Mettiamo la Seuka in banca_Dajmo Seuko na banko

Gigjute era una signora particolare. Venne ad abitare col marito a Udine nel lontano 1948 avendo comprato un fabbricato nell’immediata periferia cittadina, a meno di una decina di minuti dalla stazione ferroviaria. Venivano dalla campagna ed avvezzi al lavoro della terra non avrebbero potuto lasciare crescere erbacce nell’ampio terreno adiacente alla casa. Un piccolo vigneto e orto con ogni ben di Dio, animali da cortile e magari qualche coniglio. Era esperta e col tempo faceva crescere delle verdure che, portate al mercato ogni mattina, riscuotevano successi invidiati dai vicini. «Con questi piccoli risparmi quotidiani ho potuto farti studiare», confidò un giorno alla figlia. Figlia con cui ho avuto la fortuna di condividere la vita ormai da 47 anni con tutte le migliori intenzioni di continuare finché Dio vorrà. Gigjute mi ha accolto e trattato come un figlio meritandosi un affetto ed una gratitudine infiniti.

A lei ho pensato leggendo qualche articolo sulla conservazione dei semi. Semi di ortaggi, nel suo caso. Le sue insalatine e i radicchi, di cui produceva autonomamente i semi, conservati in sacchetti e vasetti, mi sono rimasti preziosi per parecchi anni dopo la sua dipartita fruttando nel pezzo di orto rimasto alle mie cure. Facevano così le nostre mamme, nonne e bisnonne da che mondo è mondo, conservando semi preziosi, sperimentando e diversificando colture come inconsapevoli modeste imitatrici del monaco Gregor Mendel, padre della genetica moderna.

Come a Gigjute penso a mia madre, omonima in lingua diversa, Vizja. Sarà forse solo un’illusione, ma ho ancora la sensazione che non riesco ad eguagliare neppure nelle modeste produzioni del mio orto, quei sapori e quei profumi che gustavo parecchi anni addietro.

Sul nostro pianeta stiamo perdendo molto, dai semi dell’orto alle diversità di flora e fauna nei roghi delle foreste amazzoniche, indonesiane, congolesi, siberiane, americane e australiane; senza dimenticare quelle nostrane nelle regioni del sud. Riusciranno le «Banche delle sementi» distribuite nel mondo a salvare per il futuro la diversità delle specie che la terra ci ha dato in retaggio?

Ho appena letto di questo problema, su come procede oggi la conservazione dei campioni di sementi, di quell’archivio vivente primario che garantisce ancora il «verde» sulla terra, casa comune dell’umanità.

Nemmeno due settimane fa, il 3 ottobre, a Mantova si celebrava la quinta edizione del Food& Science Festival, concludendo col tema della conservazione delle sementi come «assicurazione per il futuro». L’agricoltura è la chiave del nostro sostentamento ed i semi sono il tesoro su cui si fonda. Interessante è sapere che nel mondo ci sono strutture ed iniziative tese alla loro conservazione ed alla sperimentazione per garantirla. Esiste una speciale e particolare Banca delle sementi lassù, vicino al polo Nord, dove il freddo non manca ancora. Mai così tanti semi sono stati raccolti su una terra gelata e infertile. Eppure è proprio questo il record che si celebra alle isole Svalbard, ultimo presidio abitato a pochi passi dal Polo Nord. Nel 2008 fu realizzata la Banca dei semi e ad ora ha superato il milione di varietà presenti. Per l’esattezza un milione e 50 mila semi di varietà diverse, su un totale stimato di 2,4 milioni di colture stimate nel mondo.

Chissà se in quel frigorifero naturale che ha come progetto di studiare per 100 anni i semi raccolti, sperimentandone periodicamente la germinazione, ci stanno tranquilli e quieti, in attesa ri-rivivere, come Biancaneve, per un bacio della Scienza i campioni delle nostre ineguagliabili mele Seuke.

Oggi, vagando per boschi della Benečija, è possibile scorgere, tra rovi e liane, da rami rivestiti di edera ammiccare sui rami faccette rubiconde di mele che nessuno raccoglierà. Seuke, quelle vere, non incrociate con varietà simili, nate da alchimie dettate dalla smania della massima produttività. Oggi bruciamo i boschi e cerchiamo di scimmiottarli sui terrazzi dei grattacieli nutriti con alimenti idroponici; colture a base di acqua cui si aggiunge qualcosa come nelle bibite per sportivi. Comunque sia, nella terra come quella dell’orto di Gigjute, il buon seme è esso che sceglie le sostanze che gli servono ed essa lo cura e sorregge offrendogli vita da stagione a stagione, alla scuola di madre Natura.

Riccardo Ruttar

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