Bardo vuole mantenere la sua identità

 
 
«Se avessimo per tempo imparato la lingua del vicino potremmo oggi sentirci veramente europei, in grado di colloquiare efficacemente con gli amici sloveni, con i quali esiste la reale opportunità per un decollo dei nostri territori».
Lo ha affermato Guido Marchiol, sindaco di Bardo / Lusevera, a margine di un colloquio scaturito sull’emotività di una festa di Carnevale che metteva in vetrina tutte le realtà dell’Alta Val Torre, legate da un comune filo conduttore che affonda le radici nella tradizione, nella storia, nella cultura, nella lingua.
Signor sindaco, anche il Carnevale viene vissuto come opportunità di unione tra gli abitanti della valle. Oggi, a Sedlišča/Micottis, partecipano gli abitanti di tutti i paesi del Comune.
«È una manifestazione improntata alle nostre tradizioni e le mantiene vive, riafferma la nostra identità, il nostro dialetto, quindi sprigiona naturalmente la voglia di viverla tutti assieme. Abbiamo anche un pullman dal Belgio, della comunità di Fleurus con la quale siamo gemellati. E un’occasione in più per proporci anche a livello europeo».
Questo carnevale era tradizionalmente un momento di contrapposizione satirica tra la Repubblica di Micottis e l’Impero di Lusevera. Oggi sopravvive unicamente a Micottis e tutta le gente della valle è qui a far festa.
«È un dato significativo perché supera tutti i campanilismi. Oggi diamo testimonianza di essere una comunità legata, che sta bene assieme, che vuole mantenere le sue tradizioni, la sua cultura, la sua lingua, il suo modo di essere, al di là di quello che potrebbero essere i futuri scenari che ci sta prefigurando la Regione. Ho sentito dire e ho letto documenti che parlano di un’unione di Comuni tra Faedis, Attimis, Nimis, Lusevera e Taipana. Personalmente ritengo che il Comune di Bardo, poiché ha una vallata tutta sua da Crosis a Uccea, non si fonde con nessun’altra realtà e vorrebbe mantenere la sua specificità, la sua identità culturale e linguistica».
A proposito di futuro, oggi, come in tanti altri momenti di vita associativa, c’è una bella partecipazione di giovani della valle, aspetto che testimonia di una reale vivacità del territorio. Proprio con loro esiste la possibilità di cominciare a costruire il futuro.
«È vero. Non sono moltissimi, ma sono davvero motivati. Dobbiamo tenerceli vicini, renderli partecipi e far loro capire e apprezzare i valori della nostra cultura».
Oggi, sul fondale di questo meraviglioso scenario di baldoria e spensieratezza, sono spiegate tante bandiere, quelle che hanno fatto la storia dell’emigrazione della gente dell’Alta Val Torre.
«È sicuramente un buon gesto. Dopo il terremoto molti emigranti sono rientrati nella valle e hanno rivitalizzato il tessuto sociale».
Tra le bandiere c’è anche quella slovena.
«Non poteva mancare. Personalmente, come ho avuto modo di affermare altre volte, ritengo che con la Slovenia, negli ultimi 40 anni, abbiamo perso l’opportunità di farci trovare al passo con i tempi. Se avessimo avuto l’accortezza di disporre di scuole bilingui, italiano e sloveno, oggi potremmo sentirci veramente cittadini europei. Purtroppo, invece, ora siamo tremendamente indietro, perché ben tre generazioni hanno perso questa opportunità».
Sembrerà un’annotazione obsoleta, ma in questi casi si dice che non è mai troppo tardi. Ora che il vento è cambiato qualcosa si potrà recuperare?
«È un detto che cercheremo di onorare, anche se francamente mi sembra un po’ tardi. Nel nostro piccolo, e mi riferisco al Centro di ricerche culturali di Bardo, si sta facendo un corso di sloveno, condotto dal professor Viljem Cerno. È un segnale del cammino da intraprendere per riportarci al passo con i tempi. Siamo indietro, ma con la giusta determinazione possiamo ancora farcela».

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