Dizionario biografico degli Sloveni della Benecia degni di essere ricordati per aver lasciato una traccia positiva nella storia. Nato a Mersino nel 1824, esercitò l’attività pastorale in Istria e in Carinzia. Scrisse due articoli sulla storia e la situazione sociale dei «Benečanski Slavjani».
«Gli Slavi che frequentano le scuole elementari di Cividale od il Seminario arcivescovile di Udine sono i più distinti. Buon contingente di professori agli istituti educativi della provincia fu sempre fornito dal distretto di S. Pietro». Nella sua Slavia Italiana (1884: 98-99) Carlo Podrecca ricorda alcune persone che, all’epoca, si distinguevano a livello provinciale in diversi settori: in campo scolastico Giovanni e Antonio Clodig di Clodig, in campo ecclesiastico i gesuiti Antonio Banchig e Michele Tomasetig, e nella conoscenza delle lingue Birtig di Podar, che ne parlava sette, Oriecuja di Rodda, impiegato al consolato italiano di Atene, e Trusgnach di Trusgne occupato all’ambasciata italiana di Pietroburgo.
Ma l’ingegno multiforme degli Sloveni della Benecia si espresse in numerose altre personalità che vissero da protagonisti il loro tempo, si distinsero in vari campi del sapere, emersero in ambito ecclesiastico e civile, si dedicarono al bene delle loro comunità, tennero alto il nome della loro terra ovunque andarono a esercitare le loro attività.
Con questo numero del Dom inizio a compilare il Dizionario biografico degli Sloveni della Benecia degni di essere ricordati per aver lasciato una traccia positiva nella storia della nostra o di altre regioni dove spesero la loro vita.
Se Mersino Alto (Pulfero) ha la sua bella chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù, lo deve a don Ivan Oballa che nel testamento lasciò al paese natio 7 mila corone austriache per la sua costruzione. Don Ivan morì il 1° settembre 1898 nell’ospedale di Šentvid ob Glini / Sankt Veit an der Glan in Carinzia al termine di una vita movimentata che lo vide esercitare la sua missione sacerdotale tra il 1850 e il 1898 nell’Istria profonda tra Croati, Italiani, Čiči e negli ultimi anni tra gli Sloveni della Carinzia. Di questa sua sua attività non abbiamo notizie se non che in pochi anni cambiò diverse parrocchie più o meno popolose o disagiate. Pertanto su questa pagina non lo ricordiamo per la sua lunga attività pastorale, ma per essere stato uno dei primi poeti e narratori della Benecia in lingua slovena e come il primo autore di un reportage sul territorio abitato dagli Sloveni nell’allora Regno Lombardo Veneto. Purtroppo questo suo interesse letterario durò lo spazio di un paio di anni mentre era studente di teologia presso il seminario di Gorizia. «Peccato – scrive Božo Zuanella – che abbia interrotto la sua attività letteraria, altrimenti si sarebbe affermato come rinomato poeta» (PSBL).

Ivan Oballa, figlio di Tommaso, agricoltore, e di Maria Medves, casalinga, nacque nella famiglia Žmielova a Oballa, frazione di Mersino Alto (Pulfero), il 4 dicembre 1824. Della sua infanzia non si hanno notizie mentre si sa che compì gli studi nel seminario di Gorizia e che alla fine del quarto anno di teologia si trasferì nella diocesi di Trieste – Capodistria. Il 23 settembre 1849 fu consacrato sacerdote, con diritto di prebenda, assieme ad altri nove compagni di studi dal vescovo mons. Jernej Legat (Naklo 1807 – Trieste 1875), uno Sloveno originario della Gorenjska che fondò il seminario triestino e partecipò al Concilio Vaticano I (1870) dove, assieme ad altri vescovi dell’Impero austriaco, espresse critiche sul dogma dell’infallibilità del papa.
Da giovane sacerdote don Ivan Oballa si distinse per la preparazione culturale, la profonda spiritualità e per la conoscenza delle lingue parlate dai suoi fedeli, sloveno, italiano, croato e tedesco. La sua prima missione pastorale la esercitò in Istria, una delle province più complesse dell’Impero austriaco abitata da Čiči, Croati e Italiani. Nel 1850 lo troviamo cappellano a Brseč / Bersezio, nel 1852 a Žminj / Gimino, nel 1856 Oprtalje / Portole, nel 1858 amministratore parrocchiale a Grimalda, nel 1863 cooperatore a Moščenice presso Brseč, un anno dopo amministratore parrocchiale e parroco a Kožljak / Cosliacco fino al 1882, dal 1882 al 1884 parroco a Paz / Passo nel decanato di Kršan / Chersano, dal 1884 al 1887 parroco a Novaki presso Pisino. Nel 1887 si trasferì nella diocesi di Celovec / Klagenfurt; nel 1897 era parroco in pensione a Lembach, parrocchia della diocesi di Maribor, e infine a Lipalja ves / San Leopoldo in Valcanale allora inclusa nella diocesi di Celovec / Klagenfurt.
