È lodevole l’impegno delle amministrazioni comunali di Lusevera e Taipana, in accordo con le famiglie degli alunni, per arrivare all’istituzione di asili e scuole elementari bilingui italiano-sloveno sul proprio territorio.
Non si tratta solamente di salvare i plessi scolastici comunali destinati alla chiusura dal prossimo anno scolastico, ma soprattutto di dare alle giovani generazioni l’opportunità di un’istruzione davvero europea e attualmente radicata.
Dal 1984 opera con notevole successo l’istituto bilingue di San Pietro al Natisone, diventato statale nel 2001. Il sesto comma dell’articolo 12 della legge di tutela degli sloveni prevede l’istituzione di altre scuole bilingui nei comuni della provincia di Udine nei quali la comunità slovena è presente e tutelata.
Ma è inutile illudersi: l’iter non sarà affatto agevole. Sicuramente, presto si materializzerà chi cercherà di mettere i bastoni tra le ruote — ricordate cosa successe per l'estensione dell’istruzione bilingue alle medie a San Pietro? — e la stessa legge di tutela non contempla «nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato».
In tempi di crisi e drastici tagli al bilancio, per le amministrazioni comunali di Lusevera e Taipana e le famiglie degli alunni, è una ragione in più per muoversi nella direzione della scuola bilingue con passi sicuri e con grande senso di responsabilità. Di certo, sarebbe più facilmente realizzabile una scuola con 75 alunni in luogo di due con 40 e 35 bambini per ognuna.
Stride, pertanto, la netta chiusura del primo cittadino di Lusevera, Guido Marchiol, all’idea di dar vita a un istituto comprensivo bilingue unico per entrambi i comuni richiedenti. Già anni fa era stata lanciata l’idea di accorpare le scuole di Vedronza e Taipana in un solo plesso bilingue. Era stata proposta la località di Monteaperta, ma l’ubicazione dovrebbe essere l’ultima delle preoccupazioni, se si vuole davvero la realizzazione del progetto.
Secondo Marchiol i genitori di Lusevera non approverebbero la scuola insieme a Taipana. Sarà anche vero, ma non è certo il momento dei campanilismi. Altrimenti i bambini andranno a Tarcento e Nimis.
Con grande gioia dichi si oppone alla salvaguardia della lingua e cultura slovena.
Lusevera e Taipana, ci vuole responsabilità
È lodevole l’impegno delle amministrazioni comunali di Lusevera e Taipana, in accordo con le famiglie degli alunni, per arrivare all’istituzione di asili e scuole elementari bilingui italiano-sloveno sul proprio territorio.
Non si tratta solamente di salvare i plessi scolastici comunali destinati alla chiusura dal prossimo anno scolastico, ma soprattutto di dare alle giovani generazioni l’opportunità di un’istruzione davvero europea e attualmente radicata.
Dal 1984 opera con notevole successo l’istituto bilingue di San Pietro al Natisone, diventato statale nel 2001. Il sesto comma dell’articolo 12 della legge di tutela degli sloveni prevede l’istituzione di altre scuole bilingui nei comuni della provincia di Udine nei quali la comunità slovena è presente e tutelata.
Ma è inutile illudersi: l’iter non sarà affatto agevole. Sicuramente, presto si materializzerà chi cercherà di mettere i bastoni tra le ruote — ricordate cosa successe per l'estensione dell’istruzione bilingue alle medie a San Pietro? — e la stessa legge di tutela non contempla «nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato».
In tempi di crisi e drastici tagli al bilancio, per le amministrazioni comunali di Lusevera e Taipana e le famiglie degli alunni, è una ragione in più per muoversi nella direzione della scuola bilingue con passi sicuri e con grande senso di responsabilità. Di certo, sarebbe più facilmente realizzabile una scuola con 75 alunni in luogo di due con 40 e 35 bambini per ognuna.
Stride, pertanto, la netta chiusura del primo cittadino di Lusevera, Guido Marchiol, all’idea di dar vita a un istituto comprensivo bilingue unico per entrambi i comuni richiedenti. Già anni fa era stata lanciata l’idea di accorpare le scuole di Vedronza e Taipana in un solo plesso bilingue. Era stata proposta la località di Monteaperta, ma l’ubicazione dovrebbe essere l’ultima delle preoccupazioni, se si vuole davvero la realizzazione del progetto.
Secondo Marchiol i genitori di Lusevera non approverebbero la scuola insieme a Taipana. Sarà anche vero, ma non è certo il momento dei campanilismi. Altrimenti i bambini andranno a Tarcento e Nimis.
Con grande gioia dichi si oppone alla salvaguardia della lingua e cultura slovena.
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