ma la qualità – evidenzia Selena Tomada – perché non solo i costi di produzione sono più alti in montagna rispetto alla pianura e alla collina, ma si tratta di produzioni vitivinicole che hanno bisogno di elevate competenze agronomiche ed enologiche in cantina». Quindi produzioni di qualità ad alto valore aggiunto da portare sul mercato con un prezzo più elevato della media, «preferibilmente inserite in territori che puntano e investono sul turismo del vino». Caratteristica questa che gioca a favore delle Valli del Natisone e del Torre, adiacenti a zone che sperimentano già notevole attrattività per l’enoturismo.

Vitigni storici e autoctoni da recuperare
La viticoltura di montagna ha ampie radici storiche sull’arco alpino, per cui ci sono molte varietà conosciute e sperimentate per la loro resistenza all’altitudine e alle basse temperature, nonché per le loro virtù e qualità enologiche, sia per la produzione di vino fermo che per ottenere basi spumante. In Valtellina, Valle d’Aosta, Trentino e Sud Tirolo (qui si trova in Val Venosta il vigneto più alto d’Italia, a 1350 metri di altezza). Varietà come Chardonnay, Pinot bianco, Traminer aromatico, Müller Thurgau, Riesling (anche la Ribolla Gialla fino a 500 metri di altitudine) per il vino fermo e Pinot Nero, Pinot bianco e Chardonnay per le basi spumante sono eleggibili nelle Valli del Natisone e del Torre, secondo precisi algoritmi che si basano sulle temperature medie nel periodo di maturazione delle uve tra aprile e l’inizio di ottobre.
Ma non è tutto: le Prealpi Giulie hanno anche varietà di viti autoctone che potrebbero essere recuperate. «C’è il Cilia (nome sloveno che perciò si pronuncia “Zilia”) – spiega Selena Tomada –, Vitigno a uva bianca delle Valli del Natisone che assieme all’uva bianca del Cividin, Drienak e Ribolla Gialla, concorreva alla formazione del vino detto Cividino. E poi c’è l’Agadene, la cui coltivazione “nei colli e nella pianura del distretto di Cividale del Friuli” viene testimoniata da Pietro Di Maniago nel suo “Catalogo delle varietà delle viti del Regno Veneto”, del 1823».
Nuove varietà resistenti
Sul mercato, inoltre, si affacciano nuove varietà appositamente selezionate per essere resistenti alle malattie ed adatte alla coltivazione ad altitudini elevate. Tra tutti spicca – perché è già autorizzata alla coltivazione in Friuli-Venezia Giulia e riservata alle sole zone montane – la varietà Solaris, un vitigno a ciclo breve, selezionato dall’Università di Friburgo, in Germania. «Ha dato ottimi risultati in Trentino – spiega Tomada – dove attualmente vi sono 40 ettari di vigneti a partire dai 600 metri fino ad altitudini elevate (Passo della Mendola). I risultati sono positivi non solo dal punto di vista agronomico ed enologico, ma anche per la resistenza ad importanti malattie della vite (come peronospora e oidio, ed elevata tolleranza al marciume nero) che hanno reso possibile una riduzione del 70% dei trattamenti fitosanitari». L’Ersa, in collaborazione con l’Università di Udine, ha anche avviato l’iter per il riconoscimento di altre tre varietà resistenti, il Muscaris, il Bronner e l’Helios, che si spera possano diventare coltivabili in Friuli-Venezia Giulia nel giro di circa un anno.
Finanziamenti regionali
Infine, c’è un ultimo e non trascurabile aspetto positivo da considerare. Le legge regionale di Stabilità del 2023, all’articolo 3, commi 112 e 113, prevede «incentivi per finanziare progetti sperimentali di riqualificazione di terreni montani al fine di adeguarli all’attività della viticoltura e della frutticoltura». Come è già stato fatto per i castagni, in collaborazione tra la Comunità di montagna e l’Ersa, potrebbe essere lo spunto per una sperimentazione che magari preveda anche il recupero di alcuni dei tanti terrazzamenti storici di cui resta testimonianza sui pendii delle Valli del Natisone e del Torre.
Roberto Pensa
Vinogradništvo bi lahko v prihodnje postalo nova priložnost za razvoj kmetijstva v Benečiji in za ohranjanje obdelanih zemljišč v hribovskih območjih. V Julijskih Predalp so sicer že dolgo prisotni majhni vinogradi, vendar so bili ti večinoma namenjeni domači porabi in se nikoli niso razvili v pomembnejšo gospodarsko dejavnost. V Nediške dolin in Trske doline se vinogradi zato niso širili v višje lege, čeprav se območje nahaja v bližini znanih vinorodnih območij, kot Brda (Goriška Brda).
V zadnjem času pa strokovnjaki vidijo nove možnosti za razvoj vinogradništva tudi v gorskih območjih. Agencija za razvoj podeželja FJk (Ersa) je na srečanju v Tolmeču predstavila raziskave in poskuse, namenjene razvoju kmetijstva v višjih legah. Podobne izkušnje že obstajajo v Karniji, zlasti na območju Forni di Sotto in Forni di Sopra, kjer vinogradi dobro preživijo tudi na nadmorski višini med 700 in 900 metrov.
Po besedah agronomke Selene Tomada, gorsko vino ima posebne značilnosti: nižje temperature in večje razlike med temperaturami (noč-dan) omogočajo počasnejše zorenje grozdja, kar izboljša aromo in svežino vina. Hkrati so zaradi hladnejšega podnebja in stalnega zračenja grozdje pogosto bolj zdravo, zato je potrebnih manj fitosanitarnih procesov.
Za uspeh je ključna izbira primernih sort grozdja in ustreznih leg, predvsem sončnih pobočij z južno ali jugovzhodno usmeritvijo. V gorskih razmerah je poudarek predvsem na kakovosti in ne na količini pridelka, saj so proizvodni stroški višji. Prednost območja Nediških in Trskih dolin je tudi bližina območij, kjer je vinsko-turistična ponudba že dobro razvita.
Poleg mednarodno znanih sort, kot so Chardonnay, Pinot bianco, Traminer aromatico ali Riesling, bi lahko v prihodnje oživili tudi nekatere stare lokalne sorte, kot sta Cilia in Agadene. Na voljo pa so tudi nove odporne sorte, med njimi Solaris, ki že daje dobre rezultate v gorskih vinogradih v Trentino in omogoča precejšnje zmanjšanje uporabe zaščitnih sredstev.
Razvoj vinogradništva v višjih legah bi lahko podprli tudi regionalni finančni ukrepi. Deželna zakonodaja omogoča finančne spodbude za obnovo gorskih zemljišč, namenjenih vinogradništvu in sadjarstvu. S tem bi lahko oživili tudi številne stare terase, ki so še vedno vidne na pobočjih Nediških in Trskih dolin.
Prevod in povzetek: D. D.