Ivan Oballa, che si firmava J.(anez) o I.(van) Obalo, come detto, va ricordato per la sua brevissima attività letteraria e per il reportage sulla Benecia pubblicato nel 1849 dal giornale Slovenija di Lubiana con il titolo Nekaj o Benečanskih Slavjanih (Qualcosa sugli Sloveni della Benecia) (pp. 156, 160, cfr. Zuanella 1982).
Vale la pena ricordare alcuni dati dell’articolo, a cominciare dai nomi dati ai suoi conterranei:Benečanski Slavjani e Benečani (= Sloveni facenti parte della Repubblica di Venezia) termini che estende agli abitanti non solo delle Valli del Natisone ma anche a quelli della Val Judrio, delle Valli del Torre e di Resia fino ai confini della Valcanale. Scrive, infatti, che i Beneciani «abitano tra Udine e la diocesi di Gorizia […] e sui monti nella parte settentrionale della Benecia fino a Pontebba al punto che dal Collio goriziano si può arrivare a Udine e Pontebba attraversando il territorio sloveno senza incontrare i Friulani».
«Il loro governo è sempre stato a Venezia. Durante la repubblica avevano a Venezia un principe (“sotto ilprincipe si stava bene”, raccontano ancora oggi) […] e avevano anche una regina, come raccontano i più vecchi». E qui Oballa racconta la leggenda della regina assediata nella Grotta d’Antro non prima di aver descritto quel luogo come molto interessante al punto che «cardinali e grandi signori italiani hanno visitato questo prodigio naturale».
Il racconto della regina arroccata nella grotta presenta interessanti varianti rispetto a quelli canonici. Gli assedianti, infatti, non erano gli Unni ma i Turchi i quali erano accampati nel piano a una mezz’ora di cammino. Per lungo tempo la regina fu al sicuro, ma quando fu ucciso l’ultimo vitello e consumato l’ultimo sacco d’orzo (pulžana), prese la pelle dell’animale e un sacco di grano e li gettò giù dalla fortezza dicendo che il nemico dovrà aspettarla tanti anni quanti sono i peli del vitello e i grani nel sacco. Il nemico se ne andò con le pive nel sacco. Ma molti Turchi furono uccisi nella valle come testimoniano i reperti che ancora vi si trovano. «In passato nella Valle del Natisone – scrive Oballa – i Beneciani vinsero una battaglia con l’aiuto di cani ammaestrati per cui ancora oggi gli Sloveni che abitano oltre il confine veneziano [Vunejci] ripetono questo detto: Dio ci salvi dai cani beneciani / Bog nas ovari benečanskih pesov».
Nel testo c’è anche un breve accenno ai moti rivoluzionari che interessarono la Benecia nell’aprile del 1848 (Oballa scrive l’articolo appena un anno dopo). Descrivendo la Val Natisone, che salendo da Cividale man mano diventa sempre più stretta, fa presente che «è difficile a un esercito di soldati venire in Italia se non lo vogliono i locali Sloveni, i quali fanno rotolare enormi massi sulla strada oppure la interrompono, come è successo a Pasqua dello scorso anno». (1 – continua)
Giorgio Banchig
Že v preteklosti so se Slovenci iz Benečije odlikovali po znanju, izobraževanju in vključitvi v javnem življenju. Mnogi so se uveljavili na področju šolstva, cerkvenega delovanja in poznavanja tujih jezikov ter s svojim delom pomembno zaznamovali prostor, v katerem so živeli in delali. Prav tem osebnostim, ki so prispevale k skupnosti in pustile pozitivno sled v zgodovini, je namenjena ta nova zbirka, avtorja Giorgia Banchiga.
Besedilo predstavlja življenje in delo Ivana Oballe, duhovnika iz Gorenjega Marsina, ki je pomembno zaznamoval versko in kulturno zgodovino Benečije. Avtor najprej poudari njegov prispevek k domačemu kraju, saj je Oballa v oporoki zapustil denar za gradnjo cerkve. Njegovo duhovniško življenje je bilo zelo razgibano, saj je med letoma 1850 in 1898 deloval v številnih župnijah v Istri in pozneje na Koroškem, med prebivalci različnih narodnosti in jezikov. Čeprav o njegovi pastoralni dejavnosti ni veliko podatkov, se besedilo osredotoča predvsem na njegov kulturni pomen. Ivan Oballa je bil namreč eden prvih pesnikov in pripovednikov Benečije v slovenskem jeziku ter avtor prvega reportažnega zapisa o Benečanih. Njegova literarna dejavnost je trajala le kratek čas, v obdobju študija na goriškem semenišču, vendar je kljub temu bila zelo pomembna. Posebno pozornost avtor nameni članku Nekaj o Benečanskih Slavjanih, v katerem Oballa natančno opiše območje Benečije, poimenovanja prebivalcev ter njihovo zgodovino. V besedilu so zbrane tudi legende, kot je pripoved o kraljici v Landarski jami, ter spomini na boje proti Turkom. Oballa omenja tudi revolucionarne dogodke leta 1848 in poudarja vlogo domačih Slovencev pri obrambi ozemlja. Članek tako predstavlja Ivana Oballo kot pomembno pričo zgodovine, ki je s svojim pisanjem prispeval k razumevanju identitete in preteklosti Beneških Slovencev.
Prevod in povzetek: D. D.









