
«È allucinante che si possa anche solo pensare di realizzare delle gigantesche pale eoliche sul crinale del monte Craguenza. Non riesco proprio a capacitarmi di come si possa concepire un tale sfregio dal punto di vista paesaggistico, ecologico e faunistico. Si creerebbe un grave danno a diverse specie di rapaci protette dalla direttiva europea «Uccelli». Le grandi pale in movimento farebbero strage di rapaci e ci sarebbe una compromissione dell’ecosistema, con la deviazione dei percorsi migratori, con ripercussioni dall’arco alpino fino alla Croazia, alla Serbia e alla Grecia».
A dirlo è l’ornitologo Fulvio Genero, direttore della riserva naturale di Cornino e uno dei maggiori esperti europei in tema di rapaci. È l’unico membro italiano della prestigiosa Vcf (Vulture Conservation Foundation), la più grande istituzione europea che si occupa di tutela dei rapaci e di conservazione del loro habitat naturale.
Genero conosce palmo a palmo il territorio di Pulfero, fin dallo svolgimento del suo dottorato di ricerca dedicato alle migrazioni del grifone, perché l’area della Forra del Pradolino e del Monte Mia costituisce un vero e proprio «santuario» per i rapaci e per chi li studia. Per questo nella forra del Pradolino e sul monte Mia, ai sensi della «Direttiva Uccelli», è stata istituita una Zona speciale di conservazione (Zsc) dove la realizzazione di pale eoliche è espressamente vietata dal regolamento approvato dalla Regione. «Il Craguenza è un importante territorio per la nutrizione di questi rapaci», evidenzia Genero, al pari del Matajur. Nei pochi crinali montuosi ancora ricoperti dal prato questi uccelli cacciano infatti i piccoli roditori che costituiscono una parte fondamentale della loro alimentazione. È chiaro che le pale eoliche sul Craguenza spazzerebbero via l’intero ecosistema. Altrettanto chiaro è che anche solo il rumore e la continua presenza umana e di mezzi di trasporto durante la costruzione provocherebbero danni gravissimi».
Ma, se possibile, ancor più gravi sarebbero i danni ai rapaci migratori come il grifone e il falco pecchiaiolo, che amano molto il territorio delle Valli del Natisone. Proprio lungo questi crinali passa un importantissimo corridoio di migrazione dei rapaci che unisce il territorio alpino e quello balcanico. «Nelle loro migrazioni da sud, dai Balcani alle Alpi attraversando la Croazia – spiega Genero – i rapaci si dirigono verso l’Italia attraverso il Trnovski gozd, il monte Sabotino, il monte Korada e, percorrendo il crinale delle montagne, puntano verso il Matajur e il Mia. E proprio il Craguenza e lo Joanaz sono dei punti fondamentali di riferimento per i rapaci migratori. In prossimità di queste dorsali montuose, si formano infatti le correnti ascensionali che fanno prendere quota e danno la spinta ai rapaci per superare la pianura e dirigersi poi verso le Prealpi carniche. Questi percorsi sono verificati scientificamente. Gli spostamenti e gli scambi dei grifoni sono così intensi attraverso questo corridoio con la Croazia, ma anche con la Serbia e con la Grecia, che si può parlare di un’unica popolazione che accomuna territorio alpino e balcanico». Genero evidenzia anche che è in atto un progetto regionale che ha fatto della Riserva di Cornino un punto di riferimento negli spostamenti dei rapaci dalle Alpi ai Balcani, oltre che dalla penisola Iberica e dalla Francia. «A Cornino c’è l’unica colonia di Grifoni dell’intero arco alpino e ciò è avvenuto grazie ad un progetto della Regione Friuli Venezia Giulia. Gli importanti risultati raggiunti rischiano di essere completamente spazzati via dal progetto del Craguenza poiché esso modificherebbe in modo imprevedibile le rotte migratorie di questi rapaci».
Genero ha analizzato il progetto presentato e critica apertamente lo studio avi-faunistico che vi è accluso: «Lo studio appare corposo come numero di pagine ma è occupato da cose insignificanti e vuoto di contenuti specifici. E non potrebbe essere diversamente visto che è previsto duri un anno, ma è iniziato solo a giugno 2025. Mancano valutazioni valide non solo per i rapaci, ma anche per i chirotteri (pipistrelli) e rondoni».
Spesso proprio i problemi riguardanti specie tutelate di uccelli sono alla base della bocciatura di progetti eolici. «Nel 2011 fu proposto un progetto di pale eoliche a Trasaghis, a pochi chilometri dalla riserva di Cornino, cuore del Progetto Grifone – spiega Genero –. Mi sono personalmente battuto contro quello scempio e le tematiche riguardanti la tutela dei rapaci sono state determinanti a rallentare un progetto che sembrava già tacitamente destinato alla realizzazione. Abbiamo convinto la Regione a fare ulteriori accertamenti dai quali emerse che non vi era una forza e costanza dei venti sufficiente a giustificare il progetto. Mi metto a disposizione anche per la battaglia nelle Valli del Natisone».
Anche in Slovenia diversi progetti di impianti eolici sono stati bocciati proprio per tutelare le specie di rapaci a rischio di scomparsa: «Ho ricevuto diverse richieste di dati sui movimenti dei Grifoni, del Falco Pecchiaiolo, da parte di colleghi sloveni – racconta Genero – proprio per cercare le ragioni a supporto della bocciatura di progetti per la realizzazione di diversi impianti eolici in Slovenia. E questi progetti poi non sono stati realizzati, uno di questi riguardava il monte Stol, che con il Mia e il Matajur costituisce un unico areale di caccia per le Aquile». (Roberto Pensa)

Benečija je na nogah, da bi preprečila uresničitev projekta vetrnega parka na gori Kraguojnca, ki bi imel uničujoč vpliv na okolje in bi ogrozil turistični razvoj območja. Župani Gorskega območja Nediža in Ter so soglasno sprejeli sklep, v katerem projekt označujejo kot »napad na srce našega teritorija«, saj bi »nepopravljivo ogrozil ohranjanje krajine, favne in prebivalstva«.
Ljudsko nasprotovanje se izraža na zborovanjih in z zbiranjem podpisov. A uničenje Kraguojnce bi lahko preprečila zaščita ptic roparic, saj tam potekajo njihove migracijske poti. Sprememba teh poti zaradi 200 metrov visokih vetrnic bi imela škodljive posledice vse do Grčije.
Tega je prepričan tudi ornitolog Fulvio Genero, direktor Naravnega rezervata Cornino in strokovnjak za ptice roparice na evropski ravni. Projekt prav tako ni v skladu z zakonom za slovensko jezikovno manjšino iz Furlanije-Julijske krajine, ki ščiti družbene, gospodarske in okoljevarstvene interese slovenske skupnosti.









