Guziranje, vendita ambulante dalla Schiavonia veneta all’Ongheria

 
 
L’ occasione per informare ed incuriosire il grande pubblico su di un interessante e corposo lavoro di ricerca sulla storia passata della Slavia veneta — trattasi della recente pubblicazione del volume «Guziranje» — è stata offerta dalla Rai regionale, nella tarda mattina del 17 febbraio, nel corso della trasmissione condotta da Tullio Durigon, che titolava, appunto: «Guziranje. La straordinaria storia degli ambulanti delle Valli del Natisone».
Per aver organizzato e realizzato, insieme a diversi collaboratori, la ricerca del materiale documentario esposto nel libro e per altri meriti conseguiti nel suo impegno all’interno della comunità slovena della Provincia di Udine, l’architetto Donatella Ruttar ha conseguito un prestigioso riconoscimento nel corso delle recenti celebrazioni del giorno della cultura slovena, tenutosi nel teatro comunale di Monfalcone, il 6 febbraio scorso.
Il libro Guziranje, si presenta trilingue: Guziranje, come dire, «vendita ambulante, dalla Schiavonia veneta all’Ongheria con le stampe dei Remondini — z beneškega na Ogrsko s tiskovinami Remondini — from Venetian Schiavonia to Hungary with the Remondini prints». Il discorso sul fenomeno “guziranje” parte da lontano, da 260 anni addietro, quasi quarant’anni prima che Napoleone sconvolgesse l’Europa, quindi ancora in pieno dominio veneto sulla Schiavonia, che aveva ancora le sue Banche di Antro e Merso, l’autogoverno e l’autonomia amministrativa su tutto il territorio delle vallate slovene del Natisone.
È la studiosa Alba Zanini che riferisce: «L’emigrazione stagionale dalla Schiavonia veneta o Benecia è praticata almeno dal 1750, ma sostanzialmente sconosciuta fino ad oggi. Dall’inizio della primavera gli uomini, non impegnati nei lavori agricoli, partono per i Balcani e l’Europa centro-orientale, dove vendono libri, stampe, carte decorate prodotte dalla ditta Remondini di Bassano del Grappa, e minuterie di ditte austriache».
I venditori si organizzavano in compagnie e si dividevano i territori di influenza per evitare la concorrenza reciproca. Nel 1766 la ditta Remondini aprì a S. Pietro degli Slavi una filiale dove poter ordinare e farsi spedire la merce in ogni direzione verso l’Ungheria, la Moravia, La Galizia, la Transilvania, e così via. La scelta di questo centro nel cuore delle valli “schiavone” non fu certo casuale.
Avvenne proprio per la caratteristica linguistica e culturale di questa popolazione che, divisa dal confine veneto con gli Arciducali, condivideva con i finitimi lingua, cultura e usanze ed era quindi in grado di inerloquire senza problemi con tutto il vasto mondo slavo. Quale miglior occasione per favorire la vasta rete di distributori in quel mondo sconfinato? In un certo senso il resto del mercato europeo era coperto dai girovaghi del Tesino, una località della Valsugana, la quale aveva una lunga tradizione nel settore ed una rete consistente di venditori. La specificità della gente della Schiavonia, veniva valutata, due secoli fa, in tutta la sua valenza economica e sfruttata come opportunità concreta.
Il libro, nella sua molto varia documentazione, riporta e spesso riproduce i ricchi cataloghi delle merci prodotte dai Remondini. Vi si trovano quindi riprodotte stampe in bianco e nero e policrome di ogni tipo, dalla carta con disegni più o meno geometrici a paesaggi, da immagini sacre a profane a caricature. particolarmente ricco il catalogo delle stampe eseguite con matrici in rame, in alternativa alle matrici in legno. L’elemento base riguardava le dimensioni; le più comuni erano le “imperiali” (cm 60×80), le “reali” (cm 40×60) e le “francesine” (cm 30×40) ed il loro costo dipendeva da diversi fattori a partire dal formato.
Ma non pare il caso di proseguire con ulteriori approfondimenti, se non segnalare la ricchezza di dati raccolti da Alba Zanini dai registri dei debitori, coloro i quali prelevavano la merce con l’impegno di pagarla al ritorno. Compaiono centinaia e centinaia di nomi con relativa paternità e residenza tra il 1751 e il 1820 e le registrazioni di atti di morte dei venditori in terra straniera, indica, almeno in parte l’estesione territoriale del fenomeno Guziranje di quel periodo.
Si tratta di un forte richiamo ad un passato particolare, di ulteriore caratterizzazione e specificità della vita dei nostri progenitori, che approfondito e ricomposto nel quadro storico potrebbe fornire un’immagine meno chiusa e montanara della gente delle valli. Ognuno di questi pionieri estivi raccoglieva nei suoi viaggi conoscenze, esperienze, capacità, stimoli nuovi e, riportando questo bagaglio a casa propria, arricchiva la società d’appartenenza.
Non era quindi un mondo chiuso, quello dei nostri avi, avvitato su se stesso, come si vorrebbe far credere. Era uno scambio costante di lingue, di conoscenze, una rete di proporzioni ancora da valutare. Erano coinvolti «nell’acquisto di merci della ditta Remondini e di mercanti di Graz più di 700 ambulanti, e 350 mallevadori su una popolazione di 12.525 abitanti nel 1807», scrive la Zanini, e non è che, quindi, il fenomeno si sia fermato con l’avvento dei Francesi e col subentro degli Austriaci dal 1815 al 1866.
Per chi non potesse avere direttamente tra le mani il volume Guziranje, edito dal comune di Stregna, in collaborazione con la Regione Friuli — Venezia Giulia e la Comunità montana Torre, Natisone e Collio, il modo più semplice e veloce per conoscerne i contenuti e molto di più, è quello di andare in internet (www.finestrasulmondoslavo.it).
Il sito è particolarmente ricco di dati e di spunti e vi si può trovare, tra l’altro, proprio sul link Guziranje, cliccando su “L’urna di terra del Caucaso”, la storia di un “guziravec” e della sua numerosa famiglia. Nato a Brieg di Drenchia, Matteo Ruttar, stancatosi del suo peregrinare, fonda un villaggio sloveno (o italiano, a seconda dei punti di vista) nella Russia dello zar Nicola II, nel Nord Caucaso, nei pressi di Vladikavkaz, assieme alle famiglie Primosich, Terlicher e Chiabai, tutte originarie nella Slavia della seconda metà del secolo XIX.
L’avventura della vendita ambulante si delinea nei racconti del cinquantenne Mateuž ormai stabilitosi nell’Italijanski Hutor in Russia. E' da notare che quando nacque Mateuž (1847), la Slavia era sotto l’Impero austroungarico nel Regno Lombardo-veneto e che solo all’età di 29 anni divenne italiano, col plebiscito del 1866. Credo che sia uno dei pochi guzirauci, la cui storia sia stata ricostruita e documenta con tanta dovizia. Avventura umana unica nel suo genere, comunque emblematica e rappresentativa della realtà beneciana a cavallo del ‘900.
Che Mateuž fosse stato mio nonno, giustifica, se non altro, l’interesse che nutro per il mio e per il passato di tutta la nostra gente.

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