A lui vanno attribuiti i testi resiani «Christjanske uzhilo» e una predica sulla Passione. Svolse il servizio pastorale a Resia, San Leonardo, Topolò e nel paese natio. La messinscena del Plebiscito sul campo di Barbje nel 1866

Don Valentino Bledig va ricordato non solo per essere stato uno dei due censori dell’osteggiato catechismo in sloveno di don Giuseppe Podrecca ma anche come autore di un importante «monumento della lingua resiana» e come l’unico abitante delle Valli del Natisone ad aver detto di No all’annessione della Benecia al Regno d’Italia durante la farsesca messinscena del plebiscito del 1866 avvenuta in quel di San Leonardo.
Figlio di Valentino e di Elena Gambousig, della famiglia Lenčinova, Valentino nacque il 10 febbraio 1815 ad Altana, frazione montana di San Leonardo. Compì gli studi nel seminario udinese e dopo la consacrazione lo troviamo a Prato di Resia dove rimase dal 1842 al 1850, prima come cooperatore domestico poi come cappellano parrocchiale; dal 1846 al 1850 fu anche maestro comunale nelle scuole elementari. La presenza a Resia di don Bledig «non è casuale. È infatti risaputo che, in mancanza di sacerdoti locali, i più adatti a svolgere il ministero pastorale a Resia erano proprio i sacerdoti sloveni delle Valli del Natisone i quali non avevano alcuna difficoltà ad apprendere il dialetto resiano in quanto fa parte, come è stato ampiamente dimostrato, dell’area linguistica slovena» (Zuanella 1985).
A Prato di Resia don Bledig collaborò con il dotto pievano don Odorico / Duryh Buttolo (1768-1845), autore, tra l’altro, di un Dizionarietto resiano e della traduzione nel dialetto locale del brano evangelico dei discepodi di Emmaus (Lc 24, 13-35) che, su iniziativa del Bledig, fu pubblicato dal sacerdote e linguista sloveno Oroslav Caf (1814-1874) nella rivista Slovenska bčela di Celovec / Klagenfurt (a. 3. 1852, nn. 39 e 49).
Nel 1850 fece ritorno nella parrocchia di San Leonardo e per un anno vi operò come economo spirituale; nel 1851 si trasferì a Topolò, dove rimase per circa dieci anni. Nel 1863 si stabilì nel paese natio e vi rimase fino alla morte prendendosi cura delle comunità di Altana e Jainich e delle loro chiese di Sant’Abramo e di San Nicolò. Morì il 1° marzo 1892 di «febre reumatica gravatus et paralisi tactus», come si legge nel Liber motuorum della parrocchia di San Leonardo.
A giudizio di Božo Zuanella (1985: 3) va attribuita a don Valentino Bledig la paternità delChristjanske uzhilo od teh sedan S.S. Sacramentu / Catechismo sui sette santi sacramenti, scritto negli anni 1945-1846 e nel 1850. Il testo, con il titolo Christjanske uzhilo. Pamjatnik rez’jankago jazyka / Dottrina cristiana. Monumento della lingua resiana, fu pubblicato per la prima volta nel 1913 a Pietroburgo dal linguista polacco Jan Niecisław Baudouin de Courtenay (1854-1929) nel terzo volume dei Materialen zur südslavischen Dialektologie und Ethographie.
Si tratta di gran lunga il testo resiano più corposo, composto da 95 pagine in formato ottavo. La paternità del manoscritto fu per lungo tempo dibattuta. Nel 1984, in occasione della pubblicazione del testo a cura della Pieve di Santa Maria Assunta di Resia (Udine 1984), il pievano, don Alfonso Barazzutti, scriveva che l’autore era certamente un «parroco del luogo», come sosteneva anche Ivan Trinko (cfr. Zuanella: ivi) e ancora nel 2003 il prof. Han Steenwijk, docente di lingua e letteratura slovena dell’Università di Padova, sulla scia delle informazioni ricevute a Resia, scriveva: «L’identità dell’autore è sconosciuta, sebbene alcuni resiani dissero a Baudouin che potrebbe essere stato don Francesco Galizia, un friulano nativo che lavorò a Resia dal 1843 al 1869» (2003: 317).
