A S. Pietro al Natisone/Špietar la zona che si estende dalla chiesa verso il Natisone, quella delle scuole, non appare in tutta la sua ampiezza di spazi se non percorrendola a piedi, magari sotto il sole di un 10 settembre che nulla aveva da invidiare ad un luminoso sabato agostano. È stato lo stesso ministro della vicina Repubblica di Slovenia, Boštjan Žekš, il quale cura gli interessi degli sloveni confinanti e di quelli dispersi per il mondo, che ha evidenziato nel suo intervento l'esplosione di colori che la natura offriva, dall'azzurro del cielo, al verde dei boschi, al bianco dei fabbricati… Ciò, per mettere ancor più in evidenza il giallo sfolgorante del nuovo autobus per il trasporto degli alunni della scuola bilingue valligiana, praticamente donato dalla Slovenia al locale Zavod za slovensko izobraževanje/Istituto per l'istruzione slovena.
L'ha detto lui stesso: è stato un intervento economico difficile in relazione alle dotazioni finanziarie del Ministero, ma facile in considerazione della sua utilità. Un investimento sicuro, perché messo in buone mani.
Il ministro, attorniato da altre autorità, è intervenuto per l'inaugurazione di questo mezzo, indispensabile alla scuola, perché possa convogliare in comodità e sicurezza nel centro bilingue i piccoli cittadini italiani le cui famiglie han capito il senso culturale, civile e formativo dell'opzione educativa bi-plurilingue. L'opzione «in più» che orienta il ragazzo in età evolutiva verso orizzonti privi di chiusure, di confini e di discriminazioni.
Credo siano in pochi — non i miei lettori — quelli che non han sentito o letto dei problemi in cui si dibatte la scuola bilingue sloveno/italiano: sfrattata dal fabbricato che aveva in uso, verificatosi privo di sicurezza antisismica, alloggiata in locali «di fortuna» angusti e tutt'altro che funzionali. E qui sta il punto. Le lotte civili, ma ferme e partecipate, da parte dei genitori per ottenere il diritto allo studio per i propri figli hanno portato a frutti positivi tra le autorità scolastiche ed amministrative.
L'impensabile si è verificato invece lì, a S. Pietro/Špietar: l'amministrazione locale si è dimostrata non insensibile, ma contraria, nel tentativo di «evitare la promiscuità» tra i ragazzi sulla base della scelta linguistica. Eppure i 220 alunni della bilingue «vivono» le loro giornate assieme a quelli della «monolingue» e le scuole sono entrambe «dello Stato». E non della Slovenia, ma dell'Italia! Misteri della politica e dell'animo umano, quando perde i parametri di riferimento al valore della persona umana.
Immagino il bus giallo, sulle cui fiancate spicca la scritta «Scuolabus/Šolabus», in viaggio per le strade beneciane e cividalesi, testimonianza di un'evoluzione positiva e segno di confini abbattuti, di aperture impensabili ai tempi dell'erezione di «muri» non solo berlinesi. Qualcuno parlerà ancora di intrusione della Slovenia nelle faccende beneciane, ma lasciamoli dire. Io evidenzierei quest'atto di responsabilità e generosità di contribuenti sloveni, che non stanno certo meglio di quelli italiani, in contrapposizione alla grettezza medioevale di frange valligiane.
Ma mi si conceda anche un appunto agli organizzatori locali dell'inaugurazione del nuovo bus. Per me e per molti altri beneciani, sebbene non sia il caso di mischiare sacro e profano, con un minimo di sensibilità per le tradizioni locali: qualche goccia di acqua santa non avrebbe stonato affatto.
Uno scuolabus testimone di confini abbattuti
A S. Pietro al Natisone/Špietar la zona che si estende dalla chiesa verso il Natisone, quella delle scuole, non appare in tutta la sua ampiezza di spazi se non percorrendola a piedi, magari sotto il sole di un 10 settembre che nulla aveva da invidiare ad un luminoso sabato agostano. È stato lo stesso ministro della vicina Repubblica di Slovenia, Boštjan Žekš, il quale cura gli interessi degli sloveni confinanti e di quelli dispersi per il mondo, che ha evidenziato nel suo intervento l'esplosione di colori che la natura offriva, dall'azzurro del cielo, al verde dei boschi, al bianco dei fabbricati… Ciò, per mettere ancor più in evidenza il giallo sfolgorante del nuovo autobus per il trasporto degli alunni della scuola bilingue valligiana, praticamente donato dalla Slovenia al locale Zavod za slovensko izobraževanje/Istituto per l'istruzione slovena.
L'ha detto lui stesso: è stato un intervento economico difficile in relazione alle dotazioni finanziarie del Ministero, ma facile in considerazione della sua utilità. Un investimento sicuro, perché messo in buone mani.
Il ministro, attorniato da altre autorità, è intervenuto per l'inaugurazione di questo mezzo, indispensabile alla scuola, perché possa convogliare in comodità e sicurezza nel centro bilingue i piccoli cittadini italiani le cui famiglie han capito il senso culturale, civile e formativo dell'opzione educativa bi-plurilingue. L'opzione «in più» che orienta il ragazzo in età evolutiva verso orizzonti privi di chiusure, di confini e di discriminazioni.
Credo siano in pochi — non i miei lettori — quelli che non han sentito o letto dei problemi in cui si dibatte la scuola bilingue sloveno/italiano: sfrattata dal fabbricato che aveva in uso, verificatosi privo di sicurezza antisismica, alloggiata in locali «di fortuna» angusti e tutt'altro che funzionali. E qui sta il punto. Le lotte civili, ma ferme e partecipate, da parte dei genitori per ottenere il diritto allo studio per i propri figli hanno portato a frutti positivi tra le autorità scolastiche ed amministrative.
L'impensabile si è verificato invece lì, a S. Pietro/Špietar: l'amministrazione locale si è dimostrata non insensibile, ma contraria, nel tentativo di «evitare la promiscuità» tra i ragazzi sulla base della scelta linguistica. Eppure i 220 alunni della bilingue «vivono» le loro giornate assieme a quelli della «monolingue» e le scuole sono entrambe «dello Stato». E non della Slovenia, ma dell'Italia! Misteri della politica e dell'animo umano, quando perde i parametri di riferimento al valore della persona umana.
Immagino il bus giallo, sulle cui fiancate spicca la scritta «Scuolabus/Šolabus», in viaggio per le strade beneciane e cividalesi, testimonianza di un'evoluzione positiva e segno di confini abbattuti, di aperture impensabili ai tempi dell'erezione di «muri» non solo berlinesi. Qualcuno parlerà ancora di intrusione della Slovenia nelle faccende beneciane, ma lasciamoli dire. Io evidenzierei quest'atto di responsabilità e generosità di contribuenti sloveni, che non stanno certo meglio di quelli italiani, in contrapposizione alla grettezza medioevale di frange valligiane.
Ma mi si conceda anche un appunto agli organizzatori locali dell'inaugurazione del nuovo bus. Per me e per molti altri beneciani, sebbene non sia il caso di mischiare sacro e profano, con un minimo di sensibilità per le tradizioni locali: qualche goccia di acqua santa non avrebbe stonato affatto.
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