29 Gennaio 2021 / 29. januar 2021

Vaccinarsi anche contro il tiranno Pil
Cepiti se moramo tudi proti BDP, ki nam vlada

Dalla Liguria: «Per quanto ci addolori ogni singola vittima del Covid 19, dobbiamo tenere conto di questo dato: solo ieri (1. 11. 2020, ndr.) tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate» (tweet del presidente della Regione).

Dalla Lombardia: «Contributo che le Regioni danno al Pil, mobilità, densità abitativa e zone più colpite dal virus: sono questi i quattro parametri che il vice presidente e neo assessore al Welfare della Regione Lombardia avrebbe chiesto di tenere in considerazione per la ripartizione dei vaccini anti-Covid, con una lettera alcommissario Arcuri».

Mi immagino cosa possano pensare, prevedere, temere, – magari an- che indignarsi? – le popolazioni delle periferie povere, scarnificate dall’emigrazione,debilitate dal numero di anni sopportati sull’ingobbito groppone, semiabbandonateed escluse dai diritti essenziali… E penso anoi, popolo dei monti

e delle valli della Benecìa, da Prepotto a Tarvisio, sacrificato in ragione del proprio «pil» – scritto minuscolo perché ridicolo –, «ricco» di improduttività, di stato civile vedovo, anziano, pensionato, disoccupato, inabile, malato. Ma vale proprio la pena star dietro a gente che, osservata dal monocolo lombardo o ligure, – ma, perché no, anche dal Nordest, viste le tendenze – si presenta così magra di Pil, così pensionata, così priva di densità abitativa, così poco indispensabile allo sforzo produttivo?

Il detto monocolo – denaro e produttività – non è certo una invenzione recente, tutt’altro. Ha una storia millenaria, usato ed abusato dai potenti, da coloro che per la loro posizione dominante potevano disporre delle sorti dei più deboli. Sarà solo una leggenda tramandata dai tempi dell’antica Sparta, secondo cui gettandoli nel vuoto dalle rupi del monte Taigeto la società di allora si liberava del fardello dei bimbi disabili, non rispondenti ai canoni sanitari ed efficientistici d’allora. E qui mi si permetta un inciso: oggi non v’è la crudezza del gesto plateale da una rupe, ma succede che dei bimbi disabili, e anche semplicemente «bimbi», ce ne liberiamo ancora non nati. Ma torniamo al monocolo. Lo vedo sotto la scriminatura del ciuffo del Führer che discrimina dal suo bunker chi ha diritto di vivere o meno tra gli utili, finché tali e gli inutili; tra i razzisticamente puri e gli impuri. E non è che più vicino a noi, tra noi, quel triste monocolo non abbia orientato ed ancora orienti scelte politico-sociali altrettanto riprovevoli.

Chi, dunque, va salvato per primo, per chi si chiede platealmente la prioritaria vaccinazione? Chi merita di mettersi in fila tra i primi per il fatidico vaccino anti Covid? Torna sempre a galla la priorità del Pil, ciò che questa sigla rappresenta nella mente dei più: il prodotto, l’efficienza. Non come e a che prezzo umano il prodotto viene realizzato; non il fine ultimo del prodotto allo scopo del benessere comune; ma il prodotto in sé, come parametro dello sviluppo del genere umano.

Non voglio sprecare molte parole su questo argomento, ma mi rendo conto che il solo fatto che, oggi, – quando ci si riempie la bocca di buoni propositi, di attenzioni da dedicare ai più deboli, di responsabilità

dei gestori del bene pubblico verso tutte le componenti della comunità umana, verso tutte le fasce sociali indipendentemente dal censo, dal colore della pelle, dal credo religioso e politico e quant’altro – che oggi, ripeto, si spacci spudoratamente come credute legittime richieste di precedenze da dare ai territori e alle società più ricche ed opulente, vuol dire che ben poco rimane realmente del creduto progresso sociale, umano, culturale a cui l’umanità dovrebbe aspirare. Ho sentito, ascoltato in diretta con passione le parole di Joe Biden, il neoeletto presidente degli Stati Uniti, apprezzandolo come un potente e provvidenziale antivirus, antidoto all’epidemia globale diffusa con insensato impegno dal suo predecessore «The Donald». Se alle parole seguiranno scelte coraggiose e azioni concrete si potrà sperare in un effetto domino e in una certa immunità di gregge nei confronti dei nemici elencati da Biden: discriminazioni razziali, disuguaglianze, rancori, odi di classe, violenze, ingiustizie, violenze alla natura e al pianeta.

Ho ascoltato anche i propositi che il nostro primo ministro, Giuseppe Conte, ha elencato presentandosi alla Camera e al Senato, apprezzandone il richiamo al dovere di tutelare i deboli, le classi sociali svantaggiate e tra queste anche le minoranze linguistiche. Ci saremo anche noi, sloveni di periferia tra coloro che possono aspirare ad una qualche attenzione? Forse sì, ma sarebbe un clamoroso fiasco se proprio noi rimanessimo inerti nelle nostre istituzioni, nelle amministrazioni comunali e sovracomunali, nelle nostre scelte politiche autolesioniste e incapaci di gestire il terriotrio etnicamente tutelato per legge dello Stato (la 38-2001).

La domanda fatidica sta proprio qui: ammesso e concesso che vi siano mezzi finanziari straordinari a disposizione, sarà capace la nostra compagine amministrativa di progettare, proporre e sostenere degli interventi comuni per far non morire quanto resta della nostra comunità? A guardare come le somme a disposizione vengono sprecate senza dei progetti validi e prospetticamente produttivi verrebbe da dire: «Buog nam pomaj!».