17 Novembre 2017 / 17. november 2017 fotogallery

Zakaj je dvojezični katekizem potreben
Perchè serve il catechismo bilingue

Don Giovanni Driussi in una lettera aperta fornisce le coordinate teologiche e pastorali nelle quali sacerdoti, diaconi, religiosi e fedeli laici sono chiamati a muoversi.

11DriussiDopo alcuni incontri e alcune telefonate sento l’esigenza di richiamare alcuni valori e alcune criticità in merito alla buona proposta, avanzata da alcuni genitori di San Pietro al Natisone e dei paesi limitrofi, di avviare un corso di catechismo in lingua slovena per i bambini della 2° classe elementare.

Valori e opportunità della proposta

1. Il primo valore sono i bambini stessi, che nel Battesimo sono diventati discepoli di Cristo e membra vive della Chiesa e che sono rinati alla vita nuova della grazia. Noi siamo chiamati innanzitutto a cerare il bene di questi bambini perché essi sono una preziosa risorsa della Chiesa e della società: non possiamo perderli.

2. Il secondo valore è il percorso di iniziazione alla vita cristiana che la Chiesa offre loro perché prendano coscienza del dono ricevuto. Tale percorso, che inizia nel Battesimo, ha come tappe sacramentali l’incontro con la misericordia di Cristo nella Prima Confessione, l’ammissione alla mensa eucaristica nella Prima Comunione e il dono dello Spirito Santo nella Confermazione. I sacramenti non possono essere negati «a coloro che li chiedono opportunamente e che siano disposti nel debito modo» (CJC can. 843) e «i pastori d’anime hanno il dovere di curare che quanti chiedono i sacramenti siano preparati a riceverli mediante la dovuta evangelizzazione e formazione catechistica» (ivi).

3. Il terzo valore è la lingua slovena che questi bambini già parlano o che vogliono imparare meglio. Non mi dilungo sulla nostra legislazione la quale, mentre considera l’italiano «la lingua ufficiale della Repubblica » (Legge n. 482 del 15 Dicembre 1999, art. 1 comma 1), aggiunge che «la Repubblica (…) promuove altresì la valorizzazione delle lingue e delle culture tutelate dalla presente legge » (ivi, art. 1 comma 2) e specifica che «in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione e in armonia con i principi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo» (ivi, art. 2 comma 1). In riferimento all’istruzione la stessa legge aggiunge che «nelle scuole materne dei comuni di cui all’articolo 3, l’educazione linguistica prevede, accanto all’uso della lingua italiana, anche l’uso della lingua della minoranza per lo svolgimento delle attività educative» e che «nelle scuole elementari e nelle scuole secondarie di primo grado è previsto l’uso anche della lingua della minoranza come strumento di insegnamento».

4. Altra positiva opportunità è annunciare e celebrare la fede (catechesi e liturgia) nelle lingue del nostro Friuli: il friulano, l’italiano, lo sloveno e il tedesco. «Terra di incontro e porta di accesso tra Oriente e Occidente, il Friuli è il frutto del concorso delle tre principali culture che stanno alle radici dell’Europa: la latina, la germanica e la slava» (SINODO UDINESE V, 3). Non aggiungo altro a quanto riportato nelle lungimiranti Costituzioni sinodali approvate nel 1988 dall’allora vescovo Alfredo e da ben trecentotrenta sinodali, tra i quali si annoverano don Livio Carlino, don Guido Genero, ora vicario generale, don Marino Qualizza e il sig. Dario Zanon di Cividale.

10veroukLa necessità di incarnare il vangelo nelle culture locali richiama l’importanza che ha per l’evangelizzazione l’uso delle lingue parlate in Friuli. «L’evangelizzazione perde molto della sua forza e della sua efficacia se non si tiene in considerazione il popolo concreto al quale si rivolge, se non utilizza la sua lingua, i suoi segni e simboli, se non risponde ai problemi da esso esposti, se non interessa la sua vita reale» (EN 63). Perciò questo Sinodo Udinese quinto raccomanda che le comunità cristiane locali tengano conto del pluralismo etnico- linguistico della Chiesa che è in Friuli. Esse infatti sono chiamate ad utilizzare quella lingua che permette di far risuonare e percepire meglio il messaggio evangelico. Non si tratta di strumentalizzare il vangelo in funzione della tutela o promozione di una lingua, ma di essere fedeli allo stile di evangelizzazione della Chiesa nella sua storia. Fin dagli inizi la Chiesa «imparò ad esprimere il messaggio di Cristo ricorrendo ai concetti e alle lingue dei diversi popoli. E tale adattamento della predicazione della Parola rivelata deve rimanere legge di ogni evangelizzazione. Così infatti viene sollecitata in ogni popolo la capacità di esprimere secondo il modo proprio il messaggio di Cristo e al tempo stesso viene promosso uno scambio tra la Chiesa e le diverse culture dei popoli» (GS 44). Pertanto gli operatori pastorali delle comunità locali ricorrano all’uso della madre lingua friulana, slovena o tedesca, tutte le volte che ciò favorisce la comunicazione efficace del messaggio cristiano. In quest’opera di inculturazione del vangelo, tuttavia, vanno evitati due limiti: il rifiutarsi per principio o per pregiudizio di valorizzare la storia, la cultura e la lingua locale, negando in tal modo il riconoscimento di un diritto fondamentale che un popolo ha ricevuto da Dio; l’imporre arbitrariamente l’uso di tale diritto, senza promuoverne la consapevolezza (SINODO UDINESE V, par. 57).

