Mons. Michele Podrecca, custode del Capitolo di Cividale, fu incaricato di revisionare il testo. Don Giuseppe svolse la sua missione pastorale in Benecia e nell’arcidiocesi di Gorizia: Ročinj, Breginj, Ajello e Monfalcone

La famiglia Podrecca – Peteradi di San Pietro al Natisone vanta una storia antica e tra i suoi membri annovera figure illustri che si sono distinti in ambito professionale e artistico. Il cognome Podrecca / Podréka (don Pietro firmava le due prediche con Peter o P. Podrieka), apparentemente di origine slovena, deriverebbe dal termine patriarca, titolo ecclesiastico di cui si fregiava il vescovo di Aquileia. «Questa spiegazione è stata proposta dal prof. Fran Ramovš il quale ha trovato una chiara connessione tra le forme moderne e antiche dei toponimi. Il cognome Podrecca/Podréka deriva dal nome patriarca mediante i processi riduttivi tipici della lingua slovena. Questo nome è stato dato in origine a persone che amministravano o lavoravano le proprietà del Patriarca di Aquileia che erano disseminate su tutto il territorio del Patriarcato, non solo in Friuli ma […] anche al centro della Slovenia». Il cognome era presente nella metà del sec. XVI a Cravero e all’inizio del sec. XVII a San Pietro al Natisone e a Vernasso (Zuanella 1991: 3). Lo si può rintracciare anche nel Litorale sloveno e in Austria.
Come ci informa Graziano Podrecca di Savogna, il cognome della famiglia Peteradi si è diffuso da San Pietro in varie direzioni: don Pietro era fratello di quel Giuseppe da cui iniziò il ramo degli attuali Podrecca di Scrutto, da non confondersi con i Podrecca di San Leonardo che vi arrivarono già nel Settecento ed ebbero inizio da Simone che era fratello di Michele, il nonno del nostro don Pietro e non il padre, come ho erroneamente scritto attingendo a fonti solitamente sicure. Il padre di don Pietro, si chiamava Pietro Leonardo, da cui ebbe origine il nome di famiglia Peter-adi, appunto.
Dalle pagine dello Status Animarum e del Libro dei battesimi della parrocchia di San Pietro, che mi sono stati gentilmente forniti da Graziano Podrecca, veniamo a sapere altre notizie su don Pietro. Innanzi tutto che fu battezzato lo stesso giorno della sua nascita come sta scritto (in latino) nel registro parrocchiale: «Il giorno 16 febbraio 1822 – Pietro figlio legittimo di Pietro, fu Michele Podrecca di San Pietro, e di sua moglie Teresa fu Simone Corincigh dello stesso luogo, nato oggi, alle 4 pomeridiane, fu battezzato da me p. Giacomo Faidutti V.[icario] C.[urato]. Padrino è stato Luca Gubana di San Pietro».
La pagina Status Animarum ci informa che don Pietro era il quinto dei sette figli di Pietro Leonardo e di Teresa Corincigh e ci fornisce i dati anagrafici del primo dei fratelli, quel don Michele nel quale mi sono imbattuto indagando sul catechismo sloveno tradotto dall’italiano allo sloveno e mandato alle stampe da un altro Podrecca, don Giuseppe, di cui ci occuperemo in seguito perché prima dobbiamo dare alcune notizie su don Michele.
Nato il 19 (o il 29) agosto 1801, si spense in età relativamente giovane il 12 agosto 1855, mentre ricopriva la carica di canonico custode del Capitolo di Cividale, come annotato nello Status Animarum. L’antica carica di custode, documentata già nel XIII secolo, fino al XVIII secolo comportava la cura delle anime della parrocchia del duomo e la fornitura di quanto serviva per la celebrazione delle sacre funzioni. Dall’Ottocento in poi il custode si occupò solo della pastorale coadiuvato da un cooperatore e da diversi altri sacerdoti. Come previsto dalle disposizioni allora vigenti, don Michele Podrecca venne nominato custode del Capitolo di Cividale nel 1850 dal sovrano austriaco su proposta dell’arcivescovo di Udine e rimase in carica fino alla morte (cfr. Mattaloni 2000: 51-76).
