La pubblicazione era destinata alle scuole del distretto di San Pietro degli Slavi. Il giudizio negativo sul testo fu emesso da don Zaican e don Bledig. Mons. Tiossi ventilò il pericolo del panslavismo

Il catechismo, dato alle stampe da don Giuseppe Podrecca, andò incontro a una sorte avversa e venne accolto negativamente in Benecia. La pubblicazione vide la luce nel 1851 a Gorizia, presso il noto stampatore Seitz e portava il titolo Katekizem ali kristianski nauk v vprašanjih in odgovorih / zložen zlasti iz nauka gosp. Mihela Casati mondoviskiga škofa od duh. Jožefa Podrieka za slovenske šole (Catechismo o dottrina cristiana in domande e risposte composto in particolare dal catechismo del sig. Michele Casati vescovo di Mondovì da don Giuseppe Podrieka per le scuole slovene).
Probabilmente don Podrecca fu spinto a intraprendere l’opera dal suo insegnante nel seminario di Gorizia, don Štefan Kociančič (1813-1883), poliglotta, docente di Antico Testamento e lingue semitiche, autore di manuali per le scuole elementari e di numerosi studi di linguistica e di storia locale. Podrecca dedicò la pubblicazione a don Anton Ukmar (1805-1897), parroco a Lig – Marijino Celje, molto stimato dai fedeli e conosciuto come Paranton (pre Anton) (Marušič 2021: 112). Il catechismo ottenne l’imprimatur dall’arcivescovo di Gorizia, mons. Franc Ksaver Lushin, il 4 aprile 1851.
Non risulta chiaro a quali scuole slovene fosse destinato dal momento che in Benecia l’insegnamento era impartito esclusivamente in lingua italiana. Ma poiché don Podrecca lo diede alle stampe nel 1851, mentre era ancora in cura d’anime a Scrutto, Osgnetto, Crostù e Merso di Sopra, frazioni della parrocchia di San Leonardo, è lecito ritenere che fosse riservato alle scuole della Benecia. Infatti, «i sacerdoti delle Valli del Natisone si rivolsero nello stesso anno all’ispettore scolastico di S. Pietro degli Slavi esprimendo il desiderio che questo catechismo fosse introdotto ufficialmente nelle scuole elementari del distretto ritenendolo “necessario per l’intelligibilità del morale insegnamento ai fanciulli, incapaci d’intendere nei primi anni la lingua italiana”. […] L’ispettore scolastico informò della richiesta l’Ispettorato Provinciale delle Scuole Elementari il quale, prima di prendere una decisione, si rivolse alla Curia arcivescovile di Udine per avere un parere sul testo sloveno del Podrecca» (Zuanella 1988: 3). In realtà, la decisione di far rivedere il testo non sarebbe stata giustificata dal momento che aveva avuto il benestare dall’arcivescovo di Gorizia. È probabile che per qualche sacerdote la versione di don Podrecca era di difficile comprensione ai bambini della Benecia perché scritto in lingua dotta.
Come abbiamo visto nella precedente puntata, la Curia udinese affidò l’incarico di censore a mons. Michele Podrecca il quale, per motivi di salute, non portò a termine il lavoro che poi fu assegnato a don Giuseppe Zaican, nativo di Azzida e cappellano di San Pietro, e a don Valentino Bledig di Altana, economo spirituale a San Leonardo.
«Don Zaican ha riempito cinque fogli tipo protocollo, con una scrittura minutissima, per confrontare il testo sloveno con quello del Casati, per verificarne la esatta ma soprattutto ortodossa traduzione e per esprimere il suo giudizio sulla lingua usata dal Podrecca» (Zuanella: ivi). All’inizio del suo scritto annota: «1. Vi sono in quel compendio intrecciati moltissimi vocaboli estranei alla lingua che si parla nella parrocchia di San Leonardo, per cui essa dottrina non è intelligibile pei fanciulli, i quali conoscono soltanto le parole usate nel proprio paese. […]. 2. Il traduttore non ha conservata l’ortodossia della Chiesa cattolica come si può vedere nella lezione del segno della Santa Croce. […]». Da altro documento non firmato, ma attribuibile a don Giuseppe Zaican, si legge: «Da tutto questo apparisce mancante in ogni parte e specialmente nella esattezza di dottrina, per cui si dovrebbe assolutamente mettere nell’Indice tal Dottrina, oppure affatto proibirla donec corrigatur [finché non sia corretta]». «In attesa delle auspicate correzioni verrà adottata l’edizione slava dell’arcidiocesi di Gorizia» (Nazzi: https://fauna31.wordpress). Nazzi non cita la fonte di questa notizia e nemmeno dice quale catechismo fosse allora in uso nel Goriziano e se in Benecia fosse adottato nelle scuole o solo in ambito parrocchiale. Sta di fatto che passarono ben tre anni perché la questione del catechismo di don Giuseppe Podrecca tornasse alla ribalta e ricevesse un altro giudizio negativo, questa volta da parte dell’autorevole decano del Capitolo di Cividale, mons. Nicolò Tiossi (1783-1865). È da ricordare che fino alla costituzione della forania di San Pietro nel 1911, quando vennero erette a parrocchie indipendenti le vicarie di San Pietro, San Leonardo e Santa Maria di Drenchia, il decano del Capitolo era il vero parroco delle Valli del Natisone.