5. È un’opportunità da cogliere anche l’interesse che alcuni genitori della scuola bilingue di San Pietro al Natisone hanno dimostrato riguardo all’educazione religiosa dei loro figli. Esso non è da trascurare, specie in un momento storico come il nostro, in cui le parrocchie faticano a convincere i genitori a mandare i loro figli a catechismo e a partecipare alla vita della comunità cristiana. A ciò si aggiunga la disponibilità data dalla catechista Anita ad intraprendere questa iniziativa, che non ha precedenti nelle Valli. Non si può non riconoscere tale interesse e non accogliere favorevolmente tale disponibilità.

6. Senza addentrarsi nella questione del rapporto tra la lingua slovena e i dialetti parlati nelle Valli, si deve aggiungere che la catechesi in lingua slovena ha anche lo scopo di preparare i bambini a partecipare attivamente all’Eucaristia domenicale. A San Pietro una delle Sante Messe festive si celebra in lingua slovena. Ebbene, il catechismo per la Prima Comunione conduce i bambini a sentirsi parte di una comunità e li prepara ad essere partecipi alla mensa del Signore attraverso le preghiere liturgiche, il canto, i gesti, le letture bibliche, la conoscenza dei tempi dell’anno liturgico, ecc.

A Campeglio l’anno scorso abbiamo tenuto il catechismo solo per tre bambini, e volutamente non abbiamo unito questi tre bambini al gruppo più numeroso di Faedis, proprio per far capire loro che fare la Comunione è sedersi insieme ai più grandi alla stessa mensa; è prendere parte attiva in quella piccola comunità locale che ogni domenica si ritrova per ascoltare la parola di Cristo e per nutrirsi di Cristo, pane vivo.

Il catechismo in lingua slovena, con la lettura del Vangelo e della storia sacra, con la spiegazione delle parti della Santa Messa e degli altri sacramenti, con i canti, con le preghiere da memorizzare e con tutto il resto, aiuta i ragazzi ad entrare nel mistero che si celebra ogni domenica. Quindici ragazzi non sono pochi e non depauperano gli altri che seguono il catechismo in lingua italiana, anzi non possono che essere un arricchimento alla vita della comunità.

10katekizem7. Le diverse lingue nella catechesi e nella liturgia ci sono sempre state, non sono una novità. Non voglio soffermarmi sul momento triste in cui da noi si proibì l’uso della lingua slovena, perché altri conoscono l’argomento molto meglio di me, ma riporto solo quanto si legge nel libro storico della parrocchia di Canebola al 9 settembre 1936: «Si prega in chiesa il Rosario per latino: la prima volta! Il nuovo cappellano è il primo sacerdote friulano che Canebola ricordi ». Che tristezza il vanto di una pseudo conquista! Prima di quella data si pregava, si predicava e si faceva catechesi nella parlata locale e prima di quella data a Canebola venivano inviati solo sacerdoti che conoscevano quella lingua. «Malgrado la vicinanza coi Friulani e malgrado il dominio dei patriarchi di Aquileia, quello della Serenissima Repubblica di San Marco, la dominazione dell’Austria e l’unione al Regno d’Italia – si legge nello stesso libro storico – Canebola ha sempre conservato la sua parlata slovena».

Penso alle parrocchie delle vicine diocesi di Gorizia e di Trieste, nelle quali una o più Sante Messe d’orario sono in sloveno e nelle quali è normale che alcuni bambini frequentino il catechismo in sloveno e altri in italiano. Penso anche all’impegno della Chiesa italiana nel secolo scorso, quando in molte città europee si aprirono le cosiddette «Missioni cattoliche italiane», per garantire il servizio religioso alle famiglie italiane nei Paesi di emigrazione: Santa Messa domenicale in lingua italiana, preparazione al Battesimo, alla Prima Comunione e alla Cresima, funerali e incontri vari per la sola comunità italiana. Esse continuano tutt’ora, anche se siamo ormai alla terza o quarta generazione e i discendenti dei primi migranti sono bene inseriti nel tessuto sociale allofono.

Penso infine alle opportunità che si offrono in Diocesi: Sante Messe in friulano, in rumeno, in ucraino, in suahili, in inglese, in tedesco, ecc. Nessuno scandalo nei confronti di queste comunità linguistiche che formano i loro bambini nella lingua madre, pur trovandosi in Italia.