Non abbiamo altre notizie sulla formazione, gli studi e i precedenti incarichi ricoperti da don Michele, ma se fu scelto come custode del Capitolo di Cividale deve essere stato eminente per condotta morale e soprattutto per dottrina perché nel 1851 la curia udinese gli affidò l’incarico di revisionare il testo del catechismo che don Giuseppe Podrecca aveva tradotto in sloveno. Don Michele, che aveva già espresso verbalmente il suo parere all’arcivescovo, non riuscì a portare a termine l’incombenza di censore per motivi di salute. La notizia è confermata da una lettera nella quale il canonico cividalese Nicolò Tiossi scriveva all’arcivescovo che mons. Podrecca non poteva occuparsi della faccenda «essendogli proibita dal medico qualsivoglia seria occupazione: anzi per consiglio del medesimo, da alcuni giorni si è recato presso il suo fratello [don Pietro] Cappellano di Terzimonte onde vivere libero per qualche settimana da ogni grave pensiero» (Zuanella 1988: 3).
Prima di vedere come si concluse la vicenda legata alla stampa del primo catechismo sloveno della Benecia, scopriamo chi fu l’autore del testo.
Don Giuseppe Podrecca nacque il 1° marzo 1822 nella famiglia dei Nježaci a San Leonardo. Il padre si chiamava Michele, la madre Caterina Faidutti. Compì gli studi classici e teologici nel seminario Gorizia dove ebbe come compagni di corso giovani sloveni, italiani e croati dell’Istria. «Era il tempo in cui tra i popoli d’Europa, e quindi anche tra gli studenti di teologia di Gorizia, già covavano le idee del risveglio nazionale» (Marušič 2019: 16). Il 19 settembre 1846 fu consacrato sacerdote dall’arcivescovo di Gorizia, mons. Franc Ksaverij Lushin (1781-1854). Le prime esperienze pastorali lo portarono a Codromaz (Marušič ivi: 16) e a San Leonardo (Nazzi www.fauna31: 636); nel 1854 si trasferì nell’arcidiocesi di Gorizia.
Il giornale cattolico di Lubiana Zgodnja danica (4. 5. 1854, p. 80) salutò così il suo arrivo nel Goriziano: «Don Giuseppe Podrecca [Jožef Podrieka], un giovane sacerdote, che quest’anno si è trasferito dalla diocesi di Udine a quella di Gorizia, è stato nominato cooperatote a Ročinj nei pressi di Kanal. Mentre ancora pasceva le anime slovene nella diocesi di Udine, diede alle stampe qui a Gorizia un pregevole catechismo in bella lingua slovena […]. Ora possiamo annoverare tra i nostri questo bravo sacerdote e fervido sloveno. Di certo in base alle sue forze lavorerà con successo a favore di quanti gli sono affidati».
Don Giuseppe fu per oltre un anno (1854-1855) cappellano a Ročinj, nella Valle dell’Isonzo, poi per 22 anni, dal 1855 al 1877, vicario curato a Breginj / Bergogna (Caporetto / Kobarid) dove, oltre a svolgere con profonda dedizione il servizio pastorale, portò a termine la costruzione della nuova chiesa parrocchiale di San Nicolò, della quale lui stesso il 28 settembre 1858 benedì la prima pietra. Per vari motivi i lavori si protrassero fino al 1863, quando, il 12 aprile, domenica in albis, fu benedetta dal decano di Caporetto Andrej Jakše. La chiesa fu solennemente consacrata il 10 giugno 1866 dall’arcivescovo di Gorizia, mons. Andrej Gollmayr (1797-1893). Per far arrivare il materiale edilizio necessario per la costruzione della nuova chiesa don Podrecca di adoperò per la sistemazione della strada da Robič a Breginj che prima passava per Podbela e Sedlo.
Il secondo importante lavoro di don Podrecca fu l’ampliamento della chiesa cimiteriale di Santa Maria ad Nives che assunse le dimensioni attuali.
A Breginj don Giuseppe Podrecca si adoperò per la diffusione della frutticoltura: nel solo 1859 vi furono piantati mille meli, e portò a termine altre opere minori: ristrutturò la canonica (1869), acquistò un nuovo organo da una ditta di Bressanone (1872), costruì il nuovo cimitero sul Kladje che benedì lui stesso (1875).
Il 18 gennaio 1877 fu nominato parroco di Ajello del Friuli, dove rimase fino a marzo del 1879. Da quell’anno fino alla morte, avvenuta il 12 maggio 1886, fu parroco di Monfalcone. Aveva 64 anni (Zuanella PSBL). (8– continua)
Giorgio Banchig








