La battaglia di Stupizza e l’avanzata dei francesi nella Valle dell’Isonzo

 
 
Il 22 marzo 1797 Guieu affrontò un primo attacco presso Stupizza e una scaramuccia a Caporetto, da dove, lo stesso giorno, inviò a Bonaparte il seguente rapporto dettagliato.
«Come avete ordinato ieri, questa mattina sono partito con la mia divisione da Cividale alla volta di Caporetto. Di notte, ho ricevuto notizie dettagliate su dove si trovano le unità nemiche ed ho studiato una tattica d’attacco alle sue prime postazioni a Stupizza. La mia avanguardia è arrivata nella gola dove si è imbattuta in circa mille fanti che con due cannoni dal calibro di tre libbre facevano un fuoco pauroso.
Ho impartito ordini perché da Pulfero l’avanguardia aggirasse i nemici sul lato destro, salendo la montagna di Mersino (i fianchi del Matajur, ndt), ai due battaglioni della quarta sottobrigata, invece, di andare sul monte Erbezzo. Sulla sinistra, il terzo battaglione si è imbattuto nella guarnigione nemica presso la chiesa di Sant'Andrea che ha distrutto. A destra (sui fianchi del Matajur, nota dell’autore) non hanno trovato nulla.
Queste truppe avevano l'ordine di salire le montagne e costringere i nemici a ritirarsi. Da parte sua il generale Bon è salito con parte dell'avanguardia sulla montagna (sul lato destro, nota dell’autore), con l'altra, invece, ha attaccato il nemico nella parte anteriore della valle. Abbiamo occupato le loro posizioni e sequestrato due cannoni di tre libbre, la cassa delle munizioni, alcuni cavalli e abbiamo fatto quaranta prigionieri. Da parte nemica ci furono diversi morti e molti feriti.
La maggior parte delle truppe salì in montagna dove, sul lato sinistro, si incontrò sicuramente con il battaglione della quarta brigata. Dopo aver adunato tutti i soldati, durante la marcia non ci siamo più imbattuti nel nemico. Questi ha costruito imponenti postazioni di difesa nella valle del Natisone, nei pressi di Caporetto, che poi ha abbandonato. Mi è stato riferito che lungo questa via, da Gorizia verso Tarvisio, sono passati circa 8000 soldati con otto pezzi di artiglieria. Se è vero che Masséna è già a Tarvisio, vorrà dire che li distruggeremo.
A circa un miglio da qui, la nostra avanguardia si è imbattuta in una fortificazione verso la quale hanno sparato dagli otto ai dieci colpi di cannone e hanno occupato la cappella soprastante (dal momento che parla di Caporetto, si riferisce all'antica chiesetta di sant'Antonio, nota dell’autore) Domani, attraverso le montagne, arriveremo a questa cappella e la attaccheremo. Abbiamo sequestrato due canne di cannone e due cavalli.
Non ho nessuna possibilità di mandare il mio rapporto al generale Masséna perché il nemico sorveglia la strada continuamente e non è possibile arrivare passando per le montagne. Firmato Guieu».
Le già menzionate postazioni austriache prima di Caporetto furono approntate sicuramente sull’altura Der, nei pressi di Robič. Sull'altra sponda del Natisone, sul lato più esposto del colle, dove si erge la chiesa di sant’Ilario, si trova un antichissimo castelliere risalente probabilmente all'età del bronzo.
La sommità rocciosa del Der, oggi rimasta isolata poiché nei tempi antichi, durante una grande inondazione, è stata separata dal monte Mia a causa del cambiamento del corso del Natisone, è letteralmente perforata da tunnel, caverne e trincee della prima guerra mondiale.
Le sommità delle alture sono state rimodellate dagli innumerevoli sistemi di difesa le cui origini sono di difficile datazione. I più antichi risalgono probabilmente a tempi molto remoti. Sono stati costruiti uno sopra l'altro e i più vecchi sono serviti come base per quelli successivi. Alcuni furono allestiti durante la prima spedizione dei francesi, altri nelle due spedizioni successive, i restanti, forse, durante le guerre austro – italiane, altri ancora durante la prima e la seconda guerra mondiale. La cresta del Der potrebbe costituire una vera e propria enciclopedia fortificata nell’ambito di un museo all'aperto.
Non è chiaro però come facesse Guieu ad essere a conoscenza della posizione di Masséna che si trovava molto lontano, dal momento che non era direttamente in contatto con lui. Probabilmente aveva appreso la notizia dal quartier generale, ma ancor più verosimilmente dai nemici fatti prigionieri. Il comandante della quarantatreesima brigata, cui toccò il compito più difficile, diede una descrizione ancora più esauriente della battaglia di Stupizza.
«(…) Avvenimento del 2 germinale presso Stupizza. Il primo battaglione ricevette l'ordine dal generale Bon di spostarsi verso destra e di aggirare il nemico attraverso il crinale della montagna ed effettuò la salita con innumerevoli difficoltà e altrettanto coraggio. Al comando del battaglione c'era l'ottimo ufficiale Pochon.
Questa mossa non disorientò il nemico. Poco tempo dopo il secondo battaglione ricevette l'ordine dallo stesso generale di attaccare dal davanti Stupizza, occupata dal nemico, che aveva piazzato i cannoni su lato sinistro del paese stesso. L'ordine fu eseguito, al comando del battaglione c'era il generale Duphot con il comandante del battaglione Broussier. Il paese fu conquistato.
Il nemico, circa cento uomini, si spostò dietro i muri delle case che furono bombardate dal cittadino Broussier, con i comandanti Saunier, Babolat e tre soldati. Il fuoco dell'artiglieria e degli spari nemici erano forti e rimbombavano dai sui versanti della stretta valle.
Il generale Bon coinvolse nell'attacco anche il terzo battaglione di cui lui stesso assunse il comando e poco dopo si impadronì dei cannoni. In quell'istante rimase ucciso il comandante dell'unità nemica che sparava dal paese, i suoi soldati furono costretti a fuggire e noi avemmo il sopravvento. La divisione continuò la sua marcia e passò la notte a Caporetto (…)».
2. continua – traduzione
di Ilaria Banchig

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