4 Luglio 2020 / 4. julij 2020

Na Stari gori je slovenščina dobrodošla
A Castelmonte lo sloveno è benvenuto

A Castelmonte/Stara gora/Madone di Mont la pandemia di Covid-19 ha sensibilmente ridotto il flusso di pellegrini, ma la situazione è in evoluzione continua. A dirlo è padre Gianantonio Campagnolo, che al santuario della Beata Vergine di Castelmonte è rettore da tre anni. Originario della provincia di Vicenza, è giunto al borgo mariano di Prepotto dopo avere conseguito la laurea in pedagogia a Bologna e un’esperienza pregressa al santuario come diacono. A 27 anni, infatti, vi aveva già prestato servizio per sette mesi, da animatore liturgico.

Castelmonte esce da un periodo difficile. Il nuovo coronavirus ha colpito particolarmente il borgo e la comunità dei frati. Come avete vissuto il periodo della pandemia al santuario?

«È stato uno shock. Nessuno di noi si aspettava una prova così importante e inedita. Noi che amiamo la vita comunitaria e abbiamo scelto di vivere insieme, siamo stati costretti a vivere da reclusi. Appena compreso che il rischio era alto, abbiamo subito cominciato a stare attenti e lontani l’uno dall’altro; coi primi sintomi abbiamo iniziato a stare in camera anche per pregare. È stato un rovesciamento della nostra scelta di vita, ovviamente dettato dall’urgenza sanitaria ».

Con l’allentamento delle misure restrittive, pur con le dovute precauzioni sono ripresi la celebrazione dei riti religiosi e i pellegrinaggi. Quali modalità seguite a Castelmonte?

«Ci atteniamo alle regole della Conferenza episcopale italiana e alle disposizioni dell’arcivescovo di Udine. Anzitutto sono state sanificate la chiesa, con la navata principale e i transetti, e la cripta, dove si scende per visitare gli ex voto o accendere un cero alla Beata Vergine Maria. L’intervento è avvenuto col contributo della sindaco di Prepotto, Mariaclara Forti, che ha seguito i rapporti con il reparto dell’esercito presente a Remanzacco e la Protezione civile. Sono stati sanificati anche i luoghi del borgo che potevano essere “contaminati’’. Va detto che da diversi giorni non frequentavamo più la chiesa, con un conseguente probabile decadimento della viralità. Al momento in chiesa e nella cripta, dotati di percorso d’entrata e d’uscita, sono ammessi al massimo 130 fedeli in totale, ovviamente tutti con la mascherina e distanziati di almeno un metro. Alle porte della chiesa c’è il liquido igienizzante, che ogni fedele è tenuto ad usare prima di sedere sul banco; su ogni banco può sedere un solo fedele. Nel momento dell’Eucarestia i fedeli si dispongono in fila unica centrale, sempre mantenendo un metro di distanza l’uno dall’altro. Una volta davanti al sacerdote ricevono sulle mani l’Eucarestia, che consumano davanti al ministro. Per la riconciliazione abbiamo dovuto chiudere i confessionali, visto che gli attuali non garantiscono distanziamento sociale e ossigenazione adeguati. Ne sono attivi solo due, uno nella sala del rosario e uno nella sala di San Francesco, di fronte all’entrata del santuario. Naturalmente sacerdote e fedele penitente entrano con la mascherina; dopo ogni confessione il sacerdote ha il proprio prodotto igienizzante e pulisce la sedia e i luoghi toccati dal fedele».

Sono in programma eventi particolari per il periodo estivo?

«Navighiamo a vista. Sabato, 4 luglio, giungerà in pellegrinaggio l’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato, coi seminaristi diocesani. Sarà un momento per stare insieme e pregare per le nostre diocesi e le vocazioni, dopodiché non abbiamo un grosso numero di pellegrinaggi. La maggior parte dei pellegrinaggi programmati è stata disdetta. Il motivo è dato dall’assenza dei pullman, che per ora non possono essere usati. I parroci, così, si trovano in difficoltà nell’organizzare pellegrinaggi. A ogni modo confidiamo in un’evoluzione positiva della pandemia, che permetta un allentamento delle misure di prevenzione e l’arrivo dei pullman. Ai pellegrinaggi comunitari la potenza della preghiera ha un sapore diverso».

Castelmonte è situato nel comune trilingue di Prepotto, dove si parlano italiano, friulano e sloveno. Per secoli il clero proveniente dalla Slavia vi ha prestato servizio per le necessità dei fedeli che non provenivano solo dalla pianura friulana, ma anche dalle zone della Slavia e dell’odierna Slovenia, in cui si parlano sloveno e sue varianti. Come sono presenti le diverse lingue al santuario?