In risposta a una lettera del cancelliere arcivescovile, datata 18 ottobre 1851, sulla questione del catechismo sloveno, il 13 agosto 1854 mons. Tiossi, dopo aver dichiarato di affidarsi alle note del Bledig e dello Zaican riguardo ai contenuti dottrinali e alla lingua in quanto ignaro dello sloveno, fornisce alcune notizie sulla sorte della pubblicazione del Podrecca ed esprime la sua netta opposizione alla sua adozione nelle scuole. All’inizio della missiva il decano scrive: «Quel catechismo è sì poco apprezzato che questo libraio sig. Strazzolini [di San Pietro] al quale furono consegnate molte copie da vendersi, nel corso di tre anni non ha potuto esitare che sei. Ciò è tanto più osservabile che il clero del Distretto di San Pietro vivamente desidera un Catechismo nella propria lingua. L’Editore del libretto, come leggesi nel frontespizio, lo ha destinato per le scuole slave del Distretto di San Pietro, che sono interamente italiane, mentre ivi l’insegnamento si pratica nella lingua del ‘sì’». Dopo aver ribadito che «sempre fin’ora il testo dell’istruzione religiosa nelle scuole del Distretto medesimo, fu italiano, ciò che giovò alla conservazione ed avanzamento dell’intelligenza di questo linguaggio», motiva così la sua contrarietà all’introduzione del testo sloveno nelle scuole: «Ora l’innovazione di sostituire nelle scuole il testo slavo all’italiano servirebbe ad estenuare la importantissima cognizione dell’italiana favella senza alcun vantaggio degli scolari riguardo al vernacolo slavo, che hanno già appreso dalla madre. Servirebbe ancora ad insinuare e rafforzare lo spirito di nazionalità slava e di panslavismo, le cui tendenze politiche e religiose sono maligne» (Nazzi: ivi).
L’opposizione di mons. Tiossi rifletteva le posizioni degli antisloveni, che, come abbiamo visto, minacciavano don Pietro Podrecca per il suo impegno a favore della valorizzazione e la conservazione della lingua slovena, e dava una motivazione ideologica all’intento del clero sloveno di introdurre nelle scuole il catechismo sloveno: il nazionalismo slavo e il panslavismo, visti come gravi minacce all’affermazione dell’elemento italiano in queste terre. A partire da questo frangente e fino all’alba del XX secolo le autorità politiche e religiose accuseranno i preti sloveni di panslavismo per il solo fatto di difendere il diritto dei loro fedeli di usare la lingua materna nelle chiese.
Dalla lettera di mons. Tiossi si intuisce che l’allora arcivescovo di Udine, mons. Giuseppe Luigi Trevisanato (1801-1877), si era rivolto, tramite il proprio cancelliere, a mons. Tiossi per chiedergli suggerimenti riguardo a una riedizione rivista e corretta del catechismo del Podrecca. Nella risposta mons. Tiossi articola la sua proposta in cinque punti che si possono sintetizzare in questo modo: 1. il catechismo venga compendiato e tradotto nel dialetto del Natisone; 2. la stampa del testo sloveno sia accompagnata da quello italiano; 3. nelle scuole venga adottato esclusivamente il testo italiano; 4. il testo sloveno venga usato nelle parrocchie interamente slovene; 5. nelle parrocchie miste venga adottata la versione slovena solo con i bambini che non sanno l’italiano e viceversa (Nazzi: ivi).
Si dovettero aspettare altri 15 anni (1869) perché vedesse la luce il catechismo di don Pietro Podrecca che ottenne l’imprimatur dell’arcivescovo friulano, mons. Andrea Casasola. (9– continua)
Giorgio Banchig









