1 Dicembre 2022 / 1. december 2022

Župani proti rezu 400.000 evrov
400.000 euro in meno, no dei sindaci

Colti di sorpresa dalla decisione della Commissione regionale consultiva per la minoranza linguistica slovena, che ha proposto di ridurre da 900 mila a 500 mila euro i fondi destinati dalla legge 38/01 allo sviluppo economico e sociale del territorio della provincia di Udine nei quali si parla lo sloveno, gli aministratori locali di Valcanale, Resia e Benecia meditano una forte azione politica per chiedere a Giunta e Consiglio regionale di non operare il pesante taglio. Quella della Commissione è, infatti, una proposta e l’ultima parola in proposito spetta al governo e all’assemblea legislativa del Friuli Venezia Gulia.

Molti sindaci, assessori e consiglieri comunali fanno notare come non siano venute meno le ragioni che l’anno scorso avevano portato tutti i componenti della provincia di Udine della Commissione consultiva a chiedere un aumento ed una stabilizzazione della dotazione annuale a 1.000.000 di euro dei fondi previsti dall’Art. 21 della L. n. 38/01, in quanto, vista la vastità del territorio rappresentato ed i suoi articolati problemi, l’importo definito oltre venti anni fa dalla legge di tutela pari a 1.000.000.000 di lire (516.000,00 euro annui), oggi non risulta essere più adeguato alle aspettative. Tanto più in un periodo di forte crisi economica.

Quelle risorse finanziarie, gestite dalle Comunità di montagna, permettono di finanziare interventi nel comparto economico, di aiutare le aziende agricole e forestali, di eseguire lavori di pubblica utilità, di sostenere progetti nei settori scolastico, sociale e turistico.

Il disappunto è reso ancora più forte dalla constatazione che i 400 mila euro tolti a Valcanale, Resia e Benecia andrebbero dirottati ad altre realtà. Non a caso, il presidente della Comunità di montagna del Canal del Ferro e della Valcanale, Fabrizio Fuccaro, aveva dichiarato che «la questione dell’immediato impiego dei fondi implementati l’anno scorso mi sembra un pretesto per dirottarli fuori dai nostri territori».