A Micottis tutti in piazza per il Veliki Pust

 
 
Tutti in piazza per celebrare il Veliki Pust, tutti uniti al di là dei campanilismi, tutti consapevoli di ripercorrere la storia del territorio. Così, per un giorno, la frazione di Micottis/Sedlišča ha vestito i panni di capitale dell’Alta Val Torre, in un clima di spensieratezza che non poteva disgiungersi dal ricordo di un recente passato, quando le forze migliori furono costrette ad emigrare.
Gremito l’anfiteatro urbanistico che incornicia la piazza, maschere in quantità, festoni multicolori e, sul fondale, tutte le bandiere delle nazioni che per decenni rappresentarono il miraggio di un recupero di dignità e di un affrancamento economico.
Tuttavia, sabato 13 febbraio, non c’è stato spazio per malinconie di sorta. Era, infatti, il momento di fare festa, di affermare che il tessuto sociale dei paesi del Comune di Bardo/Lusevera è ancora ben saldo, aspetto che fa ben sperare per un futuro, come sempre, ammantato di incognite.
Non si è trattato di una sfilata per le vie del paese, come quasi ovunque si usa fare per l’occasione, ma di una rappresentazione che aggrega simultaneamente tutti i partecipanti, attori e spettatori.
In cabina di regia Giordano Micottis e Luisa Cher, presidente del Center za kulturne raziskave Barda. Sulla scena tanti personaggi dell’antica Roma, con uno spettacolare processo a Quintus Rufus, ma anche figure dal calibro di Marco ‘Pollo’ e di una scostumata Lucrezia Borgia.
«Il nostro carnevale —spiega Giordano Micottis — è di tradizione secolare. Da altre parti fanno sfilate, noi, come d’abitudine, facciamo scenette comiche. Non si sa a quando risale questa usanza. Abbiamo avuto un’interruzione dal ’60 all’81 perché quasi tutti i maschi erano all’estero e a casa c’era ben poco da festeggiare. Il carnevale è stato ripreso dai miei zii Albino e Lodovico, ma già vi lavoravamo anche noi nipoti. Lo zio Albino, per il carnevale tradizionale, era perfetto nell’organizzazione e seguiva tutte le trame antiche e le sapeva ben recitare».
Va detto che le prime edizioni targate Albino e Lodovico erano ancora contrassegnate dalla classica contrapposizione tra l’‘Impero’ di Lusevera e la ‘Repubblica’ di Micottis, un aspetto esilarante che rimane ormai un ricordo, in quanto quello di Micottis é oggi l’unico carnevale dell’Alta Val Torre.
«Noi l’abbiamo un tantino modernizzato — spiega ancora Giordano Micottis —. Non lo facciamo soltanto in po našim, ma anche in friulano, in italiano, in latino maccheronico. Ci rifacciamo all’Antica Roma e a personaggi storici ai quali aggreghiamo aspetti di ilarità».
Bellissimi i costumi, pregevoli anche i dialoghi, che per suscitare risate erano ovviamente carichi di doppi sensi, ma per nulla intrisi di volgarità.
Tuttavia non poteva mancare un ricorso a tempi più recenti, con l’irruzione sulla scena di quattro avvenenti ‘escort’, che hanno sollecitato la stampa a dar loro ampio risalto, contrariamente a quanto è accaduto nella realtà italiana.
Hanno concluso l’happening gli amici belgi di Fleurus, cittadina gemellata con Lusevera. Accompagnava il gruppo Les Macralles il vicesindaco Alain Van Winghe, assessore alla cultura e al folclore. Ed è stata una visita susseguente a quella che la delegazione dell’Alta Val Torre aveva fatto loro lo scorso ottobre.
Perché anche nella baldoria di un carnevale possono trovare spazio i valori dell’aggregazione, della compartecipazione e di un’amicizia vera.

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