Il comune di Kobarid (Caporetto) in Slovenia si estende su circa 193 chilometri quadrati e ha 4041 abitanti (al 30 giugno di quest’anno). I sette comuni delle Valli del Natisone hanno una superficie di circa 168 chilometri quadrati e 4968 residenti (all’1 gennaio di quest’anno). Sono, dunque, oltreché contermini, territori simili per dimensione e popolazione.
Fare il raffronto demografico e territoriale ci è stato stuzzicato dalla diffusione dei dati sulla stagione turistica nel comune di Kobarid, dove al 31 ottobre sono stati registrati 220.458 pernottamenti, con un aumento del 3,6 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Dalla metà di marzo alla fine di ottobre sono stati venduti 82.343 permessi per navigare sull’Isonzo in canoa, kayak e raft, il che ha fatto entrare nelle casse comunali qualcosa come 789.828 euro. Più di 95.000 sono stati i visitatori della cascata Kozjak per la quale il biglietto d’ingresso è di 5 euro. Va aggiunto che il 19 novembre scorso il museo della prima guerra mondiale ha superato quota 50.000 ingressi nel 2024.
Il sindaco, Marko Matajurc, ha naturalmente espresso grande soddisfazione per i risultati raggiunti e ha annunciato che i fondi raccolti saranno reinvestiti nelle infrastrutture turistiche e in parte nel moderno centro che nella zona industriale metterà in un’unica sede tutti i servizi di protezione civile e salvataggio.
Pur non essendoci dati dettagliati, sembra che la stagione turistica sia stata buona anche nelle Valli del Natisone, in primo luogo grazie al grande lavoro portato avanti da DMO Benečija, la struttura per la promozione turistica allestita dall’Istituto per la cultura slovena. Ed è importante prendere Kobarid – realtà territorialmente, culturalmente e anche demograficamente simile alle Valli del Natisone – come modello di saggio ed efficace sfruttamento delle risorse naturalistiche, paesaggistiche e culturali. Un modello che produce ricchezza a beneficio di tutto il territorio. Tra l’altro con ricadute positive anche sul versante italiano del confine.
Il Posočje, l’alta valle dell’Isonzo è, dunque, lì a insegnare come si fa turismo. Bisogna solo avere la voglia di imparare e rimboccarsi le maniche. I risultati di certo non tarderanno.
Ezio Gosgnach