«C’è una presenza di sloveni che giunge a Castelmonte, ultimamente molto ridotta per la chiusura dei confini a causa della pandemia, durata circa tre mesi. Paradossalmente al momento salgono a Castelmonte più austriaci e tedeschi. Tuttavia rimane uno zoccolo duro sloveno, composto soprattutto da chi parla sloveno nella circostante Slavia friulana. Questi fedeli, che sono saliti anche di recente, vengono e cantano le litanie in sloveno, anche nei giorni feriali. A livello generale, comunque, il flusso complessivo di pellegrini è ridotto. Piano piano siamo in ripresa, ma il calo è di circa il 60%, anche perché c’è tanta paura».

Nei mesi scorsi sul territorio comunale di Prepotto all’ingresso dei paesi sono stati installati cartelli toponomastici in italiano e sloveno nelle frazioni della Val Judrio e in italiano e friulano nelle frazioni di pianura. Castelmonte, come Cialla/Çale/Čela e altre località cui è storicamente legato, si trova al crocevia spirituale del trilinguismo del territorio. Cartelli toponomastici riportanti Castelmonte/Stara gora/Madone di Mont renderebbero meglio l’idea di un intreccio culturale vissuto nel quotidiano?

«Il 40-50% dei fedeli in salita al santuario proviene dal Veneto, ma una parte della popolazione qui a Castelmonte e nelle frazioni limitrofe parla le lingue del territorio. Noi rispettiamo il passato e se si tratta di un bel segno per dare voce al legame storico di Castelmonte con le lingue slovena e friulana, ben venga. Tra l’altro, qualche tempo fa la responsabile del coro di Cosizza ha chiesto informazioni circa la possibilità di celebrare la Santa Messa in sloveno e questo mi fa piacere. Siamo aperti alla possibilità. Bella la proposta di una celebrazione eucaristica annuale in lingua slovena».

Quanto è consistente il flusso di pellegrini e visitatori dalla Slavia e dalla Slovenia?

«Da tre anni assistiamo a un calo di pellegrini a livello generale, che coinvolge anche le zone circostanti, territorio di riferimento del santuario, compreso Prepotto. Credo, comunque, che il fenomeno vada contestualizzato in un quadro più ampio. Stiamo vivendo un momento di forte secolarizzazione, tra l’altro con un calo di vocazioni sacerdotali. Ogni tanto rileggo i numeri del bollettino del santuario di venti o venticinque anni fa – e il tenore spirituale era certamente molto più forte. Il fenomeno di secolarizzazione ha coinvolto anche la Slavia friulana con la Val Judrio. Anche da qui, ad esempio, salgono pochi giovani; ne giungono di più da Udine e dalla Bassa friulana».

Che legame intrattengono il santuario di Castelmonte e la Val Judrio?

«Soprattutto un legame di tipo pastorale. I superiori continuano a credere che il servizio parrocchiale completi il servizio religioso nel santuario, che appartiene all’arcidiocesi di Udine. Noi Frati cappuccini siamo qui dal 1913; da circa trent’anni curiamo anche il servizio alla parrocchia di Prepotto. Il legame con la Val Judrio passa soprattutto attraverso il servizio pastorale alla parrocchia, ora svolto da padre Andrea Cereser. A Cialla, Codromaz, Cladrecis, Berda e in tutti i paesi della vallata curiamo la visita agli anziani e celebriamo i sacramenti». (Luciano Lister)

V tem pogovoru nam je p. Gianantonio Campagnolo povedal, kako so v svetišču na Stari gori bratje prestali širitev novega koronavirusa. V Marijinem svetišču nad Prapotnim, kjer je p. Campagnolo rektor že tri leta, romarje sprejemajo spet že nekaj časa, a jih je za zdaj v primerjavi z zadnjimi leti manj.

Bratje v svetišču so ozdraveli že v prejšnjih mesecih; cerkev in vas so skrbno razkužili; romanja in maševanje se zdaj samoumevno odvijajo tako, da se v svetišču vsi držijo varnostnih predpisov.

Na Staro goro redno pride nekaj romarjev še posebej iz okoliških krajev v Benečiji.

Tudi na starogorskem svetišču so opazili, kako je lani na začetku in koncu nekaterih vasi Občina Prapotno dala postaviti italijansko-slovenske in italijansko-furlanske table. Ker se v svetišču zavedajo, da nekateri domačini na Stari gori in v okoliških vaseh govorijo ob italijanščini slovensko ali furlansko, bi se prav tako veselili tabel v italijanščini, slovenščini in furlanščini za Staro goro. Tako naj bi opozorili na zgodovinsko povezavo med Staro goro in slovenskim in furlanskim jezikom.

Rektor Campagnolo bi se prav tako veselil letnega maševanja v slovenskem jeziku v samem starogorskem svetišču. V starogorski cerkvi nekatere skupine beneškoslovenskih romarjev že pojejo litanije in molijo v slovenščini.