Le criticità

Le esperienze nuove non nascono mai perfette, si sa. Si tratta però di crederci e al contempo di essere disposti a perfezionarne le modalità e a purificarne le intenzioni. Man mano che si va avanti, ci si rende conto di cosa sia giusto mantenere e di cosa invece sia da modificare. Sempre però tenendo valido il motto: «in necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas».

1. Riguardo alla sede il sottoscritto non ritiene opportuno che il catechismo in lingua slovena sia tenuto nei locali della scuola. Anche i luoghi hanno un valore simbolico. Solo in caso di mancanza di strutture si può ricorrere alla scuola o alla sede della pro loco, altrimenti il catechismo va tenuto in parrocchia.

2. Riguardo alla mia persona ribadisco che un sacerdote non ha giurisdizione nel territorio di altre parrocchie. I tria munera (munus gerendi, munus sanctificandi e munus docendi) che un parroco esercita su mandato del vescovo, li può esercitare sono all’interno della sua comunità e del suo territorio. Un sacerdote però può essere delegato dal parroco per organizzare nell’ambito di un’altra parrocchia una specifica attività pastorale, sia essa il catechismo, l’oratorio, il campo estivo, il centro culturale, il coro, ecc. Nella fattispecie il sottoscritto e don Marino possono essere considerati referenti della catechesi in lingua slovena tenuta a San Pietro solo su delega dello stesso parroco di San Pietro.

3. Personalmente non ritengo affatto negativo il fatto di accompagnare due gruppi, uno in lingua italiana e uno in lingua slovena. La cosa non può che essere un arricchimento per tutta la comunità.

11papez obhajaL’anno scorso a Faedis la catechista di 3° elementare, oltre al suo gruppo di dodici bambini, teneva un incontro per due soli bambini, in un altro orario, proprio per non perderli. La Chiesa deve essere inclusiva e non esclusiva, come dice spesso papa Francesco, e i bambini devono sentirsi sempre desiderati e amati. «Ad impossibilia nemo tenetur», questo è chiaro, ma se è possibile fare qualcosa, perché non farla?

Durante l’anno liturgico si possono creare tante occasioni per far incontrare i due gruppi, anche se celebreranno la Prima Comunione in due occasioni diverse: la consegna dei Vangeli, la presentazione alla comunità, la novena di Natale, il concerto natalizio, le Via crucis di Quaresima, il Triduo pasquale, il mese di maggio, ecc.

4. I problemi nascono se il parroco di San Pietro non vuole sostenere tale iniziativa. In tal caso i genitori sono costretti a rivolgersi altrove. Quanti genitori sono costretti ad accompagnare i bambini in altre parrocchie, perché nella loro parrocchia gli orari del catechismo non sono conciliabili con quelli delle diverse attività svolte dai ragazzi? Una sede, già naturalmente punto di riferimento per tutte le Valli, è sicuramente Cividale.

Conclusioni o soluzioni?

1. A conclusione di tali riflessioni il sottoscritto si auspica che il parroco di San Pietro al Natisone e quello di Cividale del Friuli rispondano favorevolmente alla proposta in oggetto e che quindi non si giunga a costringere questi quindici bambini all’esodo da San Pietro o da Cividale per frequentare altrove il catechismo in lingua slovena.

2. Se le istanze dei genitori non dovessero trovare ascolto presso le suddette sedi, il sottoscritto conferma la sua disponibilità ad accogliere questi bambini nella parrocchia di Campeglio e a condurli fino alla Prima Comunione, offrendo loro il percorso di catechesi in lingua slovena con la collaborazione della catechista Anita.

3. Certamente Campeglio non sarà la sede favorevole, a causa della distanza geografica, ma per ora non si prospettano altre vie d’uscita. Chi ha altre soluzioni, le avanzi.

(don Giovanni Driussi)

V odprtem pismu čampejski in fuojski župnik, g. Giovanni Driussi, utemeljuje s pastoralnega vidika, zakaj je treba podpreti željo po katekizmu tudi v slovenskem jeziku, ki je v prejšnjih mesecih nastala v Špietru.

Človek je v svojem bistvu tudi duhovno bitje. Če ne more razviti te razsežnosti, mu bo v življenju vedno primanjkovalo nečesa temeljnega. Stik z Bogom mu bo omogočil polni razcvet celotne osebnosti in pristno vključitev v človeško družbo (šola, župnija, lokalna skupnost, delovno okolje…). Lažje bo vzpostavljal zaupanje in ljubezen v medsebojnih odnosih.

Živimo sredi družbe, ki vere in krščanskih vrednot ne ceni dovolj in jih pogosto celo načrtno odriva na stran. To pomeni, da ni veliko možnosti, da bi otrok našel pot do vere sam od sebe, če mu ne omogočimo pristnega stika z njo.

Pri verouku se otroci seznanjajo s Svetim pismom (z Bogom, ki je ljubezen), krščanskimi prazniki, sveto mašo in drugimi zakramenti.

Tisti starši, ki ste prinesli otroka h krstu, ste takrat obljubili, da ga boste vzgajali v nauku Kristusa in njegove Cerkve. Verouk vam je pri tem velika opora in pomoč.