Zuanella, sulla base di considerazioni di natura linguistica e di testimonianze scritte, è arrivato alla conclusione che il Christjanske uzhilo vada senz’altro attribuito a don Valentino Bledig ed evidenzia che è «importante, innanzi tutto, far notare che il testo è stato redatto nella grafia chiamata “bohoričica”, in vigore fino al 1839 ma usata, saltuariamente, anche dopo questa data fino al 1850 circa. Nella predica del 1850 […] compare, anche se in maniera non sempre corretta e coerente, la grafia chiamata “gajica” che proprio in quel tempo si stava diffondendo e affermando a livello ufficiale e che è tuttora in vigore. Questa circostanza è molto importante in quanto sta a dimostrare che l’autore del Christjanske uzhilo non solo scriveva ma conosceva anche la lingua slovena» ed era «in contatto con alcuni linguisti sloveni che allora si interessavano delle canzoni popolari resiane e inoltre faceva parte di quella generazione di sacerdoti sloveni delle Valli del Natisone che scrivevano in sloveno, collaboravano a riviste letterarie slovene e cercavano di risvegliare tra la popolazione la coscienza etnica» (ivi). Ritengo però che la prova più chiara della paternità di don Bledig del Catechismo sui sette santi sacramenti arrivi da Carlo Podrecca che l’11 ottobre 1893 (l’anno dopo la scomparsa del Bledig) sulla prima pagina del quotidiano La patria del Friuli pubblicò un articolo dal titoloSlavia Italiana nel quale scriveva che nel mese di agosto di quell’anno Badouin del Courtenay venne in Benecia «e portò seco, per pubblicarli negli atti dell’Accademia imperiale di Pietroburgo i seguenti manoscritti: la Dottrina cristiana sui sette Sacramenti di don Valentino Bledig, a giudizio del professore, molto ben tradotta, dal 1842 al 1850, in resiano; le diverse preghiere in questa parlata, raccolte nel 1878 da don Pietro Cernotta; la Dottrina cristiana del Casati, voltata nello sloveno popolare di S. Pietro al Natisone da don Pietro Podrecca».
Badouin de Courtenay, dunque, riteneva il catechismo sui sette santi sacramenti una traduzione di un testo (italiano o latino?), ma su questo punto dissentiva mons. Ivan Trinko che in una lettera al linguista polacco affermava che si trattava di opera di «un parroco del luogo». «Questa affermazione – ribatte Zuanella – non ha un valore probatorio in quanto Trinko non disponeva, probabilmente, delle informazioni di cui siamo oggi a conoscenza» e conclude: «Per verificare con sicurezza se il Christjanske uzhilo od teh sedan S.S. Sacramentu sia un’opera originale oppure una traduzione è necessario confrontare i vari catechismi italiani e latini che erano in uso nella prima metà del secolo scorso [XIX]».
Oltre a quella del Christjanske uzhilo Božo Zuanella attribuisce a don Valentino Bledig anche il testo scritto su cinque pagine della predica in resiano Passio Domini ecc., conservata nell’archivio parrocchiale di San Leonardo e scoperta nel 1975 da Pavle Merkù, il quale annota: «Il suo valore letterario è scarso, ma ben maggiore è il suo valore di documento storico e dialettale» (1978: 100; cfr. Steenwijk ivi: 315).
Don Valentino Bledig va ricordato, infine, per aver espresso pubblicamente l’unico voto contrario all’annessione della Benecia al Regno d’Italia. Lo fece domenica, 21 ottobre 1866, alla grande festa del Plebiscito come raccontò un testimone oculare, un certo Filippo di Merso Superiore: «Dopo la messa siamo stati invitati sul Barbje, quel grande prato tra San Leonardo, Merso e Scrutto dove passava la vecchia strada per Cividale. Arrivò tanta di quella gente che era impossibile contarla: uomini, donne, vecchi, giovani e i nostri sacerdoti con il defunto parroco don Banchig. Il signor Giovanni Blasig, un ufficiale dell’esercito sabaudo, gridando esortava la gente a rispondere a gran voce “Sì, sì”, allorché il commissario statale avrebbe gridato “Viva l’Italia”. Quando il commissario lo fece, quel santo e candido uomo di don Valentino Bledig, della famiglia Lenčinova di Altana, lo disturbò chiedendogli se sarebbe successo qualcosa di male a chi avesse detto di No. “Niente, niente”, rispose meravigliato l’uomo. Al che don Valentino disse: “Bene, se è così, io dico No”. Poi con calma voltò le spalle e se ne andò. Tutti rimasero allibiti» (Trinkov koledar 1966: 112).
Dunque, ai neocittadini italiani di San Leonardo (e forse anche di altri comuni della Benecia) non fu concesso neanche il privilegio di deporre nell’urna la scheda con il Sì o il No come avvenne in quel fatidico 21 novembre 1866 in altri paesi e città del Friuli e del Veneto al suono delle fisarmonica e in una giornata di grande festa popolare (cfr. Banchig 2016). (10– continua)
Giorgio Banchig








