
Cresce anche in Benecia l’allarme sociale per la situazione economica degli anziani, specie per coloro (e non sono affatto pochi) che varcano la soglia della non autosufficienza, dovendo ricorrere alla Casa di riposo o all’assunzione di una badante. In entrambi i casi, non solo l’anziano, ma anche la sua famiglia, oltre alla sofferenza insita nella situazione, rimangono colpiti sensibilmente nel portafoglio. Nei mesi scorsi, man mano che si chiudevano i bilanci del 2024, molte case di riposo del Friuli Venezia Giulia hanno adeguato sensibilmente le loro rette. Ormai arrivate in alcuni casi a importi stratosferici se paragonati al livello medio delle pensioni. Mediamente la diaria lorda si attesta sui 100 euro, vale a dire circa 3 mila euro al mese. Togliendo il contributo regionale di 23,50 euro al giorno, la spesa mensile si attesta sui 2250 euro mensili. Un costo paragonabile a quello lordo di una badante convivente, che porta in più alle famiglie il problema di selezionare la persona giusta, di gestire il rapporto di lavoro e di sostituirla per i suoi riposi obbligatori (una giornata e mezza a settimana, da contratto collettivo di lavoro).
Dal rendiconto sociale della sede Inps di Udine, apprendiamo che il valore medio delle pensioni sul territorio della ex provincia udinese si attesta sui 1652 euro mensili per gli uomini e 946 euro per le donne che hanno lavorato nel settore privato. L’importo scende, rispettivamente, a 1216 euro e 761 euro, nel caso di lavoratori autonomi, mentre meglio se la cavano gli ex lavoratori parasubordinati (rispettivamente 1870 e 834 euro) e gli ex lavoratori pubblici (rispettivamente 2469 per i maschi e 1817 per le donne). In media, quindi, l’importo delle pensioni già non copre le rette delle case di riposo. Pur non disponendo di dati disaggregati sull’importo delle pensioni nei singoli comuni, con buona approssimazione si può poi supporre che nelle Valli del Natisone, Torre e Resia, gli importi medi siano inferiori a quelli provinciali.
Al punto che cominciano ad esserci conseguenze anche sui bilanci comunali. Quando un cittadino deve essere ricoverato in casa di riposo per le sue condizioni di salute e di non autosufficienza, ma non dispone di una pensione generosa o di altri beni per pagare le rette, sono i Comuni che devono provvedere per chi risiede nel rispettivo territorio. Negli enti municipali più ricchi, che godono di importanti entrate tributarie proprie (ad esempio dall’Imu o dalla tassazione sulle attività economiche), il problema è relativo, ma se ad un piccolo Comune della montagna capita per una fatalità di avere anche solo 2-3 concittadini che non ce la fanno a pagare la casa di riposo, ciò diventa un vero e proprio problema di bilancio. Un caso emerso recentemente è quello di Stregna, che a causa del peso di questi interventi assistenziali (che sono assolutamente casuali, in relazione alla demografia e non indicano in alcun modo un demerito o una inefficienza da parte dei Comuni interessati) ha difficoltà a reperire i fondi per aderire alla convenzione per la Vigilanza proposta dalla Comunità di montagna.

Ma com’è la situazione dell’accoglienza degli anziani in Benecia? Se parliamo dei non autosufficienti, quella parte della terza età che genera maggiori preoccupazioni e richiede il più grande sforzo economico, il punto di riferimento del territorio delle Valli del Natisone è sicuramente la casa di riposo «Giuseppe Sirch» di San Pietro al Natisone, un ente di assistenza alla persona dalla lunga storia (fondato con lungimiranza nel 1921 grazie alla donazione di 120 mila lire dell’epoca, un vero e proprio «capitale», da parte del cavaliere Giuseppe Sirch a cui l’istituzione è oggi doverosamente intitolata), ma che ha saputo sempre tenersi al passo con i tempi. Una struttura in larga parte dedicata proprio agli anziani delle Valli del Natisone: a fine 2024, su 60 ospiti, ben 50 erano residenti nei comuni delle Valli del Natisone. «Non abbiamo attuato in tempi recenti e non abbiamo in previsione nessun adeguamento delle rette – spiega la direttrice della Casa di riposo Sirch, la dottoressa Fabrizia Titon –. Abbiamo 60 posti letto tutti dedicati alle persone non autosufficienti. Le domande di ammissione sono sempre molto sostenute, con liste di attesa di decine e decine di persone con tempi medi di accettazione che, a seconda delle urgenze, vanno da 9 mesi a un anno e mezzo dalla domanda di ammissione. Occupiamo subito i posti che si liberano e questo fa sì che il nostro bilancio sia in salute senza andare a pesare ulteriormente sugli utenti. Questo è un indice dell’altissima domanda di servizi residenziali per anziani che c’è nel Friuli Orientale. Osserviamo che i nuovi ingressi in genere sono caratterizzati da pluripatologie, si tratta di soggetti molto fragili, spesso con le funzioni cognitive compromesse. Sono anziani la cui gestione in casa è diventata difficilissima per i loro familiari».
Come si posizionano le rette della Casa di riposo «Sirch» rispetto al panorama regionale? «Le definirei medio-alte – risponde Titon – e rispecchiano i nostri standard di qualità che vanno ben oltre quelli minimi imposti dalla Regione per le case di riposo». La retta giornaliera lorda si attesta attorno ai 99 euro al giorno, da cui bisogna togliere il contributo regionale di 23,50 euro. Una giornata in casa di riposo costa quindi 75 euro, che in un mese significa circa 2.250 euro. Per fare un confronto, alla «Quiete» a Udine una camera singola ha un costo lordo di 119,50 euro.
«Certamente, per mantenere sano il bilancio senza tagliare i servizi bisogna gestire ogni spesa in maniera molto oculata – spiega Titon –. Ci aiuta moltissimo il fatto che, fin dai primi anni 2000, è stata conclusa una convenzione con la Fondazione Emilia Muner de Medici che gestisce la casa di riposo di Lovaria di Pradamano. Gestiamo insieme tutto il settore degli appalti, dei concorsi e anche il direttore è condiviso tra le due strutture. La Regione spinge le Aziende per i servizi alla persona a forme di integrazione molto più forti e anche ad operazioni di unione, ma al momento la situazione esistente risulta soddisfacente e non si prevedono ulteriori sviluppi».
Titon conferma la crescita di casi di ospiti che non sono in grado di pagarsi la retta e il cui costo è accollato in parte ai Comuni: «Questi casi ci sono, crescono numericamente e ce ne saranno sempre di più in futuro – spiega il direttore –. Purtroppo le spese vive del mantenimento, gli adeguamenti del costo del personale… tutto propende ad aumentare i costi. In prospettiva futura questo problema temo che acquisterà proporzioni preoccupanti quando cominceranno ad essere ricoverate persone che hanno la pensione interamente calcolata sulla base del meno generoso metodo contributivo, o che, come spesso succede oggi per i più giovani, per una parte significativa della loro attività lavorativa hanno lavori discontinui e con salari sensibilmente più bassi». (Roberto Pensa)
Naraščajo težave zaradi gospodarskih razmer starejših, zlasti tistih (sploh jih ni malo), ki niso več samostojni in morajo poseči po domu za ostarele ali zaposliti negovalko doma. V obeh primerih to za starejšo osebo in njeno družino predstavlja veliko finančno breme.
V preteklih mesecih so domovi za ostarele občutno zvišali svoje cene in so zdaj v nekaterih primerih dosegle astronomske zneske, če jih primerjamo s povprečno višino pokojnin. Povprečna bruto dnevna oskrbnina znaša okoli 100 evrov, kar pomeni približno 3.000 evrov mesečno. Če odštejemo prispevek Dežele FJk v višini 23,50 evra na dan, mesečni strošek znaša približno 2.250 evrov. To je znesek, primerljiv z bruto stroškom za sobivajočo negovalko.









