
Dobbiamo «guardare con orgoglio al cammino che abbiamo compiuto, in modo che i traguardi raggiunti siano di stimolo e sprone per superare quegli ostacoli che ci possono sembrare insormontabili, ma che in realtà non sono tali, bensì occasioni per dimostrare a noi stessi e agli altri la nostra tenacia e la nostra perseveranza, di essere pronti a nuovi successi». Così Anita Bergnach, professoressa di lingua slovena, catechista e poetessa ha concluso il proprio discorso, a nome delle organizzazioni slovene della provincia di Udine, al 61° «Dan emigranta » tenutosi il 6 gennaio a Cividale, nel teatro «Ristori».
Dopo aver ricordato le origini della manifestazione, nata per salutare gli emigranti, che tornavano al lavoro nei Paesi europei dopo le vacanze natalizie, e sottolineato che le parole patria, madre e lingua materna racchiudono «valori intoccabili, riempiono il vuoto interiore della persona e sfamano l’anima», Bergnach ha fatto il punto della situazione della comunità slovena in provincia di Udine, presentandone i successi, le difficoltà e le attese.
Partendo dalla grande partecipazione di fedeli alla Santa Messa di Natale in lingua slovena nella parrocchiale di San Pietro al Natisone, ha evidenziato la mancanza di sacerdoti sloveni.

«Di essi ne sono restati solo due, mons. Marino Qualizza e don Natalino Zuanella – ha sottolineato –. A giugno di quest’anno celebreranno la messa di diamante, il 60° dell’ordinazione sacerdotale, e sarebbe giusto ringraziarli e rendere loro onore per tutto il loro impegno nei nostri confronti, – ha detto, per poi ribadire che – la questione del servizio pastorale nella lingua della nostra gente preoccupa. Perciò abbiamo accolto con piacere le parole del nuovo arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba, che nell’intervista al Dom ha espresso l’auspicio che nelle celebrazioni si usino le lingue locali. Se lo sloveno, assieme al friulano e al tedesco, orgogliosamente risuona in cattedrale a Udine nelle grandi celebrazioni, perché non dovrebbe essere così anche nelle chiese di Benecia, Resia e Valcanale?».
Ricordati i 40 anni della scuola bilingue, Bergnach ha rimarcato «l’eccezionale successo dell’insegnamento plurilingue in Valcanale, dato che per il secondo anno registra il cento per cento di adesioni» ed evidenziato che a quel modello guardano con interesse anche nelle Valli del Torre, dove i bambini frequentano con entusiasmo le ore di sloveno a Taipana, Vedronza, Faedis e Attimis.
«Che presso le nuove generazioni l’interesse per lingua e cultura slovene cresca è un fatto assodato – ha proseguito –. Non conosce fine, tuttavia, l’inverno demografico. Il deficit di nascite è pesante dappertutto, ma si fa sentire in modo particolare nei nostri territori. Eloquente è il dato che, tra i cinque comuni del Friuli Venezia Giulia senza bambini fino ai tre anni d’età, ce ne siano ben tre della Benecia; nel concreto Drenchia, Savogna e Stregna».
«Senza abitanti non ci saranno nemmeno lingua e cultura slovene», ha affermato Bergnach, ricordando che la minoranza slovena si dà da fare anche per lo sviluppo economico del territorio nel quale è insediata. Nel concreto ha ricordato il progetto per lo sviluppo del turismo, portato avanti dall’Istituto per la cultura slovena, per il quale ha chiesto sostegno politico e finanziario alla Regione Friuli Venezia Giulia e alla Repubblica di Slovenia.

Fondamentale è, poi, la collaborazione transfrontaliera, per cui è necessario iniziare quanto prima il percorso che porti alla costituzione di un Gruppo europeo di cooperazione territoriale tra la fascia confinaria della provincia di Udine e la valle dell’Isonzo sul versante sloveno.
E «pure la richiesta di defiscalizzazione proposta dal presidente della Comunità di montagna del Natisone e Torre, Antonio Comugnaro, va presa sul serio, perché, come spiegato dallo stesso proponente, non è richiesta di privilegi, ma di risarcimento per i torti subiti dai Beneciani».
Prima di Bergnach sul palco del «Ristori» erano saliti per i saluti di rito la sindaca di Cividale, Daniela Bernardi, e la segretaria di Stato per gli Sloveni d’oltreconfine e nel mondo, Vesna Humar. Di Nova Gorica-Gorizia capitale europea della cultura ha parlato il direttore del programma, Stojan Pelko.
Il programma culturale ha visto l’esibizione del coro della scuola bilingue di San Pietro al Natisone e del duo Gushi, la recita di una poesia di Andreina Trusgnach e la prima della commedia «Oštarica», portata in scena dal «Beneško gledališče». (E. G. – Foto Pablo Boris Debat)
Na 61. Dan emigranta, ki je biu na guod Svetih treh kraju, v pandiejak, 6. ženarja, v čedajsken teatru Ristori, je slovenska skupnost Benečije, Rezije in Kanalske doline predstavila svoje stanje in pokazala, kaj zna narediti na kulturnem področju.
Telo narguorš iniciativo Slovencu videnske province parpravljata Svet slovenskih organizacij in Slovenska kulturno gospodarska zveza pod patročinjam čedajskega kamuna.
V imenu slovenskih organizacij je guorila Anita Bergnach, profesorica, katehetinja in kulturna delavka. Drugi govornik je biu programski vodja EPK Nova Gorica-Gorica Stojan Pelko. Pozdravili sta čedajska županja Daniela Bernardi in Daržavna sekretarka v Uradu RS za Slovence v zamejstvu in po svetu Vesna Humar.

V kulturnem programu, ki ga je povezovala Lisa Alaska Cencig, so nastopili vokalna skupina dvojezične šuole in duo Gushi. Štieri učenci so recitirali poezijo »Brez maternega jezika« Andreine Trusgnach.
Beneško gledališče je pokazalo pa novo komedijo z naslovom »Oštarica«, ki jo je v beneško slovenščino iz komedije »Krčmarica« Petra Turrinija prepisala Marina Cernetig. Pod režijo Gregorja Geča so recitirali Ljuba Crainich, Erika Balus, Anna Bernich, Igor Cerno, Ivan Blasutto, Andrea Trusgnach in Niccolò Sibau.
Dneva emigranta so se udeležili, poleg tistih, ki so guorili, tudi ugledni gostje: senatorka Tatjana Rojc, deželni svetnik Marko Pisani, predsednika krovnih organizacij Walter Bandelj (SSO) in Ksenija Dobrila (SKGZ), župana Bovca Valter Mlekuž in Kobarida Marko Matajurc, predsednik Skupnosti gorskega območja Nediža in Ter Antonio Comugnaro, ki je tudi šindik v Svetim Lienartu, šindiki Dreke Francesco Romanut, Garmaka David Iurman, Sriednjega Luca Postregna, in Špietra Cesare Pinatto. Bli so tudi sauonski vičešindik Germano Cendou, ašešor na tavorjanskem kamunu Miriam Macorig in špietarski famoštar g. Aleksandre Fontaine.









