Si moltiplicano i segnali che indicano una sorta di rivoluzione copernicana in atto

L’essere umano – homo sapiens– dopo millenni di battaglie, rivoluzioni, di tutto, dovrebbe essersi abbastanza abituato a pensare in maniera logica, a mettere le cose una dietro l’altra, a cercare la ragione, la causa dei fenomeni: per fare in modo che la vita quotidiana si svolga in modo tranquillo, per evitare errori evitabili, oltre che di provocare troppi danni a se stessi e agl’altri. È un’esperienza comune, chiunque sa, che basta un niente per fare di una giornata normale un mezzo inferno.
Certamente, non sempre è possibile, né necessario, nei vari momenti della giornata, spremere le meningi, anche perché una parte importante delle faccende quotidiane si svolge in modo ripetitivo, senza grande dispendio di energia intellettuale. Guai se non fosse così: gli esperti dicono che trascorriamo una parte significativa del nostro tempo in modalità «pilota automatico», permettendo al cervello e agli altri organi preposti al funzionamento vitale, di risparmiare preziosa energia (magari da utilizzare per le cose e nei momenti più importanti). Insomma, saremmo predisposti ad applicare quello che una volta si chiamava senso comune o buon senso, possiamo chiamarlo in tanti modi, tanto che a volte neppure ci rendiamo conto: applichiamo delle categorie piuttosto che dei ragionamenti.
Ma è proprio così? Alcune situazioni, alcuni elementi mi sembrano un po’ smentire tale convinzione, o forse anche delineare un cambio di tendenza… È solo un’impressione? Mi sembra che si moltiplichino segnali che indicano che una rivoluzione è in atto, una sorta di rivoluzione copernicana, e galileiana, al contrario.
Si moltiplicano comportamenti, atteggiamenti, valori che sembrano esattamente contrari a questa sorta di senso comune, a un’idea di razionalità, di linearità. Non vorrei esagerare come al solito, e farò solo alcuni esempi.
La tassa sul turista, che molti comuni «turistici» gagliardamente ostentano… È possibile immaginare qualche cosa di più assurdo? È come tassare il cliente che entra in negozio, è come negare la mano a chi ci tende la sua, come dire «no grazie» a qualcuno che ci vuole regalare un lingotto d’oro. Ci sono interi sistemi economici che lavorano per attrarre turisti, ci danniamo l’anima per inventare continuamente cose per i turisti, e poi ci mettiamo questa tassa. Esiste una ratio? Almeno chiamiamola in altro modo.
E poi i parcheggi in città, sulle strisce blu: da tempo cerco di spiegarmi perché c’è gente che appositamente non parcheggia nelle zone blu, magari preferisce parcheggiare sui marciapiedi, intralciando mamme con passeggini, nonni che camminano a fatica, turisti con il naso in su, a guardare monumenti… Perché mai? In realtà me l’hanno spiegato a bassa voce gli stessi addetti alle multe, i «vigilantes» delle ditte comunali, che non possono mettere multe se non a chi parcheggia nelle stesse strisce blu, al di fuori delle quali possono solo i vigili, i quali però non passano mai. Quindi arriviamo al paradosso che se uno parcheggia disciplinatamente in zona blu, cercando pazientemente un posto libero, e ritarda di 5 minuti, si prende una multa, mentre chi pratica sistematicamente la sosta selvaggia non rischia (quasi) nulla. Comunque può ammortizzare quell’importo e quello stress. A questo è da aggiungere il fatto che le multe le pagano solo o quasi, quelli che hanno una busta paga «aggredibile», compresi i pensionati – come riportano certe statistiche. Gli altri aspettano le rottamazioni che arrivano di sicuro, come la pioggia. Ma scrivere di multe porta male, spero che non capiti anche a me (potrei autodefinirmi, un peccatore «medio» tra i tanti della sosta selvaggia), è lo stesso che parlare di tasse… lasciamo perdere, ma valgono un po’ gli stessi argomenti.
Altra cosa, non meno importante, almeno per i pendolari, che riguarda gli orari dei treni, anche a riguardo di località molto frequentate, poniamo sulla Udine-Trieste, ci sono due o anche tre partenze a distanza di pochi minuti, e poi niente per ore, così come si può verificare leggendo sui tabelloni. C’è una logica? Ovviamente per migliorare il servizio si può:
a) diminuire i tempi di percorrenza,
b) aumentare la frequenza delle corse,
c) sistemare gli orari, non occorre un esperto di marketing per capirlo.
Senza considerare che nelle ore buche uno cosa fa? Anche qui un «sindacalista» dei pendolari, a voce molto molto bassa, mi spiega che l’azienda delle ferrovie ha inventato così il modo perfetto per fare partire i treni in orario, ne fanno partire due o tre nello stesso momento… Tutti segnali di quello stesso stravolgimento, qualche cosa che non si capisce… sembra che sia lo stesso modo di vivere, di organizzare che incentiva, anzi costringe, quasi a negare un comune senso del buon senso, e magari a ignorare le regole, ignorando la prima di tutte, quella non scritta, che insegna proprio il buon senso sia per le persone, ma anche per le istituzioni e le varie organizzazioni. Il rispetto verso gli altri, che se non sappiamo rispettare a loro volta negheranno il loro rispetto a noi stessi. Per qualcuno sono semplicemente nuove abitudini, la gente si adatta e si adegua; per altri invece accettare come “normale” uno stravolgimento del senso comune non può essere considerato una cosa “normale”, e che se le regole perdono senso, stiamo raggiungendo il livello di guardia, il punto di non ritorno.
Igor Jelen
Avtor Igor Jelen v članku razmišlja o tem, kako bi moral človek v vsakdanjem življenju uporabljati logiko in zdravo pamet, da bi se izognil napakam in težavam. V praksi in v vsakdanjem živlenju pa se pogosto zdi, da številne odločitve in pravila delujejo ravno nasprotno od tega načela. Avtor kot primer izpostavlja turistično takso, ki jo nekatera mesta zaračunajo obiskovalcem, čeprav hkrati vlagajo veliko napora v privabljanje turistov. Podoben paradoks vidi pri parkiranju: vozniki, ki parkirajo na modrih črtah in nekoliko zamudijo s plačilom, dobijo kazen, medtem ko tisti, ki parkirajo nepravilno drugje (na primer na pločnikih), pogosto ostanejo nekaznovani. Nelogično so tudi urniki redih vlakov, kjer več vlakov odpelje skoraj hkrati, nato pa ure dolgo ni nobenega. Po njegovem mnenju takšni primeri kažejo, da se v družbi izgublja pomen zdrave pameti in smiselnih pravil. Avtor opozarja,da če pravila izgubijo svojo logiko, lahko vodi v vedno večje nezaupanje in pomanjkanje spoštovanja v družbi.
Prevod in povzetek: D. D.









