Niente di nuovo sul fronte della ricerca di una sistemazione unitaria, dignitosa e veloce della scuola bilingue di San Pietro al Natisone, costretta alla «diaspora» dopo lo sgombero per motivi di sicurezza della vecchia sede di viale Azzida.
O, meglio, sono state riaccreditate le tre ipotesi ventilate in un primo tempo: un prefabbricato da realizzare nell’area della vecchia sede, che andrebbe demolita, una scuola nuova nell’area del Centro studi, trasferimento nei comuni vicini. Le prime due, a causa del lungo tempo per il reperimento dei fondi e la loro realzzazione, non paiono percorribili se non nell’ipotesi (o volontà?) di mantenere la diaspora con i relativi disagi, la precarietà, l’incertezza, i riflessi negativi sulla didattica; la terza penalizzerebbe ancora di più un’istituzione che nei lunghi anni della sua attività ha arricchito l’offerta didattica delle Valli del Natisone e non solo.
La soluzione più semplice, meno dispendiosa, definitiva e più rapida — la ristrutturazione della casa dello studente di San Pietro — sembra non avere più credito, almeno negli ambienti dell’amministrazione comunale che, come emerso nel corso del recente consiglio comunale, opterebbe in un primo momento per una soluzione “provvisioria”, e cioè la costruzione di un prefabbricato, che però potrebbe ospitare solo la scuola materna ed elementare, mentre la media sarebbe “distaccata” nelle vecchie magistrali, e come approdo definitivo la costruzione di una nuova struttura.
Le due soluzioni, a parte il tempo di realizzazione e i costi (quelli del prefabbricato si aggiunferebbero a quelli della nuova struttura), non vengono certamente incontro alle attese dei genitori, del consiglio di istituto e della direzione della scuola che vedono nel trasferimento della bilingue nella casa dello studente una soluzione rapida, ottimale e definitiva. La loro proposta è stata accolta positivamente da esponenti del mondo politico e scolastico ed è approdata anche presso i competenti organismi regionali che, assieme ad altri enti ed istituzioni, avrà la responsabilità di decidere in materia.
Ora il problema più urgente è che una decisione arrivi in tempi brevi e prospetti una soluzione stabile e definitiva. È risaputo che la fretta è cattiva consigliera, ma in questo caso i rinvii e i ripensamenti non farebbero altro che aggravare la situazione a scapito, in primo luogo, degli alunni e delle loro famiglie e, poi, dell’immagine degli enti che sono chiamati a dare risposte.
Per questi ultimi si presenta l’occasione di dimostrare le loro capacità operative e il loro apprezzamento, con i fatti, della scuola bilingue.
Una soluzione stabile per la bilingue
Niente di nuovo sul fronte della ricerca di una sistemazione unitaria, dignitosa e veloce della scuola bilingue di San Pietro al Natisone, costretta alla «diaspora» dopo lo sgombero per motivi di sicurezza della vecchia sede di viale Azzida.
O, meglio, sono state riaccreditate le tre ipotesi ventilate in un primo tempo: un prefabbricato da realizzare nell’area della vecchia sede, che andrebbe demolita, una scuola nuova nell’area del Centro studi, trasferimento nei comuni vicini. Le prime due, a causa del lungo tempo per il reperimento dei fondi e la loro realzzazione, non paiono percorribili se non nell’ipotesi (o volontà?) di mantenere la diaspora con i relativi disagi, la precarietà, l’incertezza, i riflessi negativi sulla didattica; la terza penalizzerebbe ancora di più un’istituzione che nei lunghi anni della sua attività ha arricchito l’offerta didattica delle Valli del Natisone e non solo.
La soluzione più semplice, meno dispendiosa, definitiva e più rapida — la ristrutturazione della casa dello studente di San Pietro — sembra non avere più credito, almeno negli ambienti dell’amministrazione comunale che, come emerso nel corso del recente consiglio comunale, opterebbe in un primo momento per una soluzione “provvisioria”, e cioè la costruzione di un prefabbricato, che però potrebbe ospitare solo la scuola materna ed elementare, mentre la media sarebbe “distaccata” nelle vecchie magistrali, e come approdo definitivo la costruzione di una nuova struttura.
Le due soluzioni, a parte il tempo di realizzazione e i costi (quelli del prefabbricato si aggiunferebbero a quelli della nuova struttura), non vengono certamente incontro alle attese dei genitori, del consiglio di istituto e della direzione della scuola che vedono nel trasferimento della bilingue nella casa dello studente una soluzione rapida, ottimale e definitiva. La loro proposta è stata accolta positivamente da esponenti del mondo politico e scolastico ed è approdata anche presso i competenti organismi regionali che, assieme ad altri enti ed istituzioni, avrà la responsabilità di decidere in materia.
Ora il problema più urgente è che una decisione arrivi in tempi brevi e prospetti una soluzione stabile e definitiva. È risaputo che la fretta è cattiva consigliera, ma in questo caso i rinvii e i ripensamenti non farebbero altro che aggravare la situazione a scapito, in primo luogo, degli alunni e delle loro famiglie e, poi, dell’immagine degli enti che sono chiamati a dare risposte.
Per questi ultimi si presenta l’occasione di dimostrare le loro capacità operative e il loro apprezzamento, con i fatti, della scuola bilingue.